domenica 5 luglio 2020

New Ghost - Future is Dead (2020)


Con la costante del fondatore Chris Anderson i New Ghost vanno considerati come una band dalla line-up aperta e mai uguale a se stessa. Dopo aver esordito con l'album New Ghost Orchestra lo scorso anno, Anderson ha riunito un manipolo di musicisti per registrare alcune nuove canzoni e scegliere le tre rappresentativamente migliori per un EP che concettualmente avesse la forza di mostrare l'intensità del gruppo diluite in uno spazio di tempo limitato. Future is Dead lavora quindi sulla parte emozionale dell'art rock, attingendo ad atmosfere malinconiche e solenni che appartengono al retaggio alternative e post rock inglese, avvicinandosi alla stessa visione ad ampio respiro degli Aereogramme. Come questi ultimi concepivano il post hardcore in una dimensione orchestrale, i New Ghost ampliano gli orizzonti del dream pop contando su una ballata elettronica come Fountain e una dall'incontro sonico di post rock e shoegaze come Your Reds ed infine sconfinare dai parametri della new wave attraverso leggeri accenni prog con Every River. Dopo un esordio che poteva dare indicazioni confortanti sulla bontà della proposta di Anderson, Future is Dead, anche se conta su tre sole tracce, è abbastanza sufficiente per confermare i New Ghost come una band da seguire con attenzione.


venerdì 3 luglio 2020

McStine & Minnemann - McStine & Minnemann (2020)


Tra le decine di collaborazioni che si intercambiano tra artisti in ambito prog, c'è un nuovo duo (o superduo) che si affaccia all'orizzonte. Il nome di Marco Minnemann di sicuro non costituisce una novità in tale ambiente, meno noto può risultare quello di Randy McStine. Eppure per i lettori di altprogcore non dovrebbe essere del tutto sconosciuto. Supportato fin dagli esordi da Nick D'Virgilio con il nome di Lo-Fi Resistance, McStine ha pubblicato due album ed in seguito ha abbandonato la sigla per mettersi in gioco con il proprio nome e comunque continuando ad ospitare nelle sue produzioni musicisti che ruotano attorno all'universo prog. Uno di questi è stato proprio Minnemann il quale, dopo aver collaborato con McStine a livello solista per alcuni singoli, ora si unisce a McStine, realizzando un intero album completato a distanza, scambiandosi i file e le idee via internet come andava di moda tra musicisti anche prima dell'emergenza Covid-19.

Il contenuto musicale di McStine & Minnemann era inizialmente previsto per un EP, ma poi le idee stimolanti e reciproche di entrambi lo hanno trasformato in un album di 35 minuti suddiviso in dieci tracce. Da ciò si può evincere che la loro durata, presa singolarmente, risulti tutt'altro che elevata. Sia Minnemann che McStine, come accennato, si sono cimentati separatamente in attività soliste, il batterista ha addirittura una discografia piuttosto corposa. Le doti compositive quindi ai due non mancano e per la scelta del percorso da intraprendere nell'album si sono indirizzati verso sentieri sicuri ed a loro già noti. Ecco quindi che McStine & Minnemann è un concentrato di prog, pop e art rock che si inserisce in continuità e in sintonia nell'ottica di quanto già prodotto dal duo anche in ambiti autonomi.

I brani rispettano nella maggior parte dei casi la forma canzone, ma è negli intermezzi che il duo si dedica a soluzioni prog, attraverso passaggi strumentali elaborati. Il drumming di Minnemann è come sempre volto a sottolineare le doti di virtuoso dello strumento che talvolta sfocia nel lezioso. Per fortuna il gusto pop rock di McStine funge da ottimo contraltare al fine di mantenere lo svolgimento su binari non troppo fini a se stessi e sopra le righe. Ciò che emerge da McStine & Minnemann è il talento indiscutibile dei due e la sensazione che potrebbero fare faville anche in eventuali orizzonti maggiormente declinati al prog, in una veste a più ampio respiro.



mercoledì 1 luglio 2020

Altprogcore July discoveries


Disheveled Cuss è il progetto solista di Nick Reinhart, chitarrista e voce dei Tera Melos. Conoscendo Reinhart ci troviamo di fronte ad un rock alternativo sempre teso verso le soluzioni e variazioni tematiche meno scontate, ma che in questo caso cerca una via più lineare rispetto alle folli strutture dei Melos.



