martedì 29 aprile 2014

Sleep In. - Settling (2014)


Come anticipato qualche post fa ecco arrivato Settlings, disco di debutto degli Sleep In.. Il gruppo è il nuovo progetto musicale del chitarrista Eric McNelis che, insieme a Evan Weiss (Into It. Over It.), faceva parte dei defunti The Progress. Come si potrà intuire gli Sleep In. suonano emo, molto somigliante a quello della band di Weiss (I Do Know and I'm Not Sorry mette subito le cose in chiaro), ma se possibile ancora più melodico e immediato. Gli Sleep In. arrivano quindi all'esordio con un passato alle spalle che dice molto. I ragazzi conoscono la materia, sanno esattamente cosa fare e, da veri artigiani dell'emo, conoscono il segreto per infondere ad una canzone un carattere ambivalente che sia allo stesso tempo anthemico e malinconico. Sleep Sound è già una delle migliori canzoni in tal senso, ma tutto l'album trabocca di talento a causa di un'aura che gli dona lo status di classico immediato del genere.

 Settlings non poteva uscire in un periodo più felice per il genere grazie ad una serie di eventi che, coincidenze o meno, hanno contribuito a portare un revival e nuovo interesse nell'emo. Sono di poco tempo fa le notizie di reunion eccellenti come quelle di American Football e Mineral, campioni dell'emo anni '90, per una serie di concerti. Come non bastasse anche i Sunny Day Real Estate hanno  rilasciato la loro prima canzone dopo 14 anni di silenzio. E possiamo anche non chiamarlo revival, ma intanto su Pitchfork è appena apparso questo articolo. Se non avete familiarità con il genere niente paura, Settlings è un modo ottimo per iniziare dato che rappresenta quanto di meglio si possa chiedere all'emo.




http://www.facebook.com/sleepinband

Tomahawks for Targets - Son of Rust EP (2013)


Questo è uno di quei casi in cui rimando un articolo e poi mi scordo di pubblicarlo. Questo EP dei Tomahawks for Targets ha ormai quasi un anno di vita, lo ascoltai molto velocemente all'epoca, lo archiviai momentaneamente e ora per fortuna l'ho ritrovato nel mio "archivio". Avevo già parlato di questo gruppo inglese quando uscì il loro LP d'esordio Invasion on a Budget pubblicato nel 2012. Di loro mi colpì la formula obliqua con cui si accostavano al pop rock, la stessa anticonvenzionale di Everything Everything, XTC e North Atlantic Oscillation: uso intelligente dell'elettronica e melodie orecchiabili ma non scontate. Son of Rust riparte dalle stesse atmosfere del precedente album con accentuati risvolti progressive rock (Cannibal!) e sottolineando ancora una volta la loro felice vena art rock (The Fool of the Diamond Strip, 1985).


mercoledì 23 aprile 2014

Happy Body Slow Brain - Live (2014)


Gli Happy Body Slow Brain hanno terminato i lavori in studio per il loro imminente secondo album, ma prima hanno pensato bene di allietarci l'attesa con questo EP live che contiene otto pezzi tratti da primo lavoro Dreams of Water. La registrazione e il mix mantengono la potenza dei brani originali, sprigionando forse ancora più calore del groove rock originale del quartetto.



www.happybodyslowbrain.com

domenica 20 aprile 2014

Sunny Day Real Estate - "Lipton Witch" single (2014)


E infine eccola la tanto attesa Lipton Witch, la prima canzone inedita pubblicata ufficialmente da parte dei Sunny Day Real Estate. L'ultimo album in studio del gruppo fu il grandioso The Rising Tide, uscito nel 2000. Dopodiché il quartetto di Seattle si divise, ma si ritrovò nel 2009 per una serie di concerti e un annunciato nuovo LP che poi non vide mai la luce. Lipton Witch appartiene alle sessioni di quel periodo, dove i SDRE effettivamente entrarono in studio per registrare nuovo materiale, uscendone con il brano qui presente. Ci sono voluti i Circa Survive per riesumare quest'unico inedito, pubblicandolo nello split single realizzato, in edizione limitata di 2300 copie, per il Record Store Day tenutosi proprio ieri.
E Per chi fosse curioso c'è anche la canzone dei Circa Survive contenuta nel lato b del singolo.

