giovedì 12 settembre 2013

Internet e la crisi del CD + intervista con Riccardo Sinigallia

di Francesco Notarangelo


In un mercato che vede sempre più l'affermarsi di nuove tecnologie pronte a distruggere la cultura, ciò che sembra resistere all'incessante ticchettio della vita, come un veliero in preda ad una tempesta nell'oceano, è il libro. La tecnologia crea obsolescenza. Possiamo leggere un testo scritto sessanta anni fa, ma non possiamo più leggere un floppy disk o un cd-rom, vecchio di qualche anno fa, a meno che non andiamo a recuperare vecchi computer. Il libro conserva la memoria storica degli individui e racchiude in se già tutte le perfezioni: solo nel libro il mezzo ed il contenuto coincidono. Per leggere un ebook abbiamo bisogno di molta tecnologia, per leggere un libro solo di un po' di luce.
Il mezzo tecnologico si affermerà, ma non farà morire il libro; i due mezzi conviveranno come è già successo con la televisione che non ha distrutto la radio. Tra non molti anni, anzi il libro, non solo quello antico, diventerà si sempre più raro e, perciò, più prezioso, perché destinato a conservare la memoria di fatti emozioni, modi di essere e di vivere che solo la parola scritta fissa in eterno. I nostri floppy disk o cd-rom sembrano paradossalmente comportarsi come degli antichi crociati o dei recenti nazisti, come quelli distrussero libri considerati ostili o eversori del loro pensiero, questi minacciano di distruggere la parola scritta, il libro, ma solo di minacce si tratta, di fuochi fatui destinati ad esaurirsi in se stessi. Il libro, infatti, ha in se una potenza eversiva, ma conservatrice, superiore a qualsiasi altro mezzo tecnologico.
 
Presa coscienza di ciò, riconosciuto il ruolo fondamentale della lettura, la maggior parte delle città estere si sono dotate di Centri Culturali vicino alle metro, Bibliometro, che offrono la possibilità di prendere in prestito libri per un tempo determinato, sia nel centro stesso, sia via internet, di svolgere operazioni anche in orario di chiusura del Centro e in posti diversi, di utilizzare internet sia dal proprio pc che dalle postazioni fisse ed, inoltre, essere sempre aggiornati sulle attività culturali (cinema, musica, teatro, eventi sportivi). Alcune considerazioni sulla musica e sulla sua commercializzazione. Il metodo di vendita di questa dagli anni novanta è cambiato drasticamente principalmente perché i maggiori discografici hanno commesso due madornali errori:
 
a) si sono schierati ideologicamente contro internet e i primi esperimenti peer to peer anziché considerarli un'opportunità
 
b) hanno sovrastimato l'effetto cd che dopo un iniziale diffusione e dopo un rilancio delle vendite anche di catalogo, è sfumato, spiazzando i discografici che non si aspettavano un cambio di formato così rapido e repentino.
 
Gli anni duemila, poi, hanno visto l'avanzare di questo problema a tal punto che la De Filippi, X-Factor, Mtv e in genere la discografia italiana hanno perso di vista il loro compito principale: indirizzare il mercato anzichè subirlo, ricercando ed individuando il talento.
Esempio è il disco di Bobo Rondelli, Per amor del cielo, comparso sulla homepage di itunes Italia e che difficilmente sarebbe andato in classifica se non grazie alla visibilità acquisita su quel negozio digitale. Dopo aver partecipato al premio Tenco, Paolo Virzì ha deciso di girare un documentario sull'artista stesso permettendogli così di raggiungere la venticinquestima posizione. Al momento le vendite di Per amor del cielo sono molto interessanti (è comparso, pure, sulla homepage di itunes Francia) e questo potrebbe creare curiosità nei promoter locali che potrebbero a loro volta ingaggiarlo per una serie di live scatenando un meccanismo a catena.
 
