venerdì 30 ottobre 2015

Altprogcore October discoveries

 
Le prime tre band qui presentate non sono in realtà delle scoperte recenti, ma approfitto di questo post cumulativo per aggiungere anche loro.
Partiamo con il sesto album in studio dei Thieves' Kitchen che, con le sue arie fusion e canterburiane, rappresenta musicalmente la proposta meno dura di questa rassegna.
Infatti poi si passa al post hardcore degli Arcane Roots e Icarus the Owl. I primi ritornano dopo l'album d'esordio con il solido EP Heaven and Earth, mentre i secondi tagliano il traguardo del quarto album con Pilot Waves, un mix che potrà piacere ai fan di Circa Survive, Emarosa e I The Mighty.









Le vere novità arrivano ora: i No Transitory sono una nuova band neozelandese che, pur suonando molto simili a TesseracT e Skyharbor, hanno un ottimo senso melodico e una buona preparazione tecnica, il che fa presupporre che siano, sì degli esordienti, ma con esperienza.
Poi arriviamo agli inglesi Eschar che suonano un bel prog metal/djent strumentale ed infine i norvegesi Rendezvous Point che si fanno conoscere per la prima volta con il buon Solar Storm. Niente di trascendentale, si intenda, ma sempre e comunque meritevoli di una menzione.






domenica 25 ottobre 2015

Picturesque - Monstrous Things EP (2015)

 
Freschi di contratto con l'etichetta Equal Vision Records, i Picturesque si apprestano ad esordire con l'EP Monstrous Things in uscita il 20 novembre. Il giovane quintetto aveva in realtà già pubblicato tre canzoni (anche in versione acustica) su Bandcamp lo scorso dicembre che verranno qui incluse e affiancate da altre tre nuove composizioni tra le quali il primo singolo Unannounced.



Dalla canzone che apriva il vecchio EP, Speak Softly, è stato tratto anche un video. I Picturesque fanno leva sull'alto range vocale di Kyle Hollis, su un post hardcore dalle sonorità accattivanti e probabilmente potranno piacere ai fan di Circa Survive, Emarosa, Saosin e I the Mighty.





http://www.picturesqueband.com/

domenica 18 ottobre 2015

Earthside - A Dream in Static (2015)


Per i quattro principali componenti degli Earthside, Jamie van Dyck (chitarra), Frank Sacramone (tastiere), Ben Shanbrom (batteria) e Ryan Griffin (basso), A Dream in Static rappresenta solo parzialmente un esordio, in quanto i quattro musicisti (tutti con importanti studi alle spalle) erano già attivi a partire dal 2006 con il nome di Bushwhack, producendo un album omonimo e un EP. Cambiando sigla in Earthside, Sacramone e compagni hanno reimpostato quindi anche il proprio livello di ambizione. Se prima lo stile era affidato ad un progressive metal strumentale abbastanza collaudato, con questa nuova partenza gli Earthside alzano il tiro, ampliando i loro orizzonti al post rock, al prog metal sinfonico e invitando anche alcuni tra i migliori cantanti della scena metal ad occuparsi delle parti vocali. Oltre a questo, l’album è stato registrato in Svezia con l’ausilio del produttore David Castillo (Opeth, Katatonia, Bloodbath), mentre Jens Bogren (Opeth, Soilwork, The Ocean, Devin Townsend) si è occupato del mix addizionale e del mastering.

Provenienti dal New England, gli Earthside hanno adottato la definizione "cinematic rock" per presentare la propria musica, termine alquanto ambizioso che però rende benissimo l’idea della magniloquenza di cui è intriso A Dream in Static. In effetti ogni brano - otto in tutto, divisi equamente in quattro strumentali e quattro vocali - rappresenta un capitolo a parte, ognuno a modo suo architettato per rendere al meglio l’idea di prog rock in formato panoramico. La produzione aiuta molto in questo: i suoni sono chiari e distinti anche nelle parti più sature, ogni strumento emerge con purezza cristallina e l’equilibrio sonoro delle dinamiche è impressionante.



