giovedì 30 luglio 2015

Intervista con i Failure

 
Intervista e traduzione a cura di Francesco Notarangelo


Dopo 19 anni di silenzio discografico - tanti ne sono passati dal seminale Fantastic Planet - i Failure si sono uniti nuovamente nel 2013, annunciando un nuovo album che si è concretizzato il 30 giugno scorso con il titolo di The Heart is a Monster.

In 19 anni li abbiamo visti impegnati con Autolux, On e Year of Rabbit, ma niente di paragonabile ai suoni spaziali dei Failure. N on è il cuore ad essere un mostro, sono i Failure ad esserlo e l’ultimo album ne è la prova!



Come sono nati i Failure? Chi ha inspirato la vostra musica?

Ken: Io e Greg c'incontrammo quando Greg rispose ad un annuncio che scrissi su di un giornale locale per un bassista. Mi sembra di ricordare che amavamo i Cure, Siouxie and the Banshees .. a quel tempo ascoltavo molta musica oscura..devono essere stati i tempi!


Posso sapere perché i Failure si sciolsero?

Ken: la droga ebbe il sopravvento su tutto…diversi problemi!


Come nacque il desiderio e l'idea di riformare i Failure?

Ken: la sobrietà e sicuramente l'avere figli della stessa età ha contribuito che io e Greg tornassimo ad essere amici. Poi iniziammo a riprovare nel mio studio.


Com'era l'atmosfera di lavorare di nuovo insieme dopo tutti questi anni?

Ottima... specialmente suonando il vecchio materiale.,. era come imparare ad andare in bici di nuovo!


Com'è cambiato il modo di suonare e registrare insieme dal primo album, Comfort, all'ultimo The Heart is a Monster?

I modi di suonare e registrare sono rimasti piuttosto semplici e simili da Fastastic Plaet a The Heart is A Monster dove le canzoni nascevano in maniera del tutto spontanea. Invece, per Comfort e Magnified abbiamo usato il normale processo: scrivere ed incidere demo per poi rinchiudersi in uno studio con un ingegnere del suono.


Molto interessati e fantasiosi sono i vostri artwork. chi li disegna? E come scegliete i titoli?

Ken: per tutti e quattro gli album le immagini sono state scelte insieme in maniera del tutto casuale. Credo che sapessimo già prima cosa volessimo fare. Greg può risponderti in maniera più appropriata riguardo i titoli, quindi giro a lui la tua domanda.

Greg: quando lavoro ad un album, sembro avere sempre un'idea chiara del titolo che vado a scegliere e non c'è alcun altra opzione. Lo so per certo e non posso spiegarti perché. Per The Heart is a Monster fu lo stesso, ma il significato era così chiaro che resistetti per un attimo. Comfort, Magnified e Fantastic Planet dovevano rappresentare la giusta ironia del titolo che l'ultimo album, ovviamente, non possiede. E' un concetto ambiguo ma universalmente applicabile. Il cuore ha un unico significato, a volte è egoista pure nella sua bontà...a volte ci affidiamo a questo aspetto tralasciando le conseguenze e l'intelletto...ciò può condurre a risultati belli ma sicuramente terribili.





Come nascono le vostre canzoni?

Greg: per me i testi trovano la loro energia in un momento particolare della mia vita e, credo, che ci sia sempre questa confusione di fondo, ma Fantastic Planet e The Heart is a Monster sono entrambi caratterizzati da sconvolgimenti personali molto importanti dai quali sono riuscito a prendere le distanze.


Preferisci incidere un album solista o suonare con i Failure?

Greg: non ho inciso un album solista. E' sicuramente una sfida affascinante, ma io sono molto consapevole dei vantaggi della collaborazione e nei Failure è molto evidente come io e Ken ci completiamo a vicenda. E' una cosa rara molto rara e che lascia molto tempo libero, senza obblighi, ma con la consapevolezza che torneremo a suonare solo quando non riusciremo più a controllare la nostra ispirazione. Molto spesso tutto accade senza un reale scambio di parola.


A chi vi rivolgete ora? Voglio dire.. il vostro pubblico è quello degli anni '90 oppure è cambiato?

Il pubblico è cambiato radicalmente... gran parte di esso non era neppure nato quando abbiamo inciso Fantastic Planet.


Qual è stata la vostra reazione una volta scoperto che i Perfect Circle avevano inciso una cover di The Nurse Who Loved Me e i Cave In una di Magnified?

E' magnifico scoprire che certi tuoi coetanei conoscono la tua musica e fanno una cover. Ricordo però anche molto bene il fastidio provato quando sentii la cover di The Nurse Who Loved Me...probabilmente dovuto all'uso di droga e forse perchè ritenevo che una canzone del genere dovesse essere fatta da gente come Barbara Streisand, Carly Simon e Taylor Swift.


