domenica 8 settembre 2013

Intervista con Casey Crescenzo (The Dear Hunter)


Casey Crescenzo è l'ideatore e creatore dei The Dear Hunter, una delle band più importanti ed ispirate degli ultimi dieci anni. Insieme a The Mars Volta e Oceansize, i The Dear Hunter completano un'ideale triade di band che hanno ridefinito il linguaggio del progressive alternativo degli anni Duemila. Chi segue questo blog credo che ormai abbia imparato a conoscerli. Per gli altri basti sapere che Crescenzo, lasciata la sua band di origine The Receiving End of Sirens, iniziò a lavorare al progetto The Dear Hunter intorno al 2005. Dal 2006 ad oggi ha dato alle stampe cinque album di assoluto valore, tre dei quali fanno parte di una saga divisa in sei atti ancora in fase di completamento. L'ultimo lavoro, Migrant, è stato pubblicato proprio quest'anno (qui potete trovare la mia recensione) ed è stato da poco rilasciato il video ufficiale per il brano Shouting at the Rain che potete vedere di seguito all'intervista.

Alla soglia di imbarcarsi in un nuovo tour accompagnato da un quartetto d'archi, Crescenzo ha sorpreso un po' tutti annunciando, pochi giorni fa, il suo nuovo progetto che prevede la realizzazione di una sinfonia per orchestra in quattro movimenti (che verrà registrata in Repubblica Ceca a novembre). A sostegno di questa impresa Crescenzo ha chiesto aiuto ai fans tramite una campagna di Pledge Music che, oltre le più rosee aspettative dello stesso musicista, ha bruciato le tappe arrivando oltre il 50% già nel primo giorno.

Assumendo ormai un profilo musicale poliedrico, possiamo solo immaginare quali saranno le nuove sfide musicali di Crescenzo, sperando nel frattempo di vederlo dal vivo anche qui da noi in Europa. Casey è stato così gentile da rispondere alla nostra intervista, realizzata come sempre da Francesco Notarangelo (con domande anche da parte mia questa volta), ma molto prima che venisse annunciato il progetto di The Symphony, quindi non vi sono riferimenti a questo argomento.


- Scroll down (after the video) for the english version -


Oggi sono esploratore di un continente ignoto. Non so cosa troverò di fronte e quali ostacoli dovrò affrontare, ma porto dentro di me alcune certezze! Il cammino è ancora lungo,  il campo base è alle spalle, lì su quell'isola ho lasciato ottime colleghe e buone compagne di viaggio: dalla dolce Nicoletta alla tenera Stefania passando per Giordana, Marco e Silvietta.. loro sono dentro di me, mi danno forza per alzare lo sguardo, guardare la luce e pensare che non ho più confini, più paure perché insieme, nonostante la confusione e le difficoltà, abbiamo cercato di abbattere quel limite, quel muro che divide la normalità dall'eccellenza.
Come la musica dei The Dear Hunter è priva di coordinate e riferimenti, a volte, audace, così oggi devo essere: coraggioso!!! Il coraggio non è mai non avere paura, ma affrontare i propri timori ed incertezze, ribaltare le situazioni a proprio vantaggio per essere ancora più forte...e allora con i Dear Hunter nelle orecchie e le mie barchette di carta a Villa Ada, devo ricordarmi che non fa tutto schifo ciò che è triste e che la felicità, il colpo di scena finale, è lì più vicino di quanto possa e possano immaginare!


Quando e come è nato il progetto The Dear Hunter?

The Dear Hunter era un nome che utilizzavo alle scuole superiori per dipingere la varietà musicale che avevo intenzione di fare... ma The Dear Hunter iniziò ad essere un progetto serio dopo che ho completato il lavoro su Between The Heart and The Synapse con i TREOS nell'inverno del 2004. Ero molto ispirato alla fine di quel disco e stavo andando a trovare i miei genitori per le vacanze – ma ero così ancora concentrato sul lavoro appena finito che decisi di registrare un album di demo. Sono tornato indietro nei miei passi e ho reclutato alcuni amici senza alcuna reale intenzione di formare una band seria – ma iniziarono a circolare voci, e la gente iniziò ad interessarsi. Una volta mi fu chiesto di lasciare la band, in questo modo mi sono concentrato sui The Dear Hunter, diventati il mio progetto principale, e ho reclutato alcuni amici per riuscire ad avere una band per suonare dal vivo.


Perché scegliesti un nome così curioso come The Dear Hunter?

Non c'è una vera ragione. Alle superiori, era intrigante formare una band che era un gioco di parole... pensavo di essere figo... ma non lo ero!


Qual è il tuo procedimento per creare musica?

L'unica metafora alla quale posso pensare è quella di cadere giù da una collina. Quando le cose iniziano a muoversi hai solo bisogno di muoverti con loro e lasciare che il viaggio avvenga in modo del tutto naturale, sapendo che raggiungerai presto il fondo ad un certo punto. É un po' caotico, ma accade molto di più nella mia mente - la cosa più difficile è spiegare chiaramente le idee che ho prima che scompaiano.


Ho notato che in nell'ultimo tour hai reinterpretato splendidamente alcune delle tue vecchie canzoni come City Escape e The Lake and the River. Possiamo augurarci che uscirà un album di live?

Sfortunatamente no. Non abbiamo avuto un sistema per registrare le canzoni dal vivo, ma ci stiamo comunque attrezzando. L'improvvisazione continua notte dopo notte regala incredibili cose che accadono in un momento – e sarebbe grandioso catturare questi momenti e metterli insieme nel caso che ci chiedano mai di registrare un album dal vivo.


The Color Sprectrum e l'ultimo album Migrant sono opere molto più "song oriented" rispetto agli album Act I-III. Sarà questo il futuro dei TDH o ci saranno nuove influenze progressive rock?

Credo che se mi avessi posto questa domanda dopo Act II, o dopo Act III, o The Color Spectrum, o ora, la risposta sarebbe stata sempre la stessa. Non c'è una linea predefinita che la band sta cavalcando. Nutro un forte interesse nella musica, sempre e solo nella musica. Non mi interessa seguire un genere specifico, un'immagine, o una recensione positiva da un giornale spiritoso. Voglio solo creare buona musica. Nel momento in cui scrivevo The Color Spectrum, e Migrant, l'unica cosa che ha dettato lo stile, la portata, il tema dell'opera è stata la mia passione in quel momento. Questa è l'unica cosa che sarà sempre presente nel futuro musicale della band – musica guidata dalla passione.

 
A questo proposito, gli elementi progressive rock nella tua musica sono frutto di una scelta ben precisa come amante del genere, o sono piuttosto frutto di casualità, poiché è quello il tuo modo di scrivere?

Loro sono solo una parte naturale del mio modo di scrivere. Non ho una testa troppo prog - non conosco i dettagli della musica prog. Possiedo un sacco di album progressive che amo, ma solo perché si tratta di musica eccezionale, non perché sono parte del mondo progressive.


Oltre a questo nella tua musica si possono sentire vari influssi che spaziano dal rock anni '60 fino al country. Per me hai ridefinito il genere Americana da quanto è ricca la tua musica. Qual è il tuo bagaglio culturale musicale?

Non so se ho capito correttamente la domanda, ma mi stai chiedendo le mie fonti d'ispirazione? Se è così, la mia più grande influenza sono stati i miei genitori, e dopo questi i Beatles, Beach Boys, Mr