Una band greca che proviene da origini black metal e che con il nuovo Eden In Reverse cambia totalmente prospettiva. Gli Hail Spirit Noir si reinventano come art rockers retrofuturisti costantemente affascinati da atmosfere dark e gotiche, con qualche dose di post prog.



A parte sapere che è un trio proveniente da Portland (Maine, non Oregon) poche altre informazioni sono note degli As Real, anche perché Marveless è il loro primo lavoro e, seppure viene definito un EP, la lunghezza dei brani in esso contenuti può benissimo comparare l'esordio ad un vero e proprio album. Il sound è uno scontro tra shoegaze, space rock e i Deftones più psichedelici.



W,TR o Wolf, the Rabbit è il progetto solista di Sam Sartorius dei jazz math rockers Le Grand. L'album Maypole prende il math rock da una prospettiva elettronica e dreampop.



Gli Helicopria nella loro carriera hanno prodotto tre EP ed è stata la prima band in cui ha militato il batterista JP Bouvet. Il connubio tra alternative, emo e prog viene paragonato da loro stessi a band come Circa Survive, Paramore e The Dear Hunter.

mercoledì 24 giugno 2020

Hum - Inlet (2020)


Per il rock alternativo americano degli anni '90 gli Hum sono una vera e propria leggenda, avendo influenzato con il loro sound spazialmente shoegaze decine di band emo, alt metal e post hardcore del nuovo millennio come The Felix Culpa, Hopesfall e Junius. Dopo il quarto album in studio del 1998 Downward is Heavenward il gruppo si è sciolto nel 2000 per poi riformarsi saltuariamente solo per partecipare ad alcuni festival. Dal 2017 gli Hum avevano reso noto di lavorare ad un nuovo album di inediti, ma da quel momento le notizie ufficiali non hanno dato più segni di vita. Fino a ieri quando all'improvviso, senza alcun annuncio preventivo, il gruppo ha pubblicato a sorpresa il quinto album Inlet.

Il lavoro segna senza dubbio un ritorno in grande stile, dato che l'inimitabile formula degli Hum non ha perso una briciola della sua intensità, al contrario le canzoni pulsano dall'infinito spazio profondo dello shoegaze e della distorsione, creando un perpetuo muro psichedelico siderale nel quale perdersi, in direzione di un viaggio verso i meandri più caleidoscopici dell'elettrificazione.

Anche la produzione appare sempre più solida, corposa e compatta rispetto al passato, dando modo a pezzi come Waves e Cloud City di muoversi con sicurezza solenne tra i droni cadenzati delle stratificazioni elettriche e i lontani echi distorti. Il sound è talmente amplificato e poderoso da sfiorare lo stoner e il doom nei trip acidi di In the Den e The Summoning. A tale proposito stupisce positivamente la scelta di dedicarsi a variazioni ad ampio respiro, i quali permettono di dilatare la ricerca sonica e regalare le tracce più lunghe della carriera della band.

In nove cadenzati minuti Desert Rambler è prima un razzo puntato verso le stelle più brillanti, poi si culla in tranquilli oceani fluorescenti di echi lontani. Folding presenta un registro chitarristico avvolgente, dove l'impasto sempre in equilibrio precario tra assonanza e dissonanza si inerisce nel filone pop dello shoegaze. La conclusiva Shapeshifter è una lunga coda che sprofonda in una malinconia siderale accompagnata ancora da chitarre elettriche affilate mai apparse così accoglienti e leggiadre. Dopo ventidue anni di assenza dalla studio di registrazione, con Inlet gli Hum mantengono altissima la reputazione che si sono conquistati, pur rimanendo costantemente un culto ai margini della musica di consumo.


lunedì 22 giugno 2020

Align in Time - On a Spiral (2020)


Il giovane chitarrista di Providence John Boles è attivo con il nome Align in Time da alcuni anni, e già nel 2011 aveva esordito con un album dal titolo Me and My Arrow. La sua è una musica strumentale sospesa tra post rock e prog, nella stessa linea del costruire paesaggi sonori simili a Tides of Man, Caspian e Vasudeva. Il seguito di Me and My Arrow arriva solo ora, a distanza di nove anni, ma On a Spiral si fregia di una consapevole maturità e una produzione ben bilanciata sulle dinamiche, un aspetto fondamentale per questa tipologia di musica.

