mercoledì 19 settembre 2012

echolyn - The Series 7 Collection


Gli echolyn hanno inaugurato un nuovo progetto che prevede la pubblicazione solo in formato digitale di sette nuovi brani registrati durante le session dell'ultimo album. I primi due sono appena stati resi disponibili tramite la loro pagina bandcamp e gli altri andranno ad aggiungersi con cadenza mensile.

15 Days è in realtà già stato edito nella compilation del 2006 After The Storm - A Benefit Album for the Survivors of Hurricane Katrina ed è un diario di viaggio del primo tour europeo intrapreso dalla band nel 2005. Qui appare in veste rimasterizzata e remixata. Il vero nuovo pezzo Accumulated Blur, ispirato invece a tre giorni passati nella Valle della Morte, riprende naturalmente lo stile pacato dell'ultimo album con qualche accenno al precedente The End is Beautiful.




www.echolyn.com

lunedì 17 settembre 2012

Introducing Sharks Took The Rest


Dopo Olympic Swimmers, Half Moon Run e Firefly, segnalo un gruppo inglese affine ai tre appena citati che, per inciso, non hanno a che vedere con il progressive, ma hanno un'attitudine molto interessante nel maneggiare pop e folk in modo intelligente.
Gli Sharks Took The Rest hanno realizzato il singolo Rename the Planets e l'EP Grounds for Hearts to Swell, entrambi nel 2011, e tra poco dovrebbero finalmente pubblicare il loro album d'esordio intitolato Too Late for Logic. Il gruppo chiama il proprio stile panormic pop e, in effetti, il settetto include elementi di chamber pop (grazie allo stabile intervento di viola e violoncello), elettronica e progressioni slanciate verso paesaggi eterei. A cucire il tutto la magnifica voce di Beccy Owens che intepreta canzoni come Bring Her Back, Ancestors e Sleeping Conneptions alternando momenti di semplicità ad altri di assoluta bravura (potete verificare che sa il fatto suo anche negli estratti video ripresi dal vivo).





ANCESTORS from Sharks Took The Rest on Vimeo.


SLEEPING CONNIPTIONS - Sharks Took The Rest from Sharks Took The Rest on Vimeo.





www.sharkstooktherest.com

venerdì 14 settembre 2012

MYSTERY - The World is a Game (2012)


Quando quei bulli smargiassi degli Yes (detto bonariamente, sia chiaro) pensarono di liberarsi del peso di Jon Anderson, impossibilitato ad imbarcarsi in un tour a causa di una malattia, assunsero il cantante canadese semi sconosciuto Benoit David, con il quale, a sorpresa, incisero pure la loro ultima opera in studio. Gli Yes decisero poi di dare il benservito anche a David e sostituirlo con l'attuale vocalist dei Glass Hammer Jon Davison. Ora David è tornato ai lidi più tranquilli della sua vecchia band Mystery, insieme al chitarrista, tastierista e produttore Michel St-Père.

A sentire questo nuovo album dei Mystery, Benoit David non ha perso molto dall'allontanamento dello storico gruppo degli anni '70, perché, se è vero che il progressive rock attualmente si ripete, avvitandosi su se stesso - e anche gli Yes non sono immuni a questa regola -, The World is a Game non sarà un capolavoro, ma è un signor album di neo-progressive che può tener testa a tutte le operazioni nostalgia odierne.

I Mystery in passato hanno realizzato degli album carini, qualcuno abbastanza modesto, ma finora non avevano mai creato un'opera solida come The World is a Game. Dal punto di vista strumentale, a parte quindi le note doti vocali di David, St-Pére infonde calore e gusto alle chitarre e dosa con equilibrio le tastiere, alla batteria c'è Nick D'Virgilio, ormai un'icona del prog contemporaneo, il che è più che una garanzia e al basso troviamo l'ottimo Antoine Fafard degli Spaced Out.