Il primo pezzo è la strumentale The Closest I've Come che apre con un basso alla Tool e dove l’atmosfera sincopata non diverge molto dal metal meditabondo della band di Adam Jones, anche se qui si si possono cogliere elementi di post rock in stile God is an Astronaut e shoegaze.
Mob Mentality - che ospita alla voce Lajon Witherspoon dei Sevendust e l’accompagnamento orchestrale della Moscow Studio Symphony Orchestra – è una mini suite che nasce quasi come prototipo e dichiarazione di intenti degli Earthside. In dieci minuti di durata viene dispiegato un gioco di rimandi tra metal sinfonico e musica classica, nei quali il gruppo riesce ad evitare accuratamente le trappole della stucchevolezza. Il continuo affastellarsi di melodie e crescendo emotivi viene rispettato dall’orchestra, alla quale è dato molto spazio soprattutto negli intermezzi di “piano”, guidando lei stessa il gruppo e non viceversa.

La title-track ha come ospite alla voce Daniel Tompkins, che ormai credo non abbia bisogno di presentazioni, e, signori miei, cosa non è questo pezzo. Dentro c’è proprio tutto: la grandiosità che si addice ad un djent barocco, in perenne altalenarsi tra sbalzi prog metal, innesti ambient e un chorus di una bellezza devastante. Gli Earthside spingono per la prima volta le corde vocali di Tompkins verso vette inarrivabili, mettendogli tra le mani una delle migliori prove della sua carriera e consacrandolo come uno dei migliori interpreti di questo genere. Senza dubbio il miglior brano del 2015.

Su Entering The Light ritroviamo di nuovo la Moscow Studio Symphony Orchestra e il virtuoso di hammered dulcimer Max ZT. Dai tratti marziali e dal retrogusto di soundtrack da film desertico, forse questo è il brano meno coinvolgente del lotto, dato che lascia un senso di incompiutezza, come se la bozza principale non fosse stata sviluppata in pieno.
Skyline è un altro suggestivo strumentale che gioca con atmosfere riverberate ed eteree applicandole alla pesantezza del metal, il crescendo estatico degli interventi di piano e chitarra viene supportato dalla sicurezza della sezione ritmica. Anche qui si toccano quasi i dieci minuti, ma il fatto che A Dream in Static sia un album godibilissimo è provato anche dalla sua scorrevolezza, dove la lunga durata dei brani non viene assolutamente percepita come tale.



I parametri imposti da Crater – con Björn Strid dei Soilwork alla voce – sono simili a quelli della title-track, solo con toni ancora più melodrammatici, ben sottolineati dalla voce di Strid,  mentre The Ungrounding ha un incedere frenetico da prog metal funambolico che mette in risalto le doti tecniche del gruppo. Con i dodici minuti di Contemplation of the Beautiful il disco si chiude con cupezza come fosse un’elegia dolorosa, la voce di Eric Zirlinger dei Face the King è disturbante quanto basta quando dal sommesso cantato delle linee principali passa all’urlo disperato del chorus. Qualche volta gli Earthside mi portano a pensare che è così che si sarebbero dovuti evolvere i Pain of Salvation, dato che sottotraccia scorre in loro la stessa ambizione di ricerca per una musica metal che sappia regalare grandi emozioni.
In sintesi A Dream in Static è un album assolutamente da non perdere, prodotto magnificamente, scritto con passione e interpretato con il cuore e che credo potrà piacere anche a chi non è un fan del genere.




Tracklist and Featured Guests:

Earthside -- A Dream In Static (2015)
I. The Closest I've Come

II. Mob Mentality
 Featured Guest Vocalist: Lajon Witherspoon (Sevendust)
 Featured Ensemble: The Moscow Studio Symphony Orchestra (MSSO)

III. A Dream In Static
 Featured Guest Vocalist: Daniel Tompkins (TesseracT, ex Skyharbor)

IV. Entering The Light
 Featured Guest Performer: Max ZT -- Hammered Dulcimer
 Featured Ensemble: The Moscow Studio Symphony Orchestra (MSSO)

