lunedì 14 ottobre 2019

Introducing: Another Sky


I londinesi Another Sky hanno esordito lo scorso anno con l'EP Forget Yourself facendosi notare nell'ambiente alternativo inglese e guadagnandosi un'ospitata allo show Later with Jools Holland con una intensa interpretazione del singolo Chillers. Ora che i Biffy Clyro li hanno scelti per aprire due concerti inglesi questa settimana, pare che gli Another Sky siano pronti per essere conosciuti anche al di fuori dai confini inglesi. Freschi di un secondo EP dal titolo Life Was Coming in Through the Blinds pubblicato a giugno, Catrin Vincent (voce, chitarra e piano), Naomi Le Dune (basso), Jack Gilbert (chitarra) e Max Doohan (batteria) si dichiarano apertamente influenzati dai tardi Talk Talk, tanto che il gruppo, a quanto dicono loro stessi, si sarebbe generato proprio dopo l'ascolto comune di Laughing Stock.

Anche se la musica degli Another Sky non ha l'ambizione di ricreare delle atmosfere così rarefatte e intellettuali, i quattro si sono ritagliati un personale art pop intriso di suggestioni progressive, post rock e dream pop, talvolta crepuscolare e altre volte violentemente melodrammatico, per sottolineare i testi con una spiccata impronta di stampo politico e sociale. Già forti di un solido tessuto sonoro, è nella voce della Vincent che gli Another Sky trovano una caratterizzazione, la quale personalmente in qualche inflessione mi ricorda il timbro passionale di Rose Kemp. La produzione completa della band per ora comprende i due EP e il singolo Chillers già menzionati con in più gli altri due singoli Avalanche e Capable of Love, in attesa di un annunciato debutto che forse vedrà la luce nel 2020.









venerdì 11 ottobre 2019

Thumpermonkey - Live At The Victoria (2019)


Ottobre 2017: esce l'EP Electricity. Ottobre 2018: esce l'album Make Me Young, etc. Ottobre 2019: è il momento per i Thumpermonkey di pubblicare il loro primo album dal vivo registrato quest'anno (a maggio) durante la promozione di queste ultime fatiche discografiche. Naturalmente Live At The Victoria contiene anche brani che risalgono a qualche anno fa, stranamente solo uno tratto da Sleep Furiously (Wheezyboy) e addirittura tre dal mini album We Bake Our Bread Beneath Her Holy Fire (Abyssopelagic, Whateley, Proktor Cylex). Inutile aggiungere che i Thumpermonkey sanno preservare e ricreare il complesso equilibrio dinamico che permea le composizioni, le quali suonano potenti e grandiose anche live.


mercoledì 9 ottobre 2019

JYOCHO - A Perfect Triangle, Rising Sun Human (2019)


Dopo A Parallel Universe i JYOCHO del chitarrista Daijiro Nakagawa pubblicano un altro EP di quattro tracce 綺麗な三角、朝日にんげん (A Perfect Triangle, Rising Sun Human). A parte l'introduttiva title-track che fa sfoggio di tecnicismi math rock e jazz, si contrappongono le rimanenti tre tracce, le quali danno totalmente spazio al lato più introspettivo e semi acustico del gruppo, ultimamente in parte sperimentato anche nel full length The Beautiful Cycle of Terminal. Questo indirizzo verso l'impianto a ballata può essere interpretato anche come un'estensione della recente prova solista di Nakagawa In My Opinion, pubblicata la scorsa primavera, che collezionava una serie di composizioni riflessive math rock per chitarra acustica.




lunedì 7 ottobre 2019

Like Lovers - Everything All The Time Forever (2019)


Il progetto Like Lovers esiste omai da diversi anni, tanto che il primo EP Former Selves risale al 2013. Solo ora comunque il polistrumentista Jan Kersche, titolare della sigla, è riuscito a dare alle stampe il suo primo lavoro full length con il titolo di Everything All The Time Forever. L'album scritto e prodotto in solitaria da Kersche prende le sembianze di un laboratorio personale proiettato nel mettere alla prova la propria creatività, affidandosi alla tecnologia moderna per scrivere perfette canzoni art pop. Nel suo studio individuale sulla materia Kersche utilizza tastiere, synth e chitarra contaminandole con atmosfere elettroniche nella stessa vena sperimentale di un Thom Yorke o nella visione di confine di pop prog postulata da Steven Wilson, ma senza far pesare ingerenze da intellettualismo ed egocentricità.

Al centro di Everything All The Time Forever c'è la canzone, non la firma di chi l'ha scritta, ed in questo Like Lovers trova un'affinità con un altro progetto a carattere individuale di nome Quiet Child. Kersche dimostra infatti un'ottima padronanza della versatilità necessaria a donare la giusta impronta ad ogni pezzo, in modo che il sound possa respirare in un limbo senza tempo e scollegato da impostazioni stilistiche eccessivamente rigide. Cioè, Kersche non si preoccupa di far suonare un pezzo troppo minimale, troppo elettronico o troppo artificiosamente avant-garde, senza il peso di dimostrare di essere il primo della classe è libero di mantenere una certa distanza dalla trappola del manierismo art pop. Everything All The Time Forever si colloca in una zona di confine di intenti: è quello a cui dovrebbero ambire molti gruppi indie rock disimpegnati per apparire più interessanti e allo stesso tempo una lezione per chi pensa che per produrre pop colto si debba per forza spingere al massimo la sperimentazione. 



https://wearelikelovers.com/

sabato 5 ottobre 2019

Issues - Beautiful Oblivion (2019)


Arrivati al terzo album con Beautiful Oblivion è arrivato il momento di parlare anche tra queste pagine degli Issues. Partiti nel 2014 con l'omonimo album come band metalcore con influssi R&B e nu metal, con il secondo Headspace hanno progredito (a seconda dei punti di vista) e si sono cimentati in un piacevole e divertente mix di post hardcore, hip hop, djent e pop, incrementando la tecnica e accentuando ancora di più le caratteristiche singole del mix di generi del primo lavoro, in una specie di versione in caps lock dei Dance Gavin Dance.

