giovedì 17 dicembre 2009

Altprogcore 50 best records: 2000-2009


50.Glassjaw - Worship and Tribute (2002)
49.Frogg Café – Fortunate Observer of Time (2005)
48.Jaga Jazzist – What We Must (2005)
47.Thieves’ Kitchen – Shibboleth (2003)
46.Jeremy Enigk – World Waits (2006)
45.Marillion – Happiness is the Road (2008)
44.Pain of Salvation – 12:5 (2004)
43.This Day & Age – The Bell and the Hammer (2006)
42.maudlin of the Well – Bath (2001)
41.Nil – Nil Novo Sub Sole (2005)
40.Time of Orchids – Namesake Caution (2007)
39.Iona – Open Sky (2000)
38.Mike Keneally – Dancing (2000)
37.Beardfish – Sleeping in Traffic, Part II (2008) 
36.Damiera – Quiet Mouth, Loud Hands (2008)
35.Cog – Sharing Space (2008)
34.Scott Matthews – Passing Stranger (2006)
33.Pure Reason Revolution – The Dark Third (2006)
32.Dredg – Catch Without Arms (2005)
31.Sunny Day Real Estate – The Rising Tide (2000)
30.Karnivool – Awake (2009)
29.The Reign of Kindo – Rhythm, Chord and Melody (2008)
28.Tubelord – Our First Amrican Friends (2009)
27.Oceansize – Everyone Into Position (2005)
26.Biffy Clyro – Infinty Land (2004)
25.Frost* - Experiments in Mass Appeal (2008)
24.Damiera – M(US)ic (2007)
23.Enchant – Juggling 9 or Dropping 10 (2000)
22.Kaddisfly – Set Sail the Prairie (2007)
21.IZZ – I Move (2002)
20.Dredg – The Pariah, The Parrot, The Delusion (2009)
19.Somnambulist – The Paranormal Humidor (2001)
18.echolyn – The End is Beautiful (2005)
17.Aereogramme – My Heart Has a Wish That You Would Not Go (2007)
16.Kaddisfly – Buy Our Intention; We’ll Buy You a Unicorn (2005)
15.Pain of Salvation – Remedy Lane (2002)
14.At the Drive-In – Relationship of Command (2000)
13.Big Big Train – English Boy Wonders (2008)
12.The Dear Hunter – Act I: The Lake South, The River North (2006)
11.Mew - …And the Galss Handed Kites (2005)
10.The Velvet Teen - Elysium (2004)
9.The Dear Hunter – Act II: The Meaning of, and All Things Regarding Ms. Leading (2007)
8.Biffy Clyro – The Vertigo of Bliss (2003)
7.Oceansize – Effloresce (2003)
6.Dredg – El Cielo (2002)
5.Oceansize – Frames (2007)
4.maudlin of the Well – Part the Second (2009)
3.Tool – Lateralus (2001)
2.Kevin Gilbert – The Shaming of the True (2000)
1.The Mars Volta – De-loused in the Comatorium (2003)


Contemplando le varie classifiche di fine decennio redatte dai più autorevoli organi di divulgazione musicale (tra i quali Rolling Stone e Pitchfork) prende un po’ di tristezza. Eh sì, perché tra i primi 10 posti troviamo pressoché gli stessi album (magari in ordine smazzato), tra i quali quelli di Arcade Fire e The Strokes, con la costante di avere Kid A dei Radiohead tra i primi tre. Non voglio entrare nel merito della validità, più o meno meritata dei suddetti album, ma vorrei piuttosto soffermarmi su una riflessione di altro tipo. Queste classifiche dimostrano una carenza di fantasia, ma anche una limitata ricezione musicale, anche se sono a conoscenza che questa gente ascolta naturalmente molta musica. Ma mi sembra che tali coincidenze, ancora una volta, provino che la musica, la sua storia e il suo progresso, siano, a differenza delle altre arti, dettate più dal music business che dal reale merito artistico. La storia della musica rock è spesso fallace e distorta a causa di un’interpretazione “pilotata” che privilegia la popolarità o l’essere di tendenza, senza necessariamente vendere ad alti livelli, come i cosiddetti artisti alternativi che possono essere i Radiohead o gli Arcade Fire.

In questi 10 anni, alle loro spalle, si è aperto un mondo che ancora molti ignorano. Negli Stati Uniti si trovano fior fiori di band più creative e moderne. Basta ascoltare qualche reale band alternativa come Kaddisfly, Circa Survive e Damiera al fine di entrare in una rete sotterranea che, negli ultimi 5 anni, negli USA, non solo ha fatto proseliti, ma si è espansa con una velocità virale tra i giovani che fanno e ascoltano musica indie. Non voglio dire che le band citate rappresentino in modo oggettivo il nuovo che avanza, poiché possono piacere o meno, ma questo vuole fungere solo da esempio. Il fatto è che la critica è rimasta incollata a vecchi cliché musicali, aggrappata ancora a gruppi che si ispirano al punk, al folk alla new wave - e fin qui non ci sarebbe niente di male - e li ricalcano con uno stile pseudo-intellettuale e modaiolo-finto-alternativo che va a nozze con la critica. Roba insomma che potrebbe comparire in una playlist qualsiasi di un Luca Sofri qualsiasi.