V. Skyline

VI. Crater
 Featured Guest Vocalist: Björn Strid (Soilwork)

VII. The Ungrounding

VIII. Contemplation Of The Beautiful
 Featured Guest Vocalist: Eric Zirlinger (Face The King)

http://earthsideband.com/

sabato 17 ottobre 2015

Un documentario su Terry Reid - L'uomo che disse no a Led Zeppelin e Deep Purple


Chiedi chi era Terry Reid. Uno sfortunato cantante dalla voce unica la cui carriera non è mai decollata e dove la principale traccia che viene ricordata di lui nella storia del rock resta il famigerato aneddoto di aver rifiutato le offerte di far parte dei Led Zeppelin e poi dei Deep Purple. Con nostra somma gioia apprendiamo che finalmente qualcuno si è ricordato di lui ed è attualmente in produzione un documentario sulla sua figura diretto da Richard Frias con interviste a Robert Plant, Eric Burdon, Graham Nash, Gilberto Gil, Kat Von D, Michael Kiwanuka, Al Schmitt, Rick Rosas, Spencer Davis, Doug Rodrigues e James Gadson Rumer. D'altra parte, se nel 1968 la grande Aretha Franklin ebbe a dire riguardo a Reid: “There are only three things happening in England: The Rolling Stones, The Beatles and Terry Reid.”, qualcosa vorrà pur valere.

A questo punto vi domanderete se l'artista in questione sia morto e se il documentario a lui dedicato, dal titolo Superlungs, sia un tributo postumo. No, il bello della storia è che Reid è ancora in vita, gode di ottima salute e continua ad esibirsi regolarmente dal vivo, anche se magari la voce non ha più più quella carica e potenza di un tempo. Chissà, forse, se avesse avuto la sfortuna di scomparire prematuramente come un Nick Drake, un Tim o un Jeff Buckley, oggi saremmo qui a scrivere una storia diversa di un grande cantante dal talento immenso e per lo meno con un seguito di culto. Ma anche se Reid fortunatamente è ancora con noi la sua produzione musicale è stata comunque molto esigua, non pubblicando un album in studio ormai dal lontano 1991.

Prima di ciò c'erano state le tre meteore degli anni '70 con Seed of Memory, Rogue Waves e soprattutto River che spicca su tutti, incastonato stilisticamente tra Astral Weeks di Van Morrison e Five Leaves Left di Nick Drake. A far conoscere ed apprezzare Terry Reid ad un pubblico leggermente più vasto ci pensò Rob Zombie (anche lui intervistato nel documentario) dieci anni fa con il film The Devil's Rejects (in Italia La Casa del Diavolo) dove nella colonna sonora comparivano tre canzoni tratte da Seed of Memory, riservando la meravigliosa title-track per i titoli di coda in modo che molti si domandassero di chi fosse quella canzone (esattamente quello che è successo all'autore del documentario tra l'altro).
Per saperne di più su Superlungs potete visitare il sito ufficiale: www.mysuperlungs.com.
Mentre per avere un'idea di chi è stato Terry Reid potete leggere una mia retrospettiva che ho scritto tempo fa:
http://altprogcore.blogspot.it/2014/04/terry-reid-una-retrospettiva-su-river.html


venerdì 16 ottobre 2015

Field Kit - I Have Sent You a Deadly Animal (2015)


Field Kit è una nuovissima band proveniente da Orlando (Florida) che comprende al suo interno una nostra vecchia conoscenza, ovvero il chitarrista Matthew Kipp. Kipp, insieme a David Raymond, fece parte dei League che in seguito si trasformarono nei Damiera e, una volta disciolti, formò i The Still Voice, durati lo spazio di un album.
Oggi Kipp si ripresenta - con Travis Adams (ex Inkwell e My Hotel Year) alla voce e al basso e Brandon Gibbs (anche lui ex The Still Voice) alla batteria - con questo nuovo progetto che potrà sicuramente interessare chi ha conosciuto i gruppi appena citati. Si tratta di un post hardcore non troppo duro che si miscela con elementi melodici da alternative rock. In pratica come ascoltare un evoluzione del primo EP dei Damiera.

martedì 6 ottobre 2015

Jane Getter Premonition - ON (2015)


La chitarrista jazz/blues statunitanse Jane Getter, aggiungendo al suo nome la sigla Premonition, ha appena pubblicato un nuovo album, allestendo dietro di sé un vero e proprio supergruppo. Sembrerà una banalità, ma già citando i nomi dei musicisti coinvolti si potrà intuire dove va a parare ON. Alle tastiere abbiamo Adam Holzman  (Miles Davis, Steven Wilson) che era anche il produttore e ospite nel precedente album della Getter intitolato Three, poi abbiamo al basso Bryan Beller (Joe Satriani, The Aristocrats), Chad Wackerman alla batteria (Frank Zappa, Allan Holdsworth, Steven Wilson) e Corey Glover dei Living Colour come special guest alla voce. In più è doveroso citare altre ospitate illustri come Theo Travis (su Falling) e il chitarrista Alex Skolnick (Testament, Savatage, Ozzy Osbourne Band).