Quali sono le canzoni che preferite suonare durante i concerti?

In questo momento mi diverto tantissimo a suonare le nuove canzoni, ma mantiene sempre un certo fascino suonare opere come Smoking Umbrellas, Small Crimes e Heliotropic.


E qualcosa in acustico avete mai pensato di suonarlo?

Fino a quando le canzoni saranno considerate valide, credo proprio che potremo sperimentare nuove forme come ad esempio quella acustica.


I vostri programmi futuri?

Proprio in questo momento siamo in un tour di due mesi per il Nord America. Speriamo poi di continuare e specialmente di riuscire a sbarcare anche in Inghilterra e in Europa per avvicinarci ancora di più con i nostri fan.


www.failureband.com

lunedì 27 luglio 2015

ECHOLYN - I Heard You Listening (2015)


Nel suo "ghetto of beautiful things" (cit. Kevin Gilbert) il progressive rock come genere, specialmente quello sorto a partire dalla seconda ondata degli anni '80 in poi, ha attirato su di sé una quantità spropositata di insulti e disprezzo dalla stampa musicale tra i quali quello di non avere una propria identità, il che forse, negli ultimi anni, potrebbe anche essere un'affermazione non del tutto sbagliata. Come sempre, però, la moltitudine di proposte non è esente da eccezioni e una di queste porta il nome di echolyn. Già a suo tempo, nel 1995, il tastierista Chris Buzby in una bella intervista su Rockerilla affermò: "Capisco la gente quando dice: sembri, mi ricordi...è umano tutto questo. Mi puoi ricordare un tipo, ma non sei lui. Una memoria è una cosa, una vera esperienza un'altra. E noi non stiamo cercando di ricreare esperienze, stiamo creando nuove esperienze." Infatti gli echolyn hanno da sempre lavorato su un insieme di suono originale che potesse preservare una propria identità, mantenuta tra l'altro saldamente nel tempo ad ogni loro cambio di direzione. Quando negli anni '90 irruppero come un terremoto nella scena prog, furono gli unici a dettare una linea fuori dal coro del revival, irrobustendo la complessità della musica con arrangiamenti e sonorità personali, fino a far passare in secondo piano i facili paragoni con Yes e Gentle Giant, ovvero le due band alle quali spesso e volentieri gli echolyn sono stati associati.

Nella loro seconda fase, per molti culminata tre anni fa con la pubblicazione di echolyn, il quintetto della Pennsylvania ha dimostrato di sapersi rinnovare senza cadere nella trappola del neo prog sinfonico, proseguendo un discorso artistico del tutto unico e intraprendendo una strada per certi versi inedita. Che piaccia o meno, anche se puntualmente dimenticati dagli stessi addetti ai lavori, possiamo affermare che grazie alla costante capacità di rinnovarsi con carattere, gli echolyn sono l'essenza del progressive rock moderno, o meglio la quintessenza del prog rock americano. Sì, perché quello statunitense ha tutto un altro sapore rispetto a quello europeo. In questo, I Heard You Listening continua sulla linea tracciata da echolyn, in quel fondere folk, blues, AOR e rock FM che negli anni '70 fu un po' il segno di riconoscimento del cosiddetto pomp prog dei Kansas. Different Days e Once I Get Mine racchiudono, ad esempio, quella stessa energia di hard rock e power ballad tipica della band di Kerry Livgren.

E ancora una volta gli echolyn sembrano giocare di sottrazione, a dispetto dello stile che li ha resi famosi, senza perdersi in molteplici sottotrame: l'album risulta più asciutto nelle strutture e più lineare nelle polifonie vocali, leggermente più avido di sorprese, senza per questo risultare necessariamente di facile assimilazione. Anche se Warjazz, pur con i suoi acrobatici salti melodici, è una canzone che dopo alcuni ascolti ti entra in testa come fosse una hit single da classifica, Carried Home, con le sue sonorità raffinate e avvolgenti (da segnalare il caldo wurlitzer di Buzby e un misurato ma incisivo Brett Kull alla chitarra) e un refrain contagioso, sono lo specchio della cifra stilistica di I Heard You Listening percorso da una sottile calma apparente. Diciamo che però il capolavoro gli echolyn decidono di piazzarlo subito in partenza: Messenger of All's Right è un perfetto connubio tra la poetica realistica di Ray Weston e la passione commovente che il gruppo sa infondere e trasformare in note musicali. Davvero un pezzo splendido. Ma il disco riserva ancora dei sussulti quando si arriva intorno alla fine, nelle fievoli armonie di Sound of Bees che si innalzano gradualmente fino all'epica conclusione. In chiusura All This Time We're Given e Vanishing Sun si fanno apprezzare per la cura nei dettagli, negli arrangiamenti e per quella coralità idealista e giovanile che non sentivamo dai tempi di Suffocating the Bloom.

