lunedì 5 ottobre 2015

Intervista con i Desperate Journalist

 
Intervista e traduzione a cura di Francesco Notarangelo
 
Desperate Journalist? Un qualcosa di già sentito, un bel sentire, qualche rimando anni ’80, un po’ di Cure, un po’ Smiths, un po’ Echo & The Bunnymen, un paio di canzoni davvero valide - Control su tutte -, soprattutto quando ci spogliamo di quel falso sorriso che ci serve per vivere là fuori. Canzoni che ci parlano mentre siamo nella metro e il resto del mondo si perde in conversazioni sorde tramite un telefono, canzoni che ci consolano da imprevisti e problemi che affrontiamo di nuovo e di nuovo. Ne vogliamo di nuovo.
 
 
Come sono nati i Desperate Journalist?
Tutti noi viviamo vicino Finsbury Park e abbiamo sempre condiviso molti interessi riguardo la musica che amavano e le band che odiavamo. In comune accordo abbiamo deciso di provarci e vedere che succedeva. Devo dire che il risultato finale non è stato poi così male, così abbiamo deciso di proseguire.

Credo che il vostro nome sia molto curioso ed interessante.. puoi spiegaci come mai la scelta è ricaduta su un nome così originale?
Grazie! I Cure per primi hanno fatto una versione della canzone Grindig Half su una Peel Session dove i testi erano letteralmente confusi sulla recensione di Paul Morley in NME. La versione per questa strana situazione fu intitolata "Desperate Journalist". Il nome e il tono della canzone si addicevano pienamente al nostro stile.

La musica è la vostra cura? Da dove nascono i vostri testi? Com'è nata la canzone Control?
Io (Jo) posso parlare solo per me stessa, ma trovo lo scrivere e il comporre come un processo catartico e salutario per affrontare e superare le ansie e i cattivi ricordi e trasformarli in qualcosa di buono e di fiero da suonare con la mia band. È, quindi, un modo per superare e cambiare prospettiva di alcune cose.. sentimenti contrapposti! La canzone Control parla di quel genere di persone che non si assumono le proprie responsabilità e, quindi, incolpano delle proprie cattive azioni, altri.





Sappiamo che Morrisey gettava fiori sul palco prima e durante il concerto.. è stata la fonte d'ispirazione per la vostra copertina?
É un po' difficile fare questo riferimento, ma abbiamo pensato che l'immagine di fiori sparsi e gettati era molto romantica, colorata e malinconica.

La vostra musica preferita?
Ognuno di noi ama musica diversa! Collettivamente siamo stati inspirati dall'uso intelligente ed emotivo di band come i Rem, gli Smiths, i Cloud Nothings, i Cure, Paul McCartney, Nirvana, Siousxie...

Due parole per descrivere la vostra musica?
Melodica e melodrammatica.

Sperando di non fare un errore, siete considerati dalla stampa internazionale, la “the next big thing” e i nuovi Savages... qual è il vostro rapporto con il successo? Siete spaventati?
É davvero eccitante che la gente ci apprezzi e non siamo spaventati nella maniera più assoluta. Ci piace suonare in più e diversi luoghi e incontrare persone da ogni parte del mondo con la quale, magari, scrivere, creare, suonare, è davvero una cosa meravigliosa.

Che band ci suggeriresti?
Direi: Priests, The Ethical Debating Society, Nothing, Lusts, Ghosts of Dead Airplanes, Medium Wave.

State preparando un tour europeo con altre band?
Non subito, ma speriamo che si possa fare dal prossimo anno.




www.desperatejournalist.co.uk



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