Se vi piacciono gli artisti appena citati, soprattutto Steven Wilson, con molta probabilità troverete ON un'ottima rivelazione. La Getter, con buon aiuto di Holzman, scrive brani che oscillano tra progressive rock e fusion senza che le differenze tra i due generi rappresentino un ostacolo, anzi dimostrano quanto abbiano in comune e si scabino idee a vicenda.




http://janegetter.com/

lunedì 5 ottobre 2015

Intervista con i Desperate Journalist

 
Intervista e traduzione a cura di Francesco Notarangelo
 
Desperate Journalist? Un qualcosa di già sentito, un bel sentire, qualche rimando anni ’80, un po’ di Cure, un po’ Smiths, un po’ Echo & The Bunnymen, un paio di canzoni davvero valide - Control su tutte -, soprattutto quando ci spogliamo di quel falso sorriso che ci serve per vivere là fuori. Canzoni che ci parlano mentre siamo nella metro e il resto del mondo si perde in conversazioni sorde tramite un telefono, canzoni che ci consolano da imprevisti e problemi che affrontiamo di nuovo e di nuovo. Ne vogliamo di nuovo.
 
 
Come sono nati i Desperate Journalist?
Tutti noi viviamo vicino Finsbury Park e abbiamo sempre condiviso molti interessi riguardo la musica che amavano e le band che odiavamo. In comune accordo abbiamo deciso di provarci e vedere che succedeva. Devo dire che il risultato finale non è stato poi così male, così abbiamo deciso di proseguire.

Credo che il vostro nome sia molto curioso ed interessante.. puoi spiegaci come mai la scelta è ricaduta su un nome così originale?
Grazie! I Cure per primi hanno fatto una versione della canzone Grindig Half su una Peel Session dove i testi erano letteralmente confusi sulla recensione di Paul Morley in NME. La versione per questa strana situazione fu intitolata "Desperate Journalist". Il nome e il tono della canzone si addicevano pienamente al nostro stile.

La musica è la vostra cura? Da dove nascono i vostri testi? Com'è nata la canzone Control?
Io (Jo) posso parlare solo per me stessa, ma trovo lo scrivere e il comporre come un processo catartico e salutario per affrontare e superare le ansie e i cattivi ricordi e trasformarli in qualcosa di buono e di fiero da suonare con la mia band. È, quindi, un modo per superare e cambiare prospettiva di alcune cose.. sentimenti contrapposti! La canzone Control parla di quel genere di persone che non si assumono le proprie responsabilità e, quindi, incolpano delle proprie cattive azioni, altri.





Sappiamo che Morrisey gettava fiori sul palco prima e durante il concerto.. è stata la fonte d'ispirazione per la vostra copertina?
É un po' difficile fare questo riferimento, ma abbiamo pensato che l'immagine di fiori sparsi e gettati era molto romantica, colorata e malinconica.

La vostra musica preferita?
Ognuno di noi ama musica diversa! Collettivamente siamo stati inspirati dall'uso intelligente ed emotivo di band come i Rem, gli Smiths, i Cloud Nothings, i Cure, Paul McCartney, Nirvana, Siousxie...

Due parole per descrivere la vostra musica?
Melodica e melodrammatica.

Sperando di non fare un errore, siete considerati dalla stampa internazionale, la “the next big thing” e i nuovi Savages... qual è il vostro rapporto con il successo? Siete spaventati?
É davvero eccitante che la gente ci apprezzi e non siamo spaventati nella maniera più assoluta. Ci piace suonare in più e diversi luoghi e incontrare persone da ogni parte del mondo con la quale, magari, scrivere, creare, suonare, è davvero una cosa meravigliosa.

Che band ci suggeriresti?
Direi: Priests, The Ethical Debating Society, Nothing, Lusts, Ghosts of Dead Airplanes, Medium Wave.

State preparando un tour europeo con altre band?
Non subito, ma speriamo che si possa fare dal prossimo anno.




www.desperatejournalist.co.uk



venerdì 2 ottobre 2015

Tre album per il weekend: A Mote of Dust, The Panic Division, Lydia

 
Dato che devo segnalare tre uscite che con il progressive rock non hanno nulla da condividere, ho deciso di accumulare tutto in un unico post.

