martedì 29 marzo 2016

YUGEN - Death by Water (2016)


Nonostante l’ultimo album in studio degli Yugen, Iridule, risalga al 2010, la gestazione del nuovo Death by Water non ha occupato questo lungo lasso di tempo, anche se la complessità musicale contenuta farebbe pensare il contrario. In realtà, il principale responsabile della sigla Yugen, Francesco Zago, si era nel frattempo dedicato ad altri progetti e collaborazioni come Empty Days (con Elaine Di Falco dei Thinking Plague che ritroviamo come ospite anche qui) e il gruppo Not a Good Sign. Con Death by Water, Zago torna a calcare i territori del Rock in Opposition, compiendo un’evoluzione radicale di ricerca simile a quella degli Henry Cow. Scegliendo di collocarsi nella sponda più sperimentale del progressive rock, la musica degli Yugen non è stata mai di facile assimilazione, ma se per sperimentazione intendiamo esplorare e spingere i limiti della composizione verso nuove sfide, allora Death by Water appare come il lavoro più ambizioso e complesso di Zago.

Stilisticamente diviso su due fronti, uno più aggressivo e l’altro più pacato, il disco ritorna ad una matrice rock da camera che ingloba le avanguardie classiche del Novecento. Ma questa volta, insieme a Stravinsky, Schoenberg, Univers Zero, tra coloro che hanno ispirato la direzione, in un certo senso estremista, di Zago va aggiunto il nome di Conlon Noncarrow e i suoi esperimenti compiuti sul ritmo e sull’autopiano ai limiti dell’abilità esecutiva. Si arriva quindi ad una concezione lacerante di atonalità e cacofonia su Cinacally Correct, Undermurmur e as-a-matter-of-breath dove ogni strumento sembra disgiunto dall’altro, creando però un’unita caotica e convulsa. Anche il lato quieto offre delle soluzioni mai scontate, andando oltre l’accessibilità che poteva trasparire da un brano come Cloudscape: l’astrattismo autunnale della title-track che non suggerisce temi, ma solamente dinamiche aleatorie, o la crepuscolare As It Was, cantata dalla Di Falco, che risplende di pallidi riflessi canterburiani. Come nota a margine un plauso anche all’altra cantante (termine riduttivo) coinvolta, la bravissima Dalila Kayros che con i suoi interventi sporadici ma incisivi, tra l’improvvisazione vocale e la ricerca timbrica, aggiunge a Der Schnee e Cinacally Correct una qualità trascendentale.

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