venerdì 17 gennaio 2020

Gloe - Dead Wait (2020)


Fin dall'EP di esordio Vestige, pubblicato nel 2015, il quartetto Gloe di Salt Lake City si è presentato con un formula piuttosto ambiziosa e personale. Prendendo come base di partenza il post hardcore progressivo dei The Mars Volta lo ha addizionato a risvolti math rock con dei curiosi innesti ambient che, collocati all'interno delle sonorità elettriche e psichedeliche, potremmo ricondurre allo shoegaze. E' un singolare connubio di elementi che porta a degli accostamenti impensabili come se i Circa Survive suonassero jazz ed echi di un altro gruppo originale come i The Valley Ends.

Il primo album Dead Wait (pubblicato oggi) solidifica e focalizza al meglio la già matura formula dell'EP in un album che, senza esagerare, osa scardinare nuovi confini nell'experimental post hardcore, sottraendo le peculiarità più aggressive per andare ad esplorare inviolati sentieri onirici e psichedelici del math rock grazie all'unione con lo shoegaze. Le tracce dell'album diventano così dei trip cervellotici con lo stesso difficoltoso disorientamento causato dai labirinti. La title-track serve fondamentalmente da introduzione spaziale al microcosmo di riverberi infiniti tessuti dai Gloe.

La peculiarità delle ragnatele soniche prodotte dalle chitarre di Dan Actor e del frontman Ian Cooper sono come delle continue spore elettriche che contaminano ogni fessura della trama musicale, mentre la sezione ritmica ad opera di Brian Fell (batteria) e Chris Jensen (basso) si inventa costantemente tempi di accompagnamento mai banali per complicare ulteriormente quella che pare consolidarsi come un'atmosfera ultraterrena avviata verso lidi di calma e tensione apparente. C'è molta vita, pulsazione e densità invece nelle lunghe digressioni di Kimothy, (Aichmåloto) Asterias e Laches, ma in partica dentro tutto ciò che pervade Dead Wait. Questo non è post hardcore progressivo ma la sua proiezione astrale.

domenica 12 gennaio 2020

Holy Fawn - Death Spells (2018)


Ci sono degli album che non si limitano ad essere vissuti, ma che hanno l'ambizione di creare un umore, un'atmosfera nella quale sprofondare. Per la potenza di fuoco e l'incisività della proposta sonora Death Spells degli Holy Fawn punta proprio a questo. L'album è uscito per la Holy Roar Records nel 2018 e poi ristampato l'anno seguente dalla Triple Crown, il che indica un certo spessore data la qualità delle uscite dell'etichetta. Scoperti solo di recente perché questo mese si affiancheranno ai Thrice nel tour celebrativo dei 15 anni di Vheissu, gli Holy Fawn si muovono nei meandri più oscuri dello shoegaze e del post rock, in una mistura estrema che li accosta a band come Gates e O'Brother.

Immaginate quindi il blackgaze in tutta la sua narcolettica aggressività, ma epurata dalla veemenza dello scream, il quale viene rimpiazzato da voci angeliche e distanti, riverberate, che si impongono come incentivo psichedelico. Se anche la sola Seer, per la profondità spaziale che crea procedendo per cerchi concentrici sempre più laceranti, equivale ad un dottorato in shoegaze, il disco non è male ed esplora nei suoi lisergici sessanta minuti un binomio di dinamiche ai poli opposti. Nella prima parte, costituita dalle quattro tracce introduttive, un muro di distorsioni apre al blackgaze più sognante, la seconda invece si dedica a dilatazioni post rock più tranquille e ipnotiche, per quanto quest'ultimo aspetto pervade un po' tutto l'album.