Musicalmente pezzi ben costruiti come Pride e l'immancabile suite Another Day fanno pensare ai conterranei Rush. Altre cose come la title-track e Dear Someone sono abbstanza moderne da affondare le proprie radici nel neo-prog anni '90, in particolare mi ricordano un gruppo, oscuro ma titolare di un buon album, chiamato Crucible. Insomma, i rimandi nel progressive rock non finiscono mai (purtroppo o per fortuna a seconda dei punti di vista) e i Mystery non fanno eccezione, ma The World is a Game si lascia ascoltare molto, molto bene.





Trcklisting:

1. A Morning Rise (1:18)
2. Pride (11:28)
3. Superstar (6:59)
4. The Unwinding of Time (0:49)
5. The World is a Game (7:57)
6. Dear Someone (6:21)
7. Time Goes By (6:04)
8. Another Day (19:02)

http://www.unicornrecords.com/mystery/news.html

giovedì 13 settembre 2012

Sanguine Hum - Live in America (2012)


E' appena uscito questo live dei Sanguine Hum, per ora in versione digitale, il quale riporta l'esibizione integrale della band di Oxford al ROSfestival, registrata il 6 maggio di quest'anno in USA. Oltre a suonare materiale dal primo album dei Sanguine Hum Diving Bell, il gruppo ha riproposto alcuni brani risalenti alle sua precedenti incarnazioni, ovvero Antique Seeking Nuns e Joff Winks Band, con in più qualche inedito.

Il ricavato delle vendite andrà a finanziare i prossimi progetti dei Sanguine Hum: le registrazioni del nuovo album in preparazione The Weight of the World e il DVD del concerto. Entrambi previsti per la pubblicazione nei primi mesi del 2013.





http://troopersforsound.com/
http://www.sanguinehum.bandcamp.com

martedì 11 settembre 2012

THUMPERMONKEY - Sleep Furiously (2012)


Dopo dieci anni di attività e quattro album alle spalle, i Thumpermonkey (nati come progetto solista di Michael Woodman) sono passati dall'anonimato ad emergere finalmente come una delle migliori realtà dell'underground progressivo britannico. Dopo l'apprezzato mini album We Bake Our Bread Beneath Her Holy Fire, i Thumpermonkey (che ora hanno tolto il Lives! dal nome), freschi di contratto con la label Believers Roast di Kavus Torabi (Knifeworld, Guapo, Cardiacs), usciranno il 31 ottobre con il nuovo Sleep Furiosly (pre-ordinabile qui). 

Sleep Furiosuly sancisce la decantazione del sound già maturo dei Thumpermonkey il quale, nonostante sia cupo e contorto, sprigiona una forza vitale primordiale. Quello di pezzi come la marziale Wheezyboy (riarrangiamento di un vecchio brano), la schizzata Direct o la minacciosa Blackout è un perenne saliscendi di dinamiche contrastanti che convivono nello stesso magma incandescente. L'inaugurale When Scouts Go Bad, con il suo scanzonato incedere, è un miscuglio tra il sound parodistico pronk dei Cardiacs e quello estremamente serioso degli Oceansize. I Thumpermonkey un attimo prima si infiammano con tirate quasi metal, l'attimo dopo raffreddano il clima con arpeggi calmi e misteriosi. In questo frangente Woodman si dimostra un maestro nell'accostare inusuali accordi dissonanti e consonanti - dando luogo ad imprevedibili e costanti cambi armonici - specialmente in tre pseudo ballate dal sapore dolceamaro come Toxcatl, The Rhetorician e Own.


