venerdì 20 maggio 2016

La reincarnazione degli Envy on the Coast


Quando a Casey Crescenzo dei The Dear Hunter nelle sue prime interviste veniva posta la classica domanda su quale band apprezzasse al momento, gli Envy on the Coast erano sempre tra i primi ad essere menzionati e non solo perché avevano condiviso con loro alcuni tour, ma traspariva vera e propria stima da parte di Crescenzo. Solo per dire, gli Envy on the Coast nel tempo si sono ritrovati nei palchi accanto a Thirty Seconds to Mars, Taking Back Sundays, The Receiving End of Sirens, The Fall of Troy e molti altri.

La band si presentava con Ryan Hunter (voce) Brian Byrne (chitarra) Sal Bossio (chitarra, tastiere), Jeremy Velardi (basso) e con vari ricambi per quanto riguarda la batteria dopo la fuoriuscita di Dan Gluszak nel 2009. Nel 2010 avvenne la separazione del gruppo e i membri si sono dedicati in seguito ad altri progetti: Hunter e Byrne hanno proseguito nei NK per poi dividersi ancora: Hunter si è occupato di un progetto solista di R&B e elettronica minimale chiamato 1st Vows, mentre Byrne è adesso alle prese con il moniker The Hand That Wields It del quale uscirà a breve un primo EP. Dall'altro lato Bossio e Gluszak si sono ritrovati e hanno formato gli Heavy English con connotazioni simili, ma più accessibili, agli Envy on the Coast.

Tornando agli Envy on the Coast, dopo un primo omonimo EP, hanno prodotto soltanto due album con i quali però sono riusciti a lasciare il segno. L'esordio è fulminante con Lucy Gray nel 2007 e, per capire di quale stima godesse il gruppo, si pensi che l'album conta come ospiti Anthony Green dei Circa Survive (nel brano The Gift of Paralysis) e Daniel Nigro degli As Tall As Lions (nei brani (X) Amount of Truth e "...Because All Suffering is Sweet to Me...", oltre a sfoggiare un artwork ad opera di Drew Roulette dei Dredg. Lanciato dai singoli Sugar Skulls e Mirrors, entrambi segnati da un'andatura pop punk che non rende a pieno le sfumature hardcore della band, Lucy Gray mostrava una band capace di segnare dei veri e propri classici per il genere come il già citato cavallo da battaglia The Gift of Paralysis e poi If God Smokes Cheap Sigars, Tell Them That She's Not Scared e Vultures e allo stesso tempo di immergersi in ballate soft come Starving Your Friends per piano solo e Lapse per sola chitarra che, poste nella tracklist una di seguito all'altra, formano un dittico da atmosfera raccolta.



Il secondo e ultimo album, Lowcountry (con la copertina questa volta curata da Justin Beck dei Glassjaw), era alquanto differente: uno strano ibrido tra post hardcore e southern rock che avrebbe potuto accontentare un pubblico trasversale che va dall'hard rock all'heavy metal, dal blues allo stoner rock, ma la sostanza deflagrante rimaneva invariata. La voce di Hunter era potente come non mai nell'introduttiva Death March on Two, Ready?, mentre la chitarra di Byrne sposava un sound polveroso e rauco più incline ai Led Zeppelin che non agli At the Drive-In. Un cambio di prospettiva inaspettato che comunque ha mantenuto il livello qualitativo altissimo e un sound compatto e originale che rimane costante per tutta la durata, tanto che anche le quattro bonus tracks presenti nell'edizione deluxe di Lowcountry sono pezzi di prima scelta.



Le voci che gli Envy on the Coast potessero tornare insieme sono state alimentate da un video di uno show dei 1st Vows avvenuto i primi di maggio e postato sulla loro pagina Facebook, dove Hunter e Byrne durante il bis hanno suonato due canzoni degli Envy on the Coast. La risposta da parte dei fan è stata così calorosa che il 17 maggio i due hanno dato l'annuncio ufficiale di una reunion degli Envy on the Coast per tre date in agosto: a New York, Long Island (la loro città natale) e Boston. La notizia non sarà importante come la reunion degli At the Drive-In, però la segue subito a ruota in quanto gli Envy on the Coast sono stati tra i gruppi post hardcore più importanti nel circuito alternativo statunitense dello scorso decennio. E anche qui c'è stato un colpo di scena perché subito dopo l'annuncio, Bossio, in uno statement nella sua pagina Facebook, ha fatto sapere che lui, Velardi e Gluszak non faranno parte della reunion. In effetti, Hunter e Byrne non hanno dichiarato esplicitamente che si sarebbe trattato di una reunion, limitandosi a pubblicare le date con il nome della band e replicando proprio ieri che nella didascalia al video postato si faceva cenno al fatto che, per ora, il meglio che avrebbero potuto fare loro due per riportare in vita lo spirito degli Envy on the Coast è suonare le canzoni della band insieme ad altri musicisti. Comunque sia, ne è nato un equivoco la cui storia completa potete leggere qui e dove i due musicisti vedono questa nuova partenza non come una reunion, ma come una reincarnazione.

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