E' quello che si accennava all'inizio, Death Spells vuole creare un'aura avvolgente tentando di vedere fin dove ci si può spingere nello scavare all'interno della spazialità del suono, così da soddisfare una sorta di tridimensionalità sonica costituita da lunghezza, larghezza e profondità. Death Spells è un lavoro che invita a nuovi ascolti anche se ad un primo impatto qualcuno potrebbe non essere convinto, ma è proprio ciò di cui ha bisogno per apprezzarne gli aspetti più nascosti.


venerdì 3 gennaio 2020

Altprogcore January discoveries



Dato che nel 2019 è uscito il loro terzo album mi sono reso conto di non aver mai segnalato i grandissimi Buke and Gase, duo che suona quello che potremmo definire math folk o avant-garde pop, formato da Arone Dyer e Aron Sanchez. Assolutamente da recuperare il primo e migliore album Riposte, dal quale ormai sono trascorsi ben dieci anni, un'opera che rimane comunque fresca e originale, merito anche di un suono del tutto personale ottenuto grazie agli strumenti che Dyer e Sanchez si sono costruiti da soli.



L'ultima vera perla scoperta nel 2019. MUNA è un trio tutto al femminile di synth pop composto dalla voce di Katie Gavin e dalle due chitarre di Josette Maskin e Naomi McPherson. Nel 2019 sono uscite con il secondo album Saves the World che ha continuato in modo ottimo sulla scia del primo eccellente About U (2017). Con una produzione avvolgente che ti fa immergere pienamente nelle atmosfere elettroniche, le MUNA sono autrici di una delle migliori proposte electro-pop che incarta in un unico involucro il meglio di Now, Now, CHVRCHES, GUNSHIP e HAIM.



Percussionista e session man in vari progetti prog e folk, Evan Carson unisce proprio questi due aspetti nel suo album d'esordio coadiuvato da molti ospiti a partire dal pianista Gleb Kolyadin, anche co-autore, Jim Grey dei Caligula's Horse e Charlie Cawood. Ocipinski porta a galla delle atmosfere in bilico tra Pain of Salvation e Iamthemorning.



Debutta con l'EP Oh Earth il chitarrista degli The Helix Nebula, Scoredatura e Plini, Jake Howsam Lowe. Se siete familiari anche con solo uno di questi nomi sapete cosa aspettarvi: prog fusion strumentale ad alto tasso virtuoso ed emotivo.



Band inglese di power pop prog, gli Ham Legion sono conosciuti per essere nel giro degli ex Cardiacs, quindi esibizioni nell'ambiente accanto a Lost Crowns, Spratleys Japs e Thumpermonkey, anche se il loro spirito è più alternativo e punk, dentro al quale si nasconde un cuore post hardcore.



Saiga Antelope è un duo norvegese che ha debuttato con l'album The Grand Endeavor che rivisita il progressive rock in chiave moderna seminandolo di elettronica e art pop.



I Bird Problems vengono dal Canada e suonano un progressive metal in costante evoluzione. Nel primo album TAR (2017) si riprendono un po' gli aspetti estremi del power metal dei Protest the Hero per applicarli all'experimental post hardcore, mentre nel recente singolo Cold Turkey sembrano voler imboccare la via del post prog. Quale che sia la scelta attendiamo curiosi la seconda prova (e intanto lunedì è in uscita un altro singolo).



Per chi ama le sonorità del progressive rock classico tra psichedelia, jazz e Canterbury, Sum of Erda dei Guranfoe è un buon ascolto.



Due chitarristi orientali che hanno studiato al Berklee College di Boston abbastanza differenti tra loro. Poh Hock è la versione malese di Plini, mentre il giapponese Daisuke Kunita possiede un'indole più orientata verso la prog fusion di matrice holdsworthiana.



mercoledì 1 gennaio 2020

The Band Royale - The Band Royale (2020)


Il primo album dell'anno e del decennio è quello omonimo dei The Band Royale, che seguendo la tradizione del loro primo album .​.​.​As Long As The Money Lasted (2015) viene pubblicato il primo di gennaio. Nei cinque anni che separano i due lavori i The Band Royale hanno continuato regolarmente a realizzare EP e alcuni singoli inediti e altri che sono serviti da apripista a questa uscita, tra i quali troviamo il trittico che apre il disco Loose Lips Sink Ships, Stranger Things e Surf Kings. Ad ogni modo anche a partire dalla successiva Dreamer il rock molto gradevole e orecchiabile dei The Band Royale sa regalare una bella collezione di brani densi di riff mai sguaiati o fuori dalle righe.