Se non si ufficializza che la musica è cultura, cercando per esempio di togliere l'iva sui dischi, se non si trova un metodo per limitare il file sharing illegale (seguendo, magari, la politica di Sarkozy) se le istituzioni (in Italia ce ne sono tre) continuano nel loro immobilismo, poichè non riescono ad organizzare una sistematica azione a difesa del prodotto e del copyright, rischiamo di perdere gli autentici talenti. Se una volta erano i mezzi a bloccarci, la mancanza di strumenti, la difficoltà dei contatti, ora invece, ad inchiodarci è la mentalità. I giovani gruppi, quindi, devono sperare di riuscire a vendere la propria musica a show televisivi o a spot pubblicitari oppure essere appoggiati da una squadra di manager agguerrita con la testa nel terzo millennio capace di sviluppare nuove idee di distribuzione. É questo il reale successo di In Rainbows dei Radiohead.



Di sicuro il mercato non si è saputo adeguare al fenomeno di internet; la crisi si supera se cambiamo le strategie...secondo te come si deve sfruttare la rete in modo adeguato restando nei costi e avendo diffusione? Si riesce a vendere musica ad un prezzo abbastanza basso da sfavorire lo sharing? Esempio personale: di certo non compro un cd che costa 20 euro o 15 e (in formato digitale) perchè lo posso trovare gratis...ma se per 7-8 e mi dai un inedito o un qualcosa di speciale allora sì che lo compro e non lo scarico.
 
Premetto che non sono un intenditore e tanto meno un appassionato di analisi tecnico-discografiche. Quindi metto le mani avanti: potrei dire delle cazzate. Tuttavia l’idea che mi sono fatto in questi ultimi quindici anni di questa vecchia questione è più artistica e sociologica che tecnica. Penso – forse ingenuamente - che non ci sia molta differenza tra il dualismo sharing-cd e la scelta che facevamo noi ragazzi degli anni Ottanta tra la cassetta doppiata e l’album in vinile di un artista che amavamo. Il tipo di investimento mi sembra tutto sommato abbastanza paragonabile nei rapporti.
 
E’ sicuramente diverso il valore non solo simbolico ma anche di reale profondità che aveva il vinile (dalla grafica alla rotondità delle frequenze e degli impianti e i modi con cui si ascoltava). Ma era diverso – e forse questo effettivamente per ragioni relative all’”evoluzione” della tecnologia – il rapporto che si stabiliva tra l’opera e l’ascoltatore. In effetti chi se ne intende spesso lega l’andamento commerciale e culturale della musica pop alla storia e ai cambiamenti tecnologici del supporto stesso.
 
In ogni caso la mia idea è che negli ultimi anni la credibilità del prodotto discografico si sia disintegrata per responsabilità diverse e non solo per colpa dei discografici, ma spesso degli artisti stessi che pubblicano dischi insignificanti a getto continuo. Qualche anno fa prima di poter pubblicare un disco c’erano una serie di passaggi e confronti che un artista necessariamente doveva affrontare, e questo valeva anche e soprattutto per la produzione di musica pop, per la quale oltre ai direttori artistici che avevano un ruolo significativo all’interno delle case discografiche, venivano impiegati produttori musicali, arrangiatori, tecnici e musicisti che avevano talento e capacità. Gli autori di musiche e testi, i gruppi, i cantautori avevano alle spalle anni di militanza o investimenti su quel talento dimostrato in concerto e in studio a tempo indeterminato. Tutto questo creava fermento, scambio e opere indimenticabili, anche dischi non eccezionali ma che erano facilmente distinguibili per il pubbblico. Credibilità.
 
Io credo che anche oggi se volessi avere una copia originale di un’opera  come The Dark Side of the Moon o La Voce del Padrone, o appunto un album dei Radiohead, la comprerei al suo prezzo di mercato. E allo stesso modo – prendo come esempio un artista meno famoso che tu hai citato e che conosco - comprerei il disco di Bobo Rondelli (anche il cd o qualunque sia la forma con cui l’artista decide di rappresentare la propria opera) dopo averlo ascoltato dal vivo o per averlo scaricato dopo la segnalazione di un amico. Per partecipare alla musica del mio tempo e alla sua scoperta.
 
