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domenica 19 marzo 2023

Dutch Uncles - True Entertainment (2023)


E' riconosciuto statisticamente come il pop ricopra il ruolo di primo piano tra i generi musicali, non a caso diminutivo di "popular", quindi si può dedurre quanto sia più semplice per una band che ricade in tali dettami arrivare al pubblico in modo immediato. Eppure è buffo constatare il fatto che appena qualcuno cerca di rendere il pop più avventuroso, anche in maniera lieve e non traumatica, ecco che immediatamente l'ascoltatore ne prende le distanze. I Dutch Uncles ricadono proprio in questa categoria, una band che nella sua carriera quasi quindicennale ha da sempre trattato il pop come una materia non vacua e sciocca, ma intelligente e stimolante, quindi di conseguenza relegati a mero culto.

Ad esempio, in questi sei anni di silenzio che sono intercorsi da Big Balloon a True Entertainment non credo che in molti si fossero accorti della loro lunga assenza dalle scene. Ed è un peccato poiché i Dutch Uncles meriterebbero di più. Come altre band tipo Field Music, Outfit (entrambi compagni d'etichetta guarda caso) e Everything Everything, fanno parte di quella schiera di intellettuali del pop in cui il prefisso "art" non è mai stato così pertinente e che in passato fu ben rappresentata dagli XTC. 

Con True Entertainment il quartetto di Manchester torna un po' al suo periodo intermedio (quello di Cadenza e Out of Touch in the Wild), lasciando le pulsioni math funk rock di Big Balloon in favore di trame guidate da elettronica, tastiere, synth e sequencers, dedicandosi a schemi compositivi che seguono i modelli del minimalismo e della reiterazione. L'album appare così molto immerso nelle tipologie della new wave anni '80, ma potete stare certi che i Dutch Uncles non lo fanno per cavalcare la moda del momento, dato che già erano su tale traiettoria fin dagli esordi, prima che tutto ciò fosse di tendenza. In quest'ottica l'album, in alcuni episodi come il singolo Tropigala (2 to 5), si rivela un po' troppo diretto e privo di quelle idee stimolanti che fluttuano sottotraccia per aggiungere propulsione e anima ai pezzi. Comunque rimangono ancora capaci di regalare un buon mix di pop ed esotismo post wave che li rende sempre riconoscibili e con una propria personalità.

sabato 30 maggio 2020

Dutch Uncles - Live at Old Granada Studios (2020)


A pochi giorni dalla pubblicazione di Big Balloon, nel febbraio 2017, i Dutch Uncles si esibirono in un set promozionale dal vivo di circa 30 minuti tenuto all'Old Granada Studios, al cospetto di un pubblico ristretto, filmando e registrando tutto. Il live fu reso pubblico quasi immediatamente in formato video su YouTube, però ancora non era comparsa una versione audio ufficiale. I Dutch Uncles in questi giorni di lockdown devono aver pensato a questa carenza e all'ipotesi di realizzarlo anche in tale formato e da alcuni giorni il Live at Old Granada Studios è disponibile su Bandcamp, scricabile anche in modo gratuito. Il set prevedeva per lo più estratti da Big Balloon come è comprensibile, con in aggiunta la cover di Stay dei The Blue Nile.



giovedì 16 febbraio 2017

Dutch Uncles - Big Balloon (2017)


Proprio come i Field Music, gli Everything Everything o gli Outfit, il quartetto di Manchester Dutch Uncles ha una visione del tutto personale di quello che si può definire pop rock. La loro formula è quella, non banale, di tessere trame molodiche oblique, magari con qualche influsso preso dall'elettronica moderna e retro, spesso con l'ausilio di tempi spezzati che pongono l'enfasi sulla ritmica. Ed è proprio quest'ultimo fattore che il bassista e principale autore Robin Richards ha pensato di porre in evidenza nel quinto album in studio della band dal titolo Big Ballon. E' il suo basso a tenere banco nella strepitosa e coinvolgente title-track che apre il disco e da qui in avanti il suo motore propulsivo non si ferma un attimo preso in un upbeat continuo e vorticoso che si propaga, con più o meno forza, per tutte le dieci tracce. Anzi, la tensione diviene ancora più serrata nell'indie rock cubista di Baskin' e, mentre si fanno strada i singhiozzi ritmici sottolineati anche dal canto di Duncan Wallis, si arriva al groove sincopato di Same Plane Dream al limite del tardo prog ibrido di fine carriera dei Gentle Giant, rimarcato nelle acustiche arie da camera di Achameleon o nelle trame patinate di Overton.

L'album è comunque il più veloce, il più vivo e vivace prodotto sinora dai Dutch Uncles, una band che nel corso della propria carriera non ha mai nascosto le sue inclinazioni verso un art pop che includesse elettronica e chitarre talmente affilate da sembrare un connubio tra post punk e retro wave. In questo, Big Balloon è molto simile allo scoppiettante esordio Dutch Uncles del 2009, ma qualcuno ha tirato in ballo accostamenti anche alle più sofisticate canzoni barocche di David Bowie e di David Byrne. I Dutch Uncles hanno però dalla loro il fatto di non sembrare dei tipi che se la tirano o che si sforzino di apparire per forza degli aristocratici del pop sperimentale (una cosa che si poteva respirare nella collaborazione Byrne/St.Vincent), ma semplicemente a loro viene naturale suonare così e il divertimento che si percepisce su Oh Yeah è genuino altrettanto quanto l'electro funk di Sink e Combo Box. E credo che il pregio maggiore di Big Balloon sia far riconoscere che nulla è forzato, artefatto o artificiale secondo canoni pre-impostati: questo è art pop nella sua essenza più pregevole.