E' un hard rock aggressivo ma gentile e dalle caratteristiche raffinate quello che il trio di Chicago formato dai fratelli Bauman - Nate (batteria), Joel (chitarra e voce) e Zach (chitarra) - chiama yacht metal. Toccando di striscio il progressive rock grazie a groove chitarristici che sconfinano nella psichedelia e nello stoner metal, i The Band Royale offrono un proposta che si ascolta con gran piacere e anche trasporto. Un buon album per iniziare bene questo 2020.

domenica 29 dicembre 2019

Laterath - Anemone (2018)


A volte succede che nel 2017 metti "mi piace" ad una pagina Facebook di una band, la quale ha realizzato solo un singolo e in seguito, per vari motivi, sei sovrastato da altre informazioni internettiane e finisce che il nome di quella band viene momentaneamente accantonato. Per fortuna le festività permettono di recuperare ciò che uno aveva smarrito, andando casualmente a rovistare nel passato della cronologia ed è a questo punto che sono rientrati in scena i Laterath, italianissimi di Roma, tra le cui fila troviamo due nomi già noti in ambito progressive rock: Antonio Coronato (basso) e Davide Savarese (batteria) entrambi componenti degli Ingranaggi della Valle, mentre Savarese milita anche negli ottimi VEMM. La peculiarità dei Laterath è avere in formazione due bassi di cui l'altra metà è rappresentata da Stefano Rossi, in più la band è completata da Corrado Filiputti alla chitarra, Daniel Mastrovito alle tastiere e Francesco Sacchini alla voce con testi in inglese.

Anemone è il titolo dell'EP di esordio dei Laterath, preceduto dal singolo Places, due minuti e mezzo in cui vengono condensate tutte le qualità di questa produzione eccellente: partendo come una ballad per piano arpeggiato e voce, il pezzo si ingrandisce e prende il volo con una breve panoramica nel prog metal più epico. La produzione e gli arrangiamenti appunto costituiscono il valore aggiunto ad un'opera prima in grado di rivaleggiare con le migliori realtà progressive internazionali.

Raramente mi occupo qui di prog italiano e ammetto che la responsabilità è solo della mia spiccata esterofilia che nel tempo ha abituato il mio orecchio a certe sonorità che molto spesso non ritrovo nel prog italiano. Colpa di un mio gusto soggettivo, non ci sono scuse, che però mi ha dato modo di riconoscere nei Laterath un respiro e una prospettiva che escono fuori dai soliti canoni e che hanno il coraggio di guardare più avanti. Un brano come Balene riassume tutto quello che cerco di dire a parole: un complesso lavoro di costruzione di atmosfere e progressioni non convenzionali che ci trascina in un affascinante connubio di prog, fusion e djent, passati in rassegna uno ad uno nei vari movimenti in cui si dipana. Heaven and I si cala in ambiti più melodici ma altrettanto spettacolari, soprattutto nel break strumentale che arriva a circa metà, mettendo in mostra tutta la perizia del gruppo. Another Tale si pone su canoni prog metal più collaudati per un ultimo sussulto energico prima di concludere con l'atmosferica Gregor, perfetta coda malinconica e crepuscolare tra suggestioni elettroacustiche e delicate sonorità.


sabato 28 dicembre 2019

Introducing Empyrean Lights


Empyrean Lights è una nuova band comparsa quest'anno nella mappa del prog metal con tendenze post hardcore, formata da Krysta Cameron-Sudderth (moglie di Darroh Sudderth, cantante dei defunti Fair to Midland), Daniel Andrews e Melissa Cameron, sorella di Krysta. Daniel e Krysta originariamente facevano parte della band mathcore iwrestledabearonce che poi hanno lasciato. Nel 2014 cercano di ricominciare a lavorare insieme ad un nuovo progetto musicale e registrano dei primi demo che però lasciano in sospeso con il proposito di tornarci sopra quanto prima. La pausa dura quattro anni e nel 2018 sono pronti a riprendere le fila dei lavoro interrotto con l'aggiunta di Melissa nella formazione, ufficializzando la nascita degli Empyrean Lights con un contratto per la Revival Recordings. Durante il 2019 gli Empyrean Lights hanno pubblicato due singoli: il primo dal titolo Sons of the Sorcerer uscito il 26 aprile, seguito il 13 dicembre da This Avalanche. Probabilmente il primo album vedrà la luce nel 2020.