Coadiuvato dal batterista Tyler Mahurin, Boles mette insieme una scaletta fatta di brani che al loro interno mutano equamente da introspettivi passaggi atmosferici a solenni crescendo, proprio nella miglior tradizione e lezione impartita dal post rock. Ma il senso melodico di Boles e la sua predilezione per gli accenti limpidi e riverberati della chitarra, fanno in modo che On a Spiral si accosti anche alle deviazioni più orecchiabili del math rock moderno. Il suo lavoro sullo strumento comprende infatti anche arpeggi stratificati, riff spigolosi e note legate a cascata come nel tapping.

This is Later raggruppa proprio tali caratteristiche, partendo da una cellula math rock per poi svilupparsi in un vorticoso saliscendi di arpeggi e solismi. Gli orizzonti distanti e i grandi spazi evocati da Absorb e Finish It adottano la potenza strumentale propria di band alternative art rock come Thrice e Dredg. Una caratteristica che si riflette sulle dinamiche e sulle sonorità di molto altro materiale presente nell'album, innescando una malinconia di fondo presente su Speaking, I Go Too e nelle collegate No Miracle e If There's Nothing You Can Do. Alla fine uno dei complimenti migliori che si possa fare a On a Spiral è che si lascia ascoltare più volte senza essere sopraffatti da un senso di stanchezza. La sua forza melodica e la sua carica emozionale ne fanno un gradevole ascolto di questi tempi.


martedì 16 giugno 2020

Ebonivory - The Long Dream I (2020)


Se siete ancora dopo molti anni alla ricerca di nuove leve provenienti dalla scena progressive rock australiana, quindi di conseguenza molto influenzata dall'aspetto metal e post hardcore, gli Ebonivory possono riempire quella voglia di aggiungere qualcosa alla già ricca proposta.

Dopo due EP (Ebonivory I, 2014 - Ebonivory II, 2016) e un album (The Only Constant, 2015), il nuovo The Long Dream I, pubblicato il 5 giugno, appare come un'opera che si presenta ambiziosa nello svolgimento, ovvero un concept che sarà suddiviso in due parti e incentrato sui ricordi famigliari dell'adolescenza del cantante Charlie Powlett, il quale ha fondato il gruppo nel 2014 ed in seguito si è affiancato agli amici chitarristi Jake Ewings e Louis Edwards, al bassista Connor McMillan e al batterista David Parkes. The Long Dream I è interamente autoprodotto ed è stato masterizzato dall'ormai presenza fissa nelle produzioni australiane di questo tipo Forrester Savell.

A differenza dei loro conterranei nel trovare un sound metal che li possa contraddistinguere, ma che comunque rimane ancorato ai dettami classici del genere, gli Ebonivory possiedono un'impronta stilistica molto statunitense nel preservare la linea che unisce progressive rock e post hardcore, aggiungendo una componente di epic metal alla formula. Il ricorso a sfumature djent e a ritmiche estremamente elaborate, molto evidente e prominente nell'interplay tra basso e batteria, richiama con forza gli stilemi di quella scuola, che nel tempo si è definita come experimental post hardcore o come sua deviazione nello swancore. Il risultato è un mix tra il tecnicismo melodico e hardcore degli Eidola e il power prog metal dei Caligula's Horse. Proprio per questo ad un orecchio smaliziato e ormai avvezzo a tali sonorità, gli Ebonivory forse non susciteranno un grande impatto.

sabato 13 giugno 2020

Spirit Fingers - Peace (2020)


Il pianista jazz Greg Spero e la sua creatura Spirit Fingers pubblicano il secondo album Peace, che arriva a due anni dal sorprendente esordio del quartetto, che conta Dario Chiazzolino alla chitarra, Mike Mitchell alla batteria e il nuovo arrivato Max Gerl al basso, che va a sostituire
Judi Jackson presente in quattro tracce, ricordando che Spero è stato coinvolto in passato pure nel pop mainstream quando aveva affiancato Halsey nei suoi tour, anche se qui naturalmente l'approccio è prettamente soul jazz. Inoltre abbiamo la presenza di Braxton Cook (Spirt Food) e Greg Ward (Cokes with Gregs) al sassofono, Bubby Lewis (Nolo) al basso e Jonathan Scales (Lamelia) alla batteria.

Peace è quindi in definitiva un album molto più eclettico del primo lavoro, mostrando vari aspetti della versatilità compositiva di Spero, che va dal jazz rock alla Return to Forever al soul e alla fusion degli Snarky Puppy, fino all'improvvisazione più prettamente nu jazz. Le tante anime di Peace denotano anche una velleità di spingersi verso ogni possibile declinazione del jazz contemporaneo, tentando strade differenti dove il quartetto si trova comunque sempre a proprio agio.