Il primo è quello dei The Panic Division, il progetto del musicista Colton Holliday il cui precedente album, Eternalism, fu uno dei miei preferiti del 2012. Aero Nautical, pubblicato oggi, è ancora una volta un'avventura musicale che si tuffa nelle atmosfere del rock anni '80, sonorità sature ed energiche dominate da chitarre e tastiere, mettono sempre in mostra il gusto per le melodie di Holliday.




Il secondo disco è molto differente e viene pubblicato sempre oggi. A Mote of Dust è un nuovo progetto solista dell'ex Aereogramme e forse anche ex The Unwinding Hours, Craig B. L'album omonimo è molto crepuscolare e minimale, in una parola intimista, e per la maggior parte del tempo vede Craig impegnato in solitaria a cantare ballate autunnali coadiuvato solo da chitarra acustica e piano. Se ne consiglia quindi l'ascolto in determinati stati d'animo e in momenti molto rilassati della giornata. Molto simile alle cose fatte con gli Unwinding Hours, ma ancora più scarno a livello di strumentazione. A proposito di quel gruppo non sappiamo se continuerà dato che Iain Cook, l'altra metà degli UH, è impegnatissimo con i CHVRCHES.





Il terzo è un album di pop cristallino e semplicemente perfetto che arriva dai Lydia. Il gruppo è da molto tempo che è in giro, ma, dopo quello che viene considerato il loro classico, Illuminate del 2008, li avevo un po' persi di vista. Complice sono state le varie vicissitudini della band: l'abbandono di Mindy White per formare gli States, poi quello del chitarrista Steve McGraw e infine uno iato nel 2010 durato lo spazio di un annetto. Da lì in poi ci sono stati alti e bassi, ma questo Run Wild è stata una bella sorpresa, un piccolo gioiello di dream pop dove non c'è un brano fuori posto, con una menzione particolare per The Sound in Your Dream e Past Life.




giovedì 1 ottobre 2015

Intervista con Gavin Hayes (Dredg) - Italian + English version


A cura di Francesco Notarangelo e Lorenzo Barbagli


Ok, dici: vai ad intervistare Gavin Hayes, frontman dei Dredg. Ma perché? I Dredg non realizzano un album dal 2011, quindi quale può essere l'interesse per una loro intervista? Semplicemente il fatto che, a differenza di altre band, i Dredg hanno lasciato una traccia indelebile negli anni Zero, per il fatto che non abbiano mai ufficializzato uno scioglimento (e questa intervista lo ribadisce) e che molti, moltissimi sentano ancora la loro mancanza. Quindi siamo andati a chiedere ad Hayes il punto della situazione e con le sue poche parole ci ha fatto capire che i Dredg sono sempre stati un gruppo atipico, che ha bisogno dei suoi tempi e che forse in futuro li rivedremo. Basta avere pazienza...forse.



Quali sono attualmente le tue band preferite? cosa stai ascoltando ora?
Shellac, Why? e Too Short. Ascolto le notizie su Channel 2.


Perchè Dredg?
Ce lo chiediamo ancora anche noi.


Com’è nata una delle mie canzoni preferite Yatahaze? Come nascono gli artworks e i nomi dei vostri album?
E' nato tutto per caso, senza pensare, solo 4 ragazzi chiusi in una stanza che fanno musica. alcuni dei testi furono scritti su un treno durante il viaggio dalla Francia alla Germania. L'artwork e i nomi sono decisi da tutti in maniera democratica.


Ci sono significati speciali dei vostri video?
Non troppo, molti dei nostri video hanno come soggetto noi che stiamo suonando.


I temi degli album dei Dredg sono molto importanti, in previsione di un nuovo album, quale sarà il tema? Cosa stai leggendo/ascoltando e dove trovi l’ispirazione?
Nessuno album al momento. Sto leggendo Davide e Golia di Malcolm Gladwell. Trovo ispirazione dalle notizie, gli amici e la comicità.


Attualmente Mark Engles è impegnato con i Black Map. hai mai pensato di registrare un album solista o qualcosa di nuovo con artisti diversi da quelli dei Dredg?
Mi piacerebbe, ma immagino che dovrebbe essere qualcosa di assolutamente distante e diverso dai Dredg.