lunedì 23 dicembre 2019

ALTPROGCORE BEST OF 2019


Si chiude un anno, si chiude un decennio. Sarebbe giusto quindi fare un bilancio, oltre che dell'anno anche del decennio. Se c'è qualcosa che ho voluto ribadire tra queste pagine, e che anche il Web volendo o meno ha rilanciato, è che viviamo in un momento musicale ricchissimo. Non è vero che il secolo scorso è stato il migliore musicalmente, ha solo preparato il campo ad un'offerta vastissima all'insegna della contaminazione. E' vero che non si inventerà più nulla di nuovo, ma se c'è una cosa che gli anni '10 ci hanno insegnato è che attraverso la contaminazione di vari generi si può creare ancora musica stimolante e appagante, che non ha nulla da invidiare al passato. Il problema di oggi è semmai trovarla questa musica, cercare, essere curiosi e non accontentarsi di quello che ci propone la critica, anche quella alternativa, altrimenti si finisce anche qui nella trappola di ascoltare gli stessi artisti che ritornano puntualmente nelle classifiche fotocopia dei siti web musicali indie alla moda.

Ultimamente anche quelli a tema progressive o metal (i due generi ormai vivono sullo stesso piano) tendono ad osannare i soliti nomi ricorrenti, non che sia un male, però è come se rispecchiasse una tendenza a seguire una corrente dettata dalla maggioranza. Per quello che mi riguarda nella mia lista di fine anno alcuni nomi non me la sono sentita proprio di metterli. Per fare degli esempi, non troverete artisti molto osannati quest'anno: mancano i Leprous, una band che non mi ha mai convinto fino in fondo e men che meno adesso, da quando con Malina sono diventati una versione noiosa degli Agent Fresco (da parte mia li ho soprannominati "boring Agent Fresco"). Non c'è Devin Townsend la cui visione come di consueto megalomane e debordante ha finito per impattare con un incremento di esagerazione privo di inibizioni, ma anche di emozioni. Assenti anche gli Opeth che, chissà come mai, ora che hanno cambiato strada e replicano il progressive rock degli anni '70 sono improvvisamente considerati dei geni all'ennesima potenza. Sinceramente a me non trasmettono alcuna emozione (e spero mi scuseranno quelli a cui piacciono).

Questi solo alcuni dei nomi che non troverete, però ne sono presenti molti altri, a riprova che il 2019 è stata una buona annata, magari non eccellente come il 2018, però sicuramente dispensatrice di qualità. Soprattutto se si pensa che i primi posti sono occupati da assoluti outsiders, chi più, chi meno già sulla scena musicale da qualche anno e che si sono distinti per aver incrementato la propria creatività a livelli che i lavori precedenti non avrebbero mai fatto pensare. In chiusura c'è il capitolo Tool, per i quali ho avuto qualche incertezza se inserire o meno. Non si può negare che Fear Inoculum sia un'opera importante, se non altro per il livello di attesa che ha generato. Però è un album che non ho ascoltato quanto arei voluto, trovandolo abbastanza pesante, tipo che ogni volta nel momento di inserire il CD nel lettore devo pensarci due volte prima di premere "play". In compenso, dall'altro lato, un disco come quello dei Thank You Scientist che avevo temuto potesse essere un "mattone" si ascolta che è un piacere. Come ogni anno comunque non è inclusa solo musica legata al progressive rock, ma musica che possa in primo luogo stimolare le vostre orecchie. E la distanza siderale stilistica che passa tra il primo e il secondo posto, come noterete, credo evidenzi più di qualsiasi parola il raggio d'azione sul quale Altprogcore ha operato da più di dieci anni a questa parte. Buon ascolto.