Nella stessa intervista citata all'inizio, risalente all'euforico momento in cui As the World uscì per la Sony, un disilluso Brett Kull dichiarò: "La cosa peggiore che ci possa capitare? Essere cacciati e ricominciare da capo!". A venti anni esatti di distanza siamo qui a ricordare che è andata proprio così, gli echolyn si sono sciolti, si sono ritrovati, hanno ricomniciato e per fortuna sono ancora tra noi. Il brusco ritorno sulla Terra dopo il contratto con una major ha fatto in modo che i cinque musicisti non possano effettivamente portare avanti una carriera musicale vera e propria, dividendosi tra lavoro giornaliero e singoli incontri settimanali dedicati alla band. Il tempo e la distanza tra i membri hanno sicuramente inciso sul nuovo corso compositivo degli echolyn, ma più di una volta la band ci ha dimostrato la soddisfazione per i lavori portati a termine, come a dire che nonostante tutto il gruppo ha ritrovato una propria dimensione. Quindi ecco che I Heard You Listening risplende più per genuinità e onestà artistica che non per essere un nuovo caposaldo del prog. Ma mi è impossibile criticare più di tanto gli echolyn perché, ad oggi, è l'unica band che ad ogni nuova uscita mi fa sentire parte di una grande famiglia.



www.echolyn.com

giovedì 23 luglio 2015

Sea in the Sky - Visions EP (2015)


Vi avevo presentato i Sea in the Sky e il loro EP Serenity qualche mese fa, un quartetto strumentale dedito a djent piuttosto melodico e tecnico. Su questo nuovo nuovo Visions EP, appena pubblicato, la novità più evidente è l'aggiunta del cantante Sam Kohl, con il quale il gruppo si presta a rileggere alcuni brani di Serenity, invece di presentare materiale nuovo di zecca. Difficile dire se la cosa ha giovato a questi pezzi o meno, credo che la scelta dipenda dalla sensibilità personale: uno si può ascoltare i due EP e decidere quale versione gli piace di più. Penso che per capire veramente se l'introduzione di Kohl porterà davvero un incremento nella crescita della band si dovrà aspettare almeno del materiale scritto appositamente per questo nuovo indirizzo. P.S. la copertina dell'EP è stata realizzata da Yvette Young.

 

venerdì 3 luglio 2015

DISTRICT 97 - In Vaults (2015)

 
Non capisco perché nelle varie discussioni sul prog contemporaneo non compaia più spesso il nome dei District 97. Provenienti da Chicago tutti ormai ex studenti di musica con belle speranze, a loro si aggrega la cantante finalista di American Idol (edizione 2007) Leslie Hunt e riescono nell'impresa di costruire una band che parte da presupposti prog fusion e non disdegna ritornelli pop rock che comunque vengono assorbiti dalla perizia strumentale dei quattro compagni. Una pratica che continua a dare buoni frutti anche su In Vaults, come appare chiaro sin dal pezzo scelto come lancio Takeover. Con due album all'attivo, l'ultimo dei quali - Trouble with Machines - davvero ottimo, i District 97 sono quanto di meglio possa offrire oggi la scena prog. Prima di pubblicare questo terzo lavoro in studio, la band è riuscita anche a fare capolino da noi con un tour europeo e a pubblicare un live album lo scorso anno tutto incentrato su cover dei King Crimson, dato che per l'occasione si era a loro aggiunto come ospite nientemeno che John Wetton.
 
La cosa che affascina della musica dei District 97 è proprio il contrasto che si viene a creare tra la solidità e il virtuosismo dell’apparato strumentale e le sezioni vocali molto melodiche aggiunte dalla Hunt, arrivando a muoversi con destrezza nella ragnatela di suoni che i suoi quattro compagni le dispiegano di fronte (a loro potremmo timidamente accostare anche i pirotecnici MoeTar). Non importa se la fusion spesso rasenta il prog metal e i suoni si fanno sincopati e duri (Snow Country, Death By A Thousand Cuts), oppure raffinate progressioni jazz ci fanno rammentare i gloriosi Bruford (All's Well That Ends Well): tutto appare interpretato con classe da vendere dalla Hunt. Ma In Vaults è anche l’album dove i District 97 si mettono più alla prova, innalzando il livello di complessità e accumulando idee che si comprimono, specialmente nei due pezzi finali Learn From Danny e Blinding Vision, come fossero delle mini suite di Yes e Rush. Se ancora non avete avuto modo di ascoltare i District 97 è l’ora di fargli spazio nella vostra personale discografia prog, magari aggiungendoci anche i due altrettanto validi album precedenti.