Dopo Chuckles & Mr. Squeeze non avete più registrato nulla, ma avete fatto comunque un tour in Europa lo scorso anno. Com’è nata questa decisione?
Ci hanno offerto la possibilità di fare un tour - amiamo suonare e viaggiare - ok fatto!, perchè no? e siamo andati in tour!


A parte questo, i Dredg in studio sono inattivi da molto tempo. Quali sono i vostri lavori al di fuori della band?
Io lavoro per una società informatica nella Silicon Valley. Lavoro su un prodotto chiamato CudaSign.


Dieci anni fa avete registrato Catch Without Arms. a quel tempo la critica non fu troppo benevola, forse perché il suono era troppo distante da El Cielo, ma alla fine è stato rivalutato. Puoi dirci qualcosa di quel periodo?
Eravamo molto giovani, volevamo fare qualcosa di diverso da El Cielo, così sono felice che molti l’abbiamo capito. Continuo a pensare che sia un grande album. Uno dei miei preferiti.





Per The Pariah vi siete ispirati ad un saggio di Salman Rushdie. Il suo tema principale era la religione. Credi che la religione può influenzare così tanto una persona da costringerla a non pensare più?
La religione è capace di chiudere il pensiero. Una mente aperta ammette di non conoscere nulla e eccettua tutto e questo, per me, suona come l’antitesi della religione.


Siete fieri che un album come El Cielo sia considerato un capolavoro della vostra discografia e i Dredg siano considerati come una band storica di assoluto valore? 
Siamo fieri di El Cielo, ma non ci piace considerarlo un capolavoro. Non avremo mai l’ambizione di considerare un nostro album come un capolavoro. Siamo troppo critici per crederlo.


State lavorando a qualcosa di nuovo?
Sto lavorando per comprarmi una nuova chitarra e spero di tornare a scrivere molto presto...fino ad allora...grazie per il vostro continuo supporto. Spero di vedervi tutti nel prossimo futuro!!


Ultima domanda: stiamo già vivendo come tribù, quindi siamo tutti pinguini nel deserto?
Forse sì.


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ENGLISH VERSION


Which are your favorite bands? What are you listening now?
Shellac, Why? and Too Short. I am listening to Channel 2 news.


Why did you choose a name like Dredg?
We ask ourselves that all the time.


How was born one of my favorite song Yatahaze? How do you choose the artworks and the names of your albums?
That was born by not caring. No overthinking - just 4 dudes in a room playing music. Some of the lyrics were written on a train ride from France to Germany. The art and names are all decided democratically.


Are there any special meanings on your videos?
Not really. Most of our videos are performance based.


Themes and concepts are very meaningful on Dredg’s works. If you're going to record a new album (hypothetically), which will be its theme? What are you reading/listening and where do you find the inspiration?
No new record yet. I am reading David and Goliath by Malcolm Gladwell. Inspired by the news, friends, and comedy.


Mark Engles is currently busy with Black Map. Did you ever think to make a solo album or a collaboration with other artists?
I would like to, but I imagine it would be something far removed from Dredg.


After Chuckles & Mr. Squeeze you haven't recorded nothing, but you played some European live shows last year. How was born this decision?
We were offered a tour - we like playing music, we like to travel...Done! We're on tour!


What are your business/work out from the band?
I work for a tech company in Silicon Valley. I work on a product called CudaSign.


Catch Without Arms was released ten years ago, at that time the critics was not so good because it was very different from El Cielo, but now it seems that CWA was acclaimed and revaluted. Can you tell us something of that period?
We were a lot younger. Wanted to make something different than El Cielo, so I'm glad everyone got it. I still think it's a great record. One of my favorites.


You found inspiration for The Pariah from an essay by Salman Rushdie. His main theme was the religion. Do you think that the religion can close the people's minds?
Religion does close minds. An open mind admits it knows nothing and excepts everything, and to me, that sounds like the antithesis of religion.


Are you proud that El Cielo is considered a masterpiece and Dredg are considered like a phenomenal and historical band?
Proud of it, yes. Masterpiece, no. I will never consider one of our albums a masterpiece. We are much too critical to ever believe that.


Are you working on something new?
I am working on buying a new guitar and hoping to be writing again soon. Until then...thanks for your continued support! Hope to see everyone in the near future!


One last question.. we are just living like in tribes, so are we all penguins in the desert?
Maybe yes.