#50.Emarosa
Peach Club
L'inaspettata svolta pop degli Emarosa non avrebbe potuto essere meno traumatica: grande senso della melodia, composizioni e arrangiamenti tra il classico e il moderno alt pop che ci presenta degli artisti che hanno capito subito come muoversi in un nuovo genere, basta ascoltare la riuscitissima e contagiosa Cautious.



#49.The Arturo Complex
The Fabric
Quello degli Arturo Complex è un progressive rock strumentale che racchiude molti aspetti che combaciano perfettamente: fusion, math rock, psichedelia messe insieme con grande competenza.




#48.The Tea Club
If/When
Una delle band più originali del progressive rock, non fosse altro perché ad ogni album cambia direzione e tenta qualcosa di diverso. Questa volta tocca al folk e alla prima suite epica da loro scritta.





#47.Bon Iver
i,i
Ancora più radicale di 22, a Million, ormai Justin Vernon non è più il folk singer del desolato primo album ma un futurista dell'art rock.




#46.Quiet Lions
Absenteeism
I Quiet Lions attingono dalla miglior tradizione del post hardcore inglese...Biffy Clyro, Reuben, Oceansize, Sucioperro...cosa desiderare di più?





#45.Jakub Zytecki
Nothing Lasts, Nothing's Lost
L'addio ai Disperse lo si percepisce con questo album in cui Zytecki è sempre più lontano dal djent, ma è interessato ad esplorare nuove strade fusion con la sua chitarra sempre più eterea e new age. Uno dei chitarristi più innovati della sua generazione.




#44.New Ghost 
New Ghost Orchestra
I New Ghost sono un collettivo che ha composto questo album in una fattoria nelle colline vicino a Sheffield. Il principale responsabile delle composizioni, Chris Anderson, ha coinvolto come ospite alla voce anche l'ex Aereogramme Craig B. E proprio quelle armonie dalla velleità grandiosa e malinconica rivivono in alcuni momenti di New Ghost Orchestra.





#43.Richard Henshall
The Cocoon
Il primo album da solista di Richard Henshall, chitarra degli Haken, è molto meglio di ciò che hanno fatto ultimamente lui e i suoi compagni. Henshall si dà al djent con la declinazione fusion che ha già testato con i Nova Collective, il che rende The Cocoon un ascolto interessante per chi pretende qualcosa di più dal solito prog metal. 




#42.Gestalt 
Music by Gestalt 
Music by Gestalt è un lavoro che si espande e studia la sinergia tra il jazz attraverso le possibilità di contrappunti minimali, poliritmie, consonanze e dissonanze pianistiche che sfociano talvolta nell'avant-garde classico, ma rimane saldo il forte legame con un approccio math rock.





#40.Bat for Lashes
Lost Girls
Anche Natasha Khan si lascia tentare dal synthpop e Lost Girls è un riuscito concept album/lettera d'amore per gli anni '80.



#39.Dayshell
Mr. Pain
Shayley Bourget è rimasto l'unico membro dei Dayshell, ma anche da solo dimostra di tirrare fuori un gran bel concentrato di post hardcore energetico.



#38.Tool
Fear Inoculum
Ebbene sì, il nuovo e mitico album dei Tool per me non è neanche tra i primi dieci. Il fatto è che un’opera di questa portata ha fatto patire tutto il peso dei suoi anni di gestazione, tutte le sue indecisioni e revisioni, risultando un artefatto calcolato al millimetro e che quindi il più delle volte fatica a trasmettere reali emozioni. Alla fine il giudizio paradossale è che forse non se ne sarebbe sentita la mancanza, però è un bene che un album come questo esista.




#37.Kenta Shimakawa
Glimpse
Shimakawa produce un album dove vengono spinte al limite, in ogni direzione, le possibilità di jazz, djent, progressive rock e avant-garde, facendo coesistere in ogni brano le caratteristiche di ogni genere.