Questo continuo alternare atmosfere eterogenee permette alla band di non essere collocata in un genere predefinito: la loro musica non è né metal, né rock alternativo, ma piuttosto assomiglia ad uno studio intellettuale che ruota intorno ad entrambi. Le magnifiche Deficit e Sleeve sembrano proprio dei trattati alt-metal sulla costruzione di tensioni in crescendo cervellotici. La chitarra di Woodman, accordata in modo da far risaltare i toni bassi, infonde ancora più drammaticità e violenza ai riff già abbastanza aspri. Ma nulla è come sembra nella musica del gruppo, su Pigheart le atmosfere dark vengono smorzate da una solarità che si insinua tra le pieghe delle melodie e le inaspettate armonie vocali.

Se ancora non conoscete questo gruppo vi consiglio al più presto di ovviare a questa lacuna, perché i Thumpermonkey sono stati nell'ombra per troppo tempo e con questo lavoro dimostrano di essere pronti per qualcosa di più grande.



Sleep Furiously by thumpermonkey

Tracklisting:

1) When Scouts Go Bad
2) Direct
3) Wheezyboy
4) Deficit
5) The Rhetorician
6) Pigheart
7) Sleeve
8) Own
9) Toxcatl
10) Blackout
11) Quiet Earth

http://thumpermonkey.com/
http://thumpermonkey.bandcamp.com/
http://soundcloud.com/thumpermonkey-lives

mercoledì 5 settembre 2012

THANK YOU SCIENTIST - Maps Of Non-Existent Places (2012)


Con un po' di ritardo debbo assolutamente segnalare questo album che colpevolmente mi era passato sotto il naso qualche tempo fa e l'ho lasciato sepolto sotto ad altre priorità. Dopo averlo ascoltato "mi pento e mi dolgo" di non averlo fatto prima poichè Maps Of Non-Existent Places è destinato a divenire una delle migliori uscite di quest'anno. Thank You Scientist è un setteto proveniente dal New Jersey al quale l'etichetta altprogcore calza alla perfezione. La carne al fuoco è tanta e, forse, per alcuni sarà pure troppa, fatto sta che su Maps Of Non-Existent Places vengono toccati i generi musicali più disparati partendo beninteso dall'heavy prog moderno di matrice marsvoltiana. Ma i Thank You Scientist cercano di spingersi oltre grazie all'aggiunta di violino, viola, sax e tromba, tanto che in alcuni passaggi più arditi si arriva a sfiorare i territori del Rock In Opposition.

A questo punto si capirà che la musica della band è densa, complessa e altamente adrenalinica. Il jazz, il funk, l'R'n'B e il folk etnico dell'est europeo sono altre meteore che transitano nell'orbita musicale dei Thank You Scientist (se volete farvi un'idea ascoltate il "piccolo" condensato dell'incredibile Blood on the Radio) il tutto senza forzature o stucchevolezze. Scusate ma ora vado di corsa ad ascoltarmi il loro EP d'esordio The Perils of Time Travel.

edit: 09/09/12

Nel frattempo Maps of Non-Existent Places è diventato album dell'anno nella mia classifica personale. Come sempre il 2012 non è finito e tutto ciò è provvisorio, comunque aggiungo a questo post, per completezza, quello che ho scritto sulla mia pagina RYM "Best of 2012":

Un esordio da paura! Questo è quanto di meglio si possa chiedere al prog rock moderno. Dopo un buon EP uscito l'anno scorso, i Thank You Scientist, con un balzo di qualità impressionante, sfornano un'opera ambiziosa ed eclettica. Il gruppo è formato da sette giovani del New Jersey che provengono da studi jazz e classici. E si sente.

Se il punto di partenza dei TYS rimane un hard prog alternativo che riprende il meglio di band come The Mars Volta, Kaddisfly e Coheed and Cambria, il settetto ci aggiunge qua e là dosi di funk, folk etnico, fusion e power pop. Al classico impianto di basso-chitarra-batteria vengono integrati strumenti come sax, tromba, violino, viola. Fin qui nulla di nuovo, ma il tessuto sonoro è così denso e traboccante che la sua ricchezza finisce per investire l'ascoltatore come un fiume in piena.