 

venerdì 18 aprile 2014

Altprogcore April discoveries


Questo quartetto di San Diego si sta per imbarcare in un tour di spalla con gli Animals As Leaders quindi credo che ciò basti come presentazione. Woohoo! è il secondo EP dei Chon ed è un piccolo gioiello di tecniche math-jazz-rock con trame chitaristiche davvero entusiasmanti.
www.facebook.com/musicofchon






Non so se conoscete gli Invalids, ad ogni modo Yvette Young si è occupata dell'artwork dei loro album, ma ora a sorpresa se ne esce con un EP tutto suo ed è venuto fuori che è anche un'ottima chitarrista e cantante. Cinque pezzi di math rock acustico molto ispirato.
www.facebook.com/yveyoung






I Signals sono un quartetto proveniente dall'Inghilterra e hanno realizzato finora due gustosissimi EP, dei quali questo Facial Forniture è l'ultimo in ordine di tempo, uscito nel 2013. Il gruppo è guidato dall'accattivante voce di Ellie Price, che mi ha ricordato i recentemente citati Venkman, ed è un misto di pop e math rock.
www.facebook.com/signalsuk 






La scoperta più recente è questo quintetto di Los Angeles che suona un post hardcore molto accessibile ed energetico. A tratti mi ricordano gli Arcane Roots, ma con inflessioni marsvoltiane. Listen è immediatamente balzata ai primi posti nella mia playlist, ma l'intero EP No Waves ha potenzialmente le carte in regola per diventare una delle cose migliori sentite quest'anno. 






L'ultima band della lista sono gli Sleep In che hanno il loro album di debutto Settling programmato per il 27 maggio (dal quale potete ascoltare qui sotto I Do Know and I'm Sorry), ma che avevano già anticipato due brani in versione demo su Bandcamp. Lo stile si rifà molto all'emo del midwest portato alla ribalta ultimamente da Into It. Over It. e Their/They're/There. 



domenica 13 aprile 2014

Stian Westerhus & Pale Horses - Maelstrom (2014)


Una delle sorprese di questo anno ancora un po' avido di novità è questo nuovo lavoro del chitarrista norvegese Stian Westerhus, che condivide la metà della sigla con il gruppo Pale Horses. Westerhus aveva sinora licenziato tre album solisti di musica sperimentale e d'avanguardia ed ha al suo attivo collaborazioni con numerosi musicisti della sua terra tra i quali i Jaga Jazzist. I Pale Horses è il nome di battesimo del trio che Westerhus ha formato con il batterista Erland Dahlen e il tastierista Øystein Moen (Jaga Jazzist), dando alla sua musica un influsso meno astratto e idiosincratico, ma non meno avventuroso.

Maelstrom mette in gioco le passate esperienze dei tre musicisti, con brani nei quali viene data un'impostazione nella quale si possono riconoscere strofe reiterate, per poi liberarsi in sviluppi in crescendo che possono toccare l'elettronica, il post-rock e la psichedelia. La voce di Westerhus, colma di inquietudine e malinconia, si libra sulla musica come fosse un moderno crooner, svelando e accentuando impensabili paragoni con Coldplay e Radiohead.



In ogni caso un pezzo come Nights and Sleepless Day è puro appagamento dei sensi, divisibile per comodità in tre movimenti: una lunga introduzione atmosferica prepara all'esplosione della epica parte centrale che si tronca all'improvviso in una lugubre coda anticlimax. Don't Say That You Care prende le mosse da un'accozzaglia di suoni sintetizzati sovrapposti per formare una melodia di senso compiuto con il collante del cantato che si fa, mano a mano, sempre più enfatico. Questo procedimento è come una peculiarità utilizzata su tutto l'album.

Bed on Fire e la title-track, ad esempio, ricercano un senso nella free form, elevando l'intangibilità tonale a cifra stilistica, così come ci si muove a tentoni su Times Like These e alla fine ci si ritrova in quelle polverose ballad alla Nick Cave. On and On è uno dei pezzi dai contorni più chiari con un electro rock che oscilla tra David Bowie e i Depeche Mode. Chasing Hills esaspera l'incedere indolente che caratterizza molti dei pezzi di Maelstrom e si snoda per 9 minuti in una spirale in crescendo.

In pratica Maelstrom disintegra e ricostruisce una materia musicale sottile e volatile come in un continuo Big Bang, dove la chitarra spaziale e cacofonica, i synth estranianti e la batteria tribale danno vita ad un cerimoniale spaziale. I pezzi costituiscono un oggetto sonoro che all'inizio troviamo smontato in parti volutamente difficili da decifrare che i tre musicisti, durante l'esecuzione, provvedono a riassemblare.



http://stianwesterhus.com

giovedì 10 aprile 2014

ANTEMASQUE - Antemasque (2014)