#36.Earthquake Lights
Distress
Un album dal carattere pop jazz molto raffinato e melodie eteree come fosse un incontro tra i mondi musicali dei Copeland e dei primi The Reign of Kindo. Molto curato e suggestivo l'interplay tra il piano e l'orchestra presente in molti brani.




#35.Half Moon Run
A Blemish in the Great Light
Dopo un secondo album un po' così così, i canadesi Half Moon Run ritrovano l'ispirazione questa volta per un folk rock di stampo americano, sia psichedelico che pop, molto ben fatto.




#34.The Jon Hill Project
Rebirth
La bellezza di Rebirth risiede nella sua eterogeneità. I vari cantanti ospitati nel progetto di Jon Hill donano un'impronta diversa ad ogni brano. In questo senso Rebirth assume caratteristiche di una raccolta di artisti vari sotto la guida di un unico progetto.






#33.GriffO鬼否
《NEO ENIAC》
Una boccata d'aria fresca nella scena math rock orientale, elevando i cinesi GriffO in primo piano accanto agli altri colleghi.





#32.Body Hound
No Moon
Ascoltare No Moon significa iniziare un'esperienza di totale immersione in ciò che è l'essenza del math rock progressivo di oggi, ovvero quella deviazione che trova punti di contatto in due generi all'apparenza distinti per farli fondere l'uno nell'altro.





#31.Frank Wyatt & Friends
Zeitgeist
Frank Wyatt ha realizzato con Zeitgeist l'ultimo vero grande album di progressive rock sinfonico e jazz del decennio, dove espone tutta la perizia del suo mestiere per un'opera di cui essere fieri e un disco che non avrebbe assolutamente sfigurato accanto alle produzioni degli Happy the Man.





#30.Sleep Tactics
Sleep Tactics
Math rock e post hardcore in un sodalizio abrasivo e sperimentale alla sua massima espressione.





#29.Isbjörg
Iridescent
Gli Isbjörg propongono un prog sinfonico che non è costantemente ansioso di rifarsi ai modelli del passato ma che, attraverso poliritmie e contrappunti melodici, si inserisce nella prospettiva di ciò che stanno facendo oggi i gruppi prog sinfonici più lungimiranti per distaccarsi da quella pesante eredità.



#28.IZZ
Don't Panic
Don't Panic rinnova lo stimolo e l'ispirazione degli IZZ, tra le migliori realtà del prog rock americano contemporaneo, con tanto di synth e polifonie vocali, anche se di loro se ne sono accorti in pochi, restando una band altamente sottovalutata. 





#27.Firefly Burning
Breathe Shallow
In questo terzo sforzo discografico il quintetto londinese torna a servirsi della prestigiosa produzione di Tim Friese-Greene (Talk Talk), rimane fedele alla sfida di avventurarsi in composizioni classico-bucoliche, ma si rende più accessibile rispetto al secondo lavoro, mostrando le possibilità soniche del loro sound grazie ad un calcolato uso della dinamica che li porta dall'intimismo minimale.




#26.Holding Patterns
Endless
Tre ex Crash of Rhinos si ritrovano in questa band con un album sorprendentemente fresco e piacevole, ma soprattutto un nuovo capitolo imperdibile per i fan di emo, post hardcore e math rock.




#25.Owel
Paris
Il lavoro più maturo e completo che gli Owel abbiano finora prodotto, offrendo una solida serie di brani che rafforzano il loro senso malinconico, epico e romantico.



#24.Arch Echo
You Won't Believe What Happens Next
You Won't Believe What Happens Next! persegue benissimo la strada del primo album e mantiene alto il livello qualitativo, oltre che il volume di prog fusion suonata in Caps Lock.




#23.Moon Tooth
Crux
Crux è una lezione di tecnica al servizio dell'intensità, così viscerale e primitiva che è impossibile non rimanerne contagiati.



#22.Anton Eger
Æ
L'opera prima di Anton Eger, batterista dei Jazzkamikaze, risulta essere uno dei lavori più stimolanti e brillanti pubblicati ultimamente in ambito fusion e math rock.