Il problema di oggi per gli artisti come Bobo è che non c’è più il link con l’ascoltatore, che non si fida dopo anni di fuochi di paglia . Ecco perché chi vale vende prevalentemente ai concerti, perché si vuole avere un ricordo di quell’emozione. Fuori non c’è neanche più una scena critica ufficiale, una radio, un cazzo di niente che presti attenzione a qualcosa di diverso dal fatturato che si fa attraverso la pubblicità. La credibilità di oggi è la pubblicità. Ecco il corto circuito. La pubblicità si fa solo con prodotti da potenziali grandi numeri e  rapido consumo. La musica che cambia la vita ha tempi lunghi. Le due cose non vanno d’accordo, le previsioni degli addetti sono quasi sempre sbagliate, non si vendono più molti dischi. Non c’è partecipazione.
Avrei molte altre cose da dire ma credo di avere più o meno espresso il concetto.
 
 
Com'è cambiata la strategia di lancio della musica? perchè in Italia è scomparso il formato singolo? E' stato il download ad ucciderlo oppure le radio?
 
Non so...non seguo più molto la faccenda da vicino.
 
 
Perché in Italia il formato ep (4-5 pezzi) che si adatterebbe pure bene al download a pagamento viene utilizzato troppo poco confrontato con America o Regno Unito?
 
Anche qui credo che sia tutto in mano a persone che ragionano per schemi. Se domani l’ep di un cantante di x factor vendesse 30.000 copie dal giorno dopo quasi tutti farebbero uscire un ep fino alla nausea. Perché non viene mai presa in considerazione la storia, la motivazione di un artista e della sua opera di esistere in quella forma  e in quel preciso momento. Vai con l’ep.
 
 
Una strada per salvare la musica non può essere quella di fare un album intero utilizzando, ad esempio, tre ep nell'arco di due mesi? basti vedere cosa stanno facendo gli Smashing Pumpkins o Joseph Arthur, oppure Rose Kemp che incita ad acquistare il suo cd per avere una password che permetterà di scaricare dal sito un brano inedito al mese.
 
Credo che le possibilità siano infinite, compresa quella di pubblicare continuamente sul proprio sito ogni volta che lo si reputa giusto. Usare i siti di etichette o degli artisti come gallerie d’arte.
 
A fronte delle varie critiche da parte degli artisti nei confronti della Siae sul non riconoscimento adeguato a livello economico della loro attività, come credi sia possibile poter in qualche modo tutelare i musicisti e gli artisti in genere a protezione e salvaguardia delle loro opere? Un sindacato o un'associazione composta da soli artisti che possa essere autonoma può essere una soluzione?

Potrebbe ma non credo che riuscirebbe facilmente e in breve tempo a soppiantare un sistema così radicato.


Per salvare il formato cd è meglio pensare e sviluppare nuove strategie di lancio magari cercando di cambiare la confezione (come ad esempio hanno fatto i monoma e tantissimi altri gruppi) oppure continuare ad arricchirlo con dvd-live,ecc ecc...?

Non credo sia fondamentale salvare il cd...i supporti  cambiano e se il cd si salverà lo farà per conto proprio, come il vinile, anche se tra i due sacrificherei il cd.
 
 
Più passano gli anni più i video diventano espressione artistica. I video stessi non sono più veicoli musicali?
 
Ho sempre pensato al video come ad un’espressione artistica e non come ad un veicolo promozionale. Negli ultimi tempi mi sento meno coinvolto da questa forma perché è piena di insidie e spesso diventa una gabbia anche quando ti senti estraneo ai suoi meccanismi.
 
 
Da diversi anni i canali musicali in chiaro e in digitale passano in heavy rotation sempre e solo gli stessi video, volendo presumere che questa scelta/casualità sia in qualche modo collegata alle esigenze di promozione degli artisti su pressione delle major discografiche. Come prevedi lo sviluppo artistico dei video musicali a supporto della promozione di talenti promettenti?
 
Come si può intuire dalla risposta precedente non affiderei al video musicale televisivo lo sviluppo  e il supporto di un artista. Mi piace invece cercare su you tube performances di artisti o band che mi interessano in cui è in primo piano l’artista stesso, ripreso da un telefonino, o nel salotto di casa sua, o perché ha realizzato una sessione live appositamente per la rete.

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