Quello che sembrava un sodalizio ormai finito si è improvvisamente riconciliato. Gli ex Mars Volta Cedric Bixler (impegnato attualmente con la sua nuova band Zavalaz) e Omar Rodriuguez-Lopez (impegnato con i Bosnian Rainbows) hanno reclutato il bassista Flea (Red Hot Chili Peppers), il batterista Dave Elitch (anche lui ex Mars Volta) e sono tornati a registrare insieme con il nome Antemasque. Per ora è trapelato solo questo singolo ed è abbastanza differente dalla linea del loro gruppo precedente. Un brevissimo brano post hardcore che comunque non cerca neanche di ricalcare le elucubrazioni enfatiche degli At the Drive-In. Niente di particolarmente originale, ma attendiamo il resto con trepidazione.

edit 16/04/14 
Infine ecco le prime quattro tracce rese note tratte dall'album omonimo che uscirà il 15 luglio

Terry Reid - una retrospettiva su "River"

 
La storia di Terry Reid potrebbe rappresentare benissimo una parabola al contrario della rockstar che viene plasmata da produttori e manager, senza però ottenere il successo sperato. Ragazzo prodigio fin dall'adolescenza, Reid iniziò la carriera con due album di beat e folk sotto la protezione del produttore Mickie Most. Fu quest’ultimo a lancire la carriera solista del giovane Reid, sfruttando il suo gigantesco talento vocale (grazie al quale gli fu attributo il soprannome di “silver scream”).  Ma Reid ben presto entrò in conflitto con Most, avendo il desiderio di divincolarsi dai canoni musicali che gli venivano imposti in favore di una propria libertà artistica.

Una volta staccatosi da Most, nel 1970 Reid inizio a lavorare sulla propria visione musicale, cercando il modo di adattarvi la sua straordinaria vocalità e reclutando nella propria band David Lindley (alla chitarra slide e lap steel) - che all’epoca suonava con i Kaleidoscope -, il bassista Lee Miles (Ike e Tina Turner) e, in un primo momento, Michael Giles (King Crimson) alla batteria, sostituito poi dal futuro Yes Alan White. Reid era caparbiamente attaccato a coltivare in maniera indipendente la sua carriera come solista, tanto da declinare in poco tempo due offerte allettanti. La prima e più famosa fu quella fattagli da Jimmy Page per diventare il cantante dei futuri Led Zeppelin e la seconda di sostituire Rod Evans nei Deep Purple, posto al quale subentrò Ian Gillian. Entrambi famigerati episodi che sono entrati nella storia del rock e che hanno fatto conoscere il nome di Reid più per questi fatti che per la sua musica. Ma già da questo si può intuire la sua caratura e la stima di cui godeva nell’ambiente.
Intanto Reid stava continuando a suonare dal vivo, partecipando anche al festival di Glastonbury del 1971 - di una parte della performance esiste una testimonianza video oggi facilmente reperibile su YouTube -, ma, pur avendo stipulato un contratto con l’etichetta Atlantic, i problemi legali con Most non gli permettevano di registrare alcunché. Per questo e altri motivi il lavoro per River fu più travagliato del previsto e l’album vide la luce solamente nel 1973.
Le prime sessioni di River ebbero luogo in Inghilterra agli Advision Studios di Londra con il produttore Eddie Offord (quello di Yes e ELP). Tra prove, improvvisazioni e ricerca, tentando anche di catturare quella magia che il gruppo sprigionava dal vivo, le sessioni diedero origine a materiale sufficiente per tre album. Ma nessuno fu veramente soddisfatto dei risultati, tantomeno Reid che decise di ripiegare in California, dove aveva già vissuto, per cercare di completare l'album sempre sotto l'egida della Atlantic. Frustrato ancora della situazione di stallo con Most, Reid chiese aiuto proprio al presidente dell’etichetta, Ahmet Ertegun, che sbloccò la situazione legale e affidò Reid nelle mani del produttore e ingegnere del suono Tom Dowd (che aveva lavorato con Otis Redding e  Allman Brothers). A parte Alan White, gli altri musicisti avevano seguito Reid negli USA e per completare le parti ritmiche furono chiamati Willie Bobo (percussioni) e Conrad Isidore (batteria). E, anche se il nome di Alan White non compare nei credits di River, a detta di Reid alcune sue parti di percussioni sono finite nel mix finale dell’album. Le registrazioni con Dowd finirono senza intoppi e in maniera soddisfacente, segnando anche una certa eterogeneità musicale che mostrava la volontà di rinnovo presente in Terry Reid. Il cambio geografico improvviso dall’Inghilterra agli Stati Uniti, infatti, andò a ripercuotersi pure sull'equilibrio stilistico di River, differenziando in modo significativo le due facciate dell'LP. Il lato A contiene dei pezzi di stampo blues americano, mentre il lato B è caratterizzato da tre lunghe composizioni acustiche di folk non ortodosso, più simili a improvvisazioni che a canzoni. 