Con l'addio lo scorso anno del cantante Michael Bohn, che si occupava delle unclean vocals, gli Issues hanno operato un doppio cambiamento. Oltre alla decisione di non sostituire Bohn e quindi dedicarsi quasi completamente alle clean vocals, con Beautiful Oblivion gli Issues si impongono come consumati strumentisti con le idee chiare e che sanno quello che fanno, mettendo del criterio razionale nella loro formula eterogenea. Questo non vuole dire sacrificare il divertimento ma, se Headspace poteva apparire solo come un giro sulle montagne russe, adesso la band mette lo stile al servizio della tecnica e non viceversa, compilando una collezione di gran gusto.

Gli Issues sembrano chiarirlo fin da subito con l'apertura di Here's to You, il brano più solido e potenzialmente meno "contaminato" che abbiano mai scritto. In più i piccoli tecnicismi disseminati e nascosti nelle pieghe delle architetture sonore trasformano le tredici tracce in qualcosa di più che semplici surrogati di nu metal-core. Questo significa che il peso di ingombranti ingerenze di generi abbastanza disprezzati come hip hop e R&B viene molto mitigato da espedienti progressive rock e da agili arrangiamenti dal sapore soul funk. Beautiful Oblivion è anche fortunatamente un album che non si ripete dove ogni brano possiede un propria impronta sonora.

venerdì 4 ottobre 2019

Jakub Zytecki - Nothing Lasts, Nothing's Lost (2019)


Il chitarrista Jakub Zytecki continua a far proseguire la propria carriera solista sull'impronta di quello che è stato il suo gruppo di riferimento Disperse. Anche la progressione e lo sviluppo della sua visione musicale sembra procedere in modo contiguo tra le due incarnazioni artistiche che da djent progressivo è passato ad inglobare elementi ambient pop ed electro rock, dando al metal un tocco futurista ed etereo. Come nei due EP precedenti, nel suo secondo album Nothing Lasts, Nothing's Lost Zytecki ritorna ai propri virtuosismi fusion con un sound jazz metal molto rilassato che sposa atmosfere world music e new age, portando a casa l'ospitata eccellente di Fredrik Thordendal (Meshuggah) nel brano Creature Comfort. Il connubio tra sonorità moderne attuate con eleborazioni elettroniche, manipolazioni ritmiche, campionamenti e la tradizione di chitarra strumentale, fa confluire la produzione in una sorta di limbo spirituale/musicale alla Bon Iver. Diciamo che proprio per questa particolare direzione, Zytecki si conferma il più riconoscibile e originale tra i suoi colleghi della sette corde.



giovedì 3 ottobre 2019

The Niro featuring Gary Lucas - The Complete Jeff Buckley & Gary Lucas Songbook (2019)


Dopo 25 anni ecco la notizia che non ti aspetti riguardante l'universo di Jeff Buckley e forse l'unica meritevole di una segnalazione nella selva di raccolte postume e posticce che hanno costellato la discografia post mortem di Buckley. Infatti Gary Lucas, il chitarrista che diede l'avvio alla carriera di Buckley, nonché co-autore delle immortali Mojo Pin e Grace, si è deciso a registrare ufficialmente anche tutti i restanti brani inediti scritti insieme a Buckley. I due si conobbero durante il concerto tributo a Tim Buckley e Lucas, ammaliato dal ragazzo, lo convinse a lavorare insieme a lui presentandogli alcuni pezzi che stava elaborando.

Nacque così la band Gods And Monsters durata lo spazio di pochissimo tempo e con un repertorio di dodici canzoni mai incise in modo professionale e suonate solo dal vivo, divenendo una delle più grandi occasioni mancate della storia del rock. Qualcosa di questo periodo trapelò sotto forma di demo casalingo in quel raschiamento del fondo di barile che fu Songs to No One 1991–1992, ma l'album The Complete Jeff Buckley & Gary Lucas Songbook raccoglie finalmente tutti questi brani, aggiungendo i già noti Mojo Pin e Grace, in una veste definitiva a quell'esperienza purtroppo incompiuta. L'album è stato presentato in anteprima mondiale il 21 luglio dal vivo a Roma.

Per portare a termine il gravoso compito vocale Lucas ha scelto il cantautore italiano Davide Combusti in arte The Niro e nel primo singolo che apre anche l'album No One Must Find You Here la resa è degna di uno dei brani più potenti e suggestivi tra quelli rimasti purtroppo sino ad oggi nel cassetto e registrato in studio per la prima volta con altri titoli come Story Without Words, In the Cantina, Distorsion e Bluebird Blues. Da parte mia speravo in una versione definitiva in studio di No One Must Find You Here, soprattutto dopo averla ascoltata anche nell'interpretazione di Ninet Tayeb (visibile più sotto) quando ancora era una cantante conosciuta solo in Israele e lontano dalla visibilità ricevuta grazie alla collaborazione con Steven Wilson. Per la versione di Buckley e Lucas, invece, ci dovremo accontentare solo di quella bootleg per l'eternità.