#21.East Of The Wall
NP-Complete
Ascoltando gli East of the Wall mi sono convinto che si pongano una spanna sopra a nomi ben più chiacchierati in ambito prog metal per quanto riguarda la preparazione e il creare strutture musicali tecnicamente complesse. La differenza è essenzialmente questa: se nella maggior parte delle band prog metal ci si focalizza in modo episodico alla prominenza di uno strumento rispetto ad un altro, negli East of the Wall si percepisce un'unità strumentale dove ogni elemento coopera con l'altro e nessuno viene subordinato. Tutta l'architettura è una ragnatela di costante virtuosismo.





#20.Car Bomb
Mordial
Forse non ai livelli eccelsi di Meta nella sua ventata di novità, ma è innegabile da un punto di vista oggettivamente critico quanto sia superiore la portata di Mordial che, facendosi strada con un'irruenza di uno schiacciasassi, espande in ogni direzione concepibile gli elementi e le possibilità presentate nel lavoro precedente.





#19.Narco Debut
Strange & Ever-Changing Depths
Se è palese che i Narco Debut abbiano qualche debito stilistico con band come Coheed and Cambria e Circa Survive, è anche da notare come si distinguano per calibrare sonorità più leggere e oniriche provenienti dal post rock e dallo shoegaze.





#18.From Indian Lakes
Dimly Lit
Joey Vannucchi, titolare della sigla FIL, ha dato nuova linfa al suo progetto musicale con una sintesi esemplare di dream pop.






#17.The Mercury Tree
Spidermilk
Penso che ormai se frequentate le liste di fine anno di altprogcore i The Mercury Tree non hanno bisogno di presentazioni. Sperimentali e coraggiosi, accessibili e idiosincratici...insomma tra i migliori gruppi oggi in circolazione.



#16.Periphery
Periphery IV: Hail Stan
Oltre ad essere un'ottima introduzione alla band, Hail Stan è anche un sunto di quanto hanno avuto e abbiano da offrire i Periphery, qui e ora. Nel senso che il gruppo, durante la sua crescita costante, è arrivato al punto in cui vuole legittimamente spingersi su nuovi parametri senza preoccuparsi di far arrabbiare qualcuno.



#15.Biffy Clyro
Balance, Not Symmetry
Dopo Infinity Land raramente sono rimasto colpito da qualcosa prodotto dai Biffy Clyro. Fortunatamente ho continuato ad ascoltarli dopo il pessimo Ellipsis così ho potuto apprezzare questa colonna sonora che una delle cose migliori prodotte dal trio scozzese da un bel po' di tempo a questa parte.




#14.The Valley Ends
Hearth
L'insieme sonoro dei The Valley Ends è così denso e stratificato da nascondere nelle sue pieghe la drammaticità del post rock e la calma catartica dei soundscapes ambient. Hearth può essere così riassunto in uno scontro di sentimenti musicali contrapposti, fluttuazioni chiaroscure di impalpabili connessioni tra l'evanescenza dell'ambient e la frenesia concreta del math rock.




#13.Snooze
Familiaris
Familiaris è una risposta a chi pensa che il math rock si stia dirigendo verso territori stagnanti, al contrario gli Snooze lo affrontano con originalità consegnandoci uno dei migliori album degli ultimi anni all'interno del genere.




#12.Umpfel
As the Waters Cover the Sea
Un ambizioso contenitore eterogeneo che si espande in varie direzioni all'interno del perimetro progressive metal. 




#11.American Football
American Football
Forse l'abum più completo e maturo degli American Football che arricchiscono la propria tavolozza di midwest emo con shoegaze, dreampop, minimalismo mutuato da Steve Reich e anche un po' di prog.



#10.Issues
Beautiful Oblivion
E' incredibile come gli Issues abbaino reso godibili ingombranti ingerenze di generi abbastanza disprezzati come hip hop e R&B viene molto mitigato da espedienti progressive rock e da agili arrangiamenti dal sapore soul funk che fanno di Beautiful Oblivion un lavoro godibilissimo dove ogni traccia ha una propria impronta sonora.