Dalle sessioni londinesi nell'album finirono solo due brani dall'impianto acustico, Dream e Milestones, che sondavano quei percorsi astratti e free form del Van Morrison di Astral Weeks o di Tim Buckley con in più il folk delicato di Nick Drake. Se Dream è innegabilmente prossima alla fragile sensibilità di quest’ultimo, Milestones è architettata come un flusso di coscienza che rispecchia gli esperimenti tra jazz e folk che Reid stava mettendo a punto.  La title-track, che inaugura il lato B e completa il trittico, mette a frutto la ricerca su accordi jazz e ritmiche sudamericane, riassumendo così la musica in un suadente andamento da bossa nova. Dean, la canzone d'apertura di River e cavallo di battaglia dal vivo sin dal 1971, poneva le basi dello stile reidiano. Un groove funk bagnato nelle calde acque del blues che viene reiterato in modo da poter rendere libero Reid di improvvisare sul canovaccio imposto dalle liriche. In questo brano compare tutta la perizia del cantante nel controllo della modulazione vocale. Le tre canzoni che seguono, ovvero Avenue, Things to Try e Live Life, sono un concentrato di country blues, punteggiate dalla steel guitar di Lindley, alle quali però non sfugge un leggero ascendente da folk inglese alla stregua del terzo LP dei Led Zeppelin.  
River fu ristampato in CD nel 2006 dall’etichetta Water Records in un’edizione limitata con le due ottime bonus tracks, Anyway e Funny, saltate fuori probabilmente dalle ore e ore di registrazione negli studi londinesi. Quando l’album uscì nel 1973 l’Atlantic aveva ormai perso interesse nel progetto e non fece un’adeguata campagna promozionale. Ancora una volta per Terry Reid si palesava un destino da “loser” del rock, sorte che non lo abbandonò neanche nella lavorazione tormentata dei suoi album successivi Seed of Memory (1976) e Rogue Wave (1978).

lunedì 7 aprile 2014

Rocket Moth - Mesolow (2013)


L'album Mesolow è il frutto di un duo che non avrebbe bisogno di presentazioni, ma il fatto che sia uscito in sordina necessita almeno delle premesse. Rocket Moth sembra essere a tutti gli effetti la nuova avventura musicale dell'indimenticato ex batterista degli Enchant Paul Craddick e di sua moglie Hannah Stobart che ha condiviso la sigla The Wishing Tree con il chitarrista Steve Rothery (Marillion). Paul Craddick ci aveva deliziato nel lontano 1999 con il suo album 84.000 Dharma Doors, una breve parentesi che si prese dagli Enchant con il moniker Xen, dopodiché, una volta allontanatosi dal suo gruppo nel 2000, ne perdemmo le tracce.

Dopo anni nell'ombra eccolo riemergere con questo eccellente Mesolow, nel quale suona tutti gli strumenti e lascia le soavi parti vocali alla brava Stobart. L'album è una collezione di atmosfere contrastanti: da una parte delicate ballate acustiche, dall'altra l'heavy rock alternativo che Craddick aveva già sperimentato con gli Xen (ed in questo si differenziano dai The Wishing Tree). I Rocket Moth però propendono per un approccio maggiormente immediato, posizionandosi all'interno di un pop rock alternativamente atmosferico e hard, dove fanno capolino anche progressioni mediorientali.



www.rocketmoth.com

 

domenica 6 aprile 2014

Blue Food - Engines (2012)


Se tra queste pagine avete scoperto i Thank You Scientist e, come me, siete impazziti per loro, forse potranno interessarvi anche i Blue Food. Pur non arrivando a raggiungere la versatilità e i virtuosismi degli scienziati le affinità tra le due formazioni sono molte. Innanzi tutto i gruppi condividono la provenienza (New Jersey) e lo stesso batterista nella persona di Odin Alvarez, inoltre anche qui ci troviamo davanti ad una band allargata a settetto con l'inclusione di tre fiati (sassofono, tromba e trombone) ed infine lo stesso gusto per la contaminazione del classic rock che, in questo caso, privilegia in modo prominente il funk.

In effetti è proprio qui la differenza tra i Blue Food e i Thank You Scientist. Quello dei Blue Food è un rock solido con fortissime inclinazioni funk, tanto da somigliare ad una band di black music che mixa Spin Doctors, Aerosmith, Living Colour e prog rock. Engines, il loro primo e unico album sinora, mostra un gruppo affiatato che suona come una piccola orchestra, divertendosi con motivi ritmati, jam jazzate cercando un compromesso tra qualcosa che sia anche lontanamente ballabile e rock intellettuale.


 

www.bluefood.com

giovedì 3 aprile 2014

3 - Sugarlife (2014, single)


La band 3 ha annunciato l'iniziativa di pubblicare un brano ogni terzo giorno del mese. Si inizia oggi con Sugarlife. Enjoy!