Il risultato è un album ricco di spunti, che incredibilmente funzionano, imprevedibile nelle sue variazioni, non solo tematiche ma anche di genere e che ci mostra un gruppo giovane, affiatato e già ricco di talento. Una rivelazione!



http://thankyouscientist.net

domenica 2 settembre 2012

BIG BIG TRAIN - English Electric (Part One) (2012)


In questi ultimi anni i Big Big Train sono stati tra i gruppi di progressive rock più attivi e prolifici e, nonostante siano sulla breccia ormai da moltissimo tempo, non è più un mistero che stiano attraversando proprio in questo momento il loro periodo d'oro. Sia per popolarità che per ispirazione. I due fondatori Andy Poole e Gregory Spawton sono oltretutto riusciti a coinvolgere nella band musicisti (divenuti ormai membri effettivi) come Nick D'Virgilio, Dave Gregory e il cantante David Longdon che per un soffio non diventò il nuovo frontman dei Genesis dopo l'abbandono di Phil Collins. In questo album troviamo poi ospiti quali Andy Tillison e Danny Manners.

English Electric (part one) è un concept album che prosegue, in un certo senso, l'interesse di Spawton nei confronti della storia delle città inglesi e della loro edificazione. Attualmente non mi verrebbe in mente una band più genuina dei Big Big Train per descrivere lo stato attuale del prog sinfonico moderno. Dopo album di gran spessore come The Underfall Yard, Far Skies Deep Time e la riedizione che ha trasformato English Boy Wonders in un piccolo capolavoro, i Big Big Train non hanno perso una briciola della loro ispirazione e pubblicano l'ennesimo colpo da maestro. Su English Electric (Part One) funziona tutto a meraviglia: le melodie, gli arrangiamenti le parti soliste dei vari strumenti.

Il pregio principale che imputo ai Big Big Train è che sono sempre riusciti ad essere meno sfacciati e pedanti di altri nello sventolare le loro influenze nei confronti dei gruppi storici del progressive. E anche se ciò accade non reca mai fastidio. Alcuni brani - sia qui ma anche in passato - danno la sensazione come se la band di Poole e Spawton stesse costruendo una perfetta sintesi tra le sonorità di Trespass e Wind and Wuthering.

Su The First Rebreather si notano, ad esempio, le classiche somiglianze con i Genesis (nel ritornello e nel solo finale di synth), ma il brano incorpora principalmente la poetica maliconica del gruppo che richiama i grigi paesaggi urbani inglesi mitizzati da Spawton. Un altro brano costruito su simili presupposti è la epica Summoned by Bells, un mosaico di temi che, tra arpeggi alla Anthony Phillips, echi di progressioni alla Tony Banks e una coda soft con ottoni, si dipana per oltre 9 minuti.


Uncle Jack è una canzone insolita per i Big Big Train, guidata da un banjo arpeggiato e da bellissime armonie vocali, sembra un incrocio tra Sufjan Stevens e gli XTC più bucolici. Un'altra delicata ballata è Upton Heath che, grazie al moderato intervento di fisarmonica e violino, assume sfumature vagamente irlandesi.

La calma intimità trasmessa da Winchester from St. Giles' Hill è una specie di ritorno al passato alle atmosfere di Bard, forse l'album più sottovalutato dei Big Big Train. A Boy in Darkness riprende, all'inizio, quel soffuso carattere jazzato simile a Buying New Soul dei Porcupine Tree, poi si trasforma in un tour de force che lascia spazio ai solismi della band. La conclusiva Hedgerow mescola i Genesis di The Lamb con i Birds, ma le melodie cristalline sono appannaggio dei Big Big Train.

English Electric (Part One) è un album molto più eclettico dei suoi predecessori, dove ogni brano cerca di descrivere uno scorcio differente della tavolozza sonora dei Big Big Train. Attendiamo ora pazientemente la seconda parte prevista per il 4 marzo 2013.