Tantissimi artisti che meriterebbero più spazio vengono ignorati o liquidati con poche righe. Per fare un esempio mi è capitato di comprare recentemente, dopo anni, una rivista musicale e, sfogliandola, mi sembrava di essere tornato indietro di 15 anni: sempre gli stessi nomi, sempre i soliti artisti che ormai non se li fila più nessuno, sempre la solita roba che dopo averla ascoltata due volte (nel migliore dei casi) è da cestinare. Nomi dei quali non avevo mai sentito il bisogno neanche quando era il momento e che, se non avessi comprato questa rivista, non avrei neanche saputo che ancora fossero in attività. Allora ho ringraziato che, da 10 anni, la mia fonte principale di conoscenza musicale fosse un mezzo con una visione leggermente più ampia, cioè internet. Mi sono reso conto che senza di questo media non avrei mai conosciuto le magnifiche band che conosco ora e che, se fossi rimasto ancorato alla carta stampata, sarei ancora fermo alla preistoria musicalmente parlando. Quello di cui c’è bisogno è di capire quando un ciclo è giunto al termine, quando uno stile ha detto ciò che c’era da dire e ha esaurito il suo percorso. Invece mi sembra che si continui a spremere sempre le stesse idee sfinendole e spacciandole per una fresca novità. Insomma, credo siano più eloquenti le cagate degli Strokes e dei Franz Ferdinand delle mie parole, band che, senza il giusto pompaggio mediatico, sarebbero ancora a suonare negli scantinati senza ammorbarci con i loro beat datatissimi, che oltretutto hanno anche la colpa di far regredire il gusto musicale delle nuove generazioni. E che non mi si venga a dire che la riprova che questi gruppi sono validi è perché vendono, questa motivazione è una balla colossale e il consenso del pubblico non è mai proporzionale al talento di un musicista, ma casomai alla sua paraculaggine e al lavoro dei suoi addetti stampa. Certo ci sono delle eccezioni, ma sono poche.

Ci rendiamo conto che per questa logica perversa di marketing noi esportiamo all’estero come nostro prodotto migliore l’urlatrice Laura Pausini? Una delle conferme alla mia tesi è il caso di Giovanni Allevi. La sua musichetta insulsa non sarebbe stata presa in considerazione dalle masse se non fosse stata pompata adeguatamente dalla stampa, tanto che anche il mio gatto vorrebbe andare ai suoi concerti. (Piccola parentesi: ho provato a dire al gatto, “mettiti nel CD player Stone in the Water di Stefano Bollani e poi mi sai ridire!”, pensando ingenuamente che avrebbe buttato via i CD di Allevi e che si sarebbe appassionato al jazz….macché niente da fare: “E’ musica difficile” mi fa lui, e io (ancora ingenuamente): “Suvvia, ascolti la neo-intellettual-classica contemporanea-pop-jazz di Allevi e non ti piace Bollani?” “Mi devo impegnare troppo” – mi replica – “Joy e Evolution invece mi rilassano e non mi fanno pensare a niente”. Capisco il problema del gatto e concludo: “Ecco bravo, quello è l’atteggiamento giusto per quel tipo di musica: il vuoto mentale!” Quella che Allevi per primo si affretta a definire musica innovativa è in realtà una muzak vecchia di trent’anni che conosce solo due dinamiche: la “caciara” e “il motivetto da fischiettare sotto la doccia”, suonata tra l’altro senza un briciolo di emotività. Le masse che non conoscono la storia della musica applaudono al genio della “classica contemporanea”, essendo inconsapevoli della bugia alla quale stanno prendendo parte. Perché quindi la gente accorre ai concerti di questi artisti e compra i loro CD? Perché purtroppo nella nostra società la conoscenza musicale è superficiale. Meno vasta è la tua competenza su un determinato argomento e meno possibilità ci sono che tu possa avere una preparazione necessaria per esprimere un giudizio. Ah! E un’altra cosa, ritornando alle classifiche di prima…questa sì legata ad un giudizio musicale: mi spiace, ma, per quello che mi riguarda, una classifica che mette dei rappers tra gli album migliori del decennio non ha valore, sorry!

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Concordo su tutto, su Bollani e Allevi hai perfettamente ragione...mentre leggevo era come se i miei pensieri fossero fuoriusciti dalla mia testa e li vedessi perfettamente riprodotti sul tuo blog. Se posso esprimere un mio personalissimo giudizio sulla classifica del decennio metterei "LATERALUS" dei TOOL al primo posto, seguito a ruota da "THE POWER TO BELIEVE" dei KING CRIMSON (saranno senili ma sono ancora fra i musicisti più geniali del pianeta).

Lorenzo Barbagli ha detto...

Grazie, è bello vedere che qualcuno concorda!
Hai fatto molto bene anche ad accennare la tua classifica. Sarebbe bello se altri lettori postassero i loro album preferiti del decennio.

Anonimo ha detto...

Grazie! Attingo alla tua classifica per ascoltare alcuni artisti fra i 50 (a me ) sconosciuti! Avrei aggiunto IN ABSENTIA dei PORCUPINE TREE