#9.A Formal Horse
Here Comes A Man From The Council With A Flamethrower
Tutto il prog moderno avrebbe bisogno di più band come gli A Formal Horse per mantenere gli standard qualitativi del genere sopra la media.




#8.Like Lovers
Everything All The Time Forever 
Everything All The Time Forever si colloca in una zona di confine di intenti: è quello a cui dovrebbero ambire molti gruppi indie rock disimpegnati per apparire più interessanti e allo stesso tempo una lezione per chi pensa che per produrre pop colto si debba per forza spingere al massimo la sperimentazione. Nella stessa vena sperimentale di un Thom Yorke o nella visione di confine di pop prog postulata da Steven Wilson, ma senza far pesare ingerenze da intellettualismo ed egocentricità.




#7.Sky Window
.Space
Un suggestivo affresco di fusion psichedelica, un'originale e avventurosa esplorazione che riesce a toccare vari linguaggi della musica strumentale anche molto distanti tra loro, dall'avanguardia al funk jazz progressivo, uniti con grande naturalità, intuito formale e bilanciamento. 




#6.Sleep Token
Sundowning
Se infatti Sundowning ha un pregio oggettivo, oltre ad essere una collezione di brani pressoché perfetta, è quello di traghettare l'estetica utilizzata dal pop moderno dentro il mondo alternative prog e metal, non molto incline ad accettare dettami che provengono dal mainstream, come nessun'altro era riuscito a fare prima d'ora.




#5.Great Grandpa
Four of Arrows
Un piccolo miracolo di arrangiamenti e intuizioni inusuali per un album del genere, tanto che l'indie rock caricato di emo pop si inerpica nei reami dell'art pop più sognante e melodico.




#4.Somos
Prison on a Hill
Un inedito connubio tra synth pop e midwest emo che ha dato origine a delle canzoni riuscite da entrambi i punti di vista. Malinconico ed energetico in egual misura...i Somos si sono davvero superati.




#3.Thank You Scientist
Terraformer
Album doppio per una band che già di suo è sonicamente gigantesca e debordante. Per quanto possa essere paradossale i Thank You Scientist riescono in un'impresa forse senza precedenti e assolutamente impensabile nella prospettiva di tali latitudini musicali, ovvero firmare il loro album più articolato musicalmente e allo stesso tempo più accessibile per orecchie non abituate a tali vertigini.




#2.Parliament Owls 
A Span Is All That We Can Boast
I Parliament Owls, oltre ad essere provvisti di una tecnica strumentale sopra alla media, possiedono un talento per la scrittura a più livelli non solo formale, ma anche stilistica. Il vagare tra math rock, post hardcore e progressive rock crea talvolta improvvise deviazioni estreme in direzione deathcore, per ritornare in modo repentino alle più epiche delle melodie metal. A Span Is All That We Can Boast
è arrangiato con un gusto talmente competente per ogni sfumatura toccata da creare una distanza di umore e atmosfera che sembra di ascoltare un assemblaggio di tante band messe insieme. Ascolto dopo ascolto il disco ha una crescita continua tanto da pensare che un nuovo classico sia appena nato.




#1.Copeland
Blushing
Liricamente e musicalmente Blushing è simile a "Inception": un sogno che contiene un sogno che contiene un ricordo. Un album la cui curatissima produzione porta in superficie così tanti risvolti sonori da non stancare mai e rimanendo comunque molto contenuto e pacato nelle atmosfere. I colori tenui e sfocati della copertina si riflettono nelle musiche e nei temi che riconducono unitariamente a scene di un amore finito, ma ancora vivo nei ricordi del protagonista che Aaron Marsh con la sua splendida voce interpreta con trasporto e malinconia. Arrangiamenti di una profondità e di un gusto d'alta scuola che fanno scoprire ad ogni ascolto un nuovo particolare o una nuova emozione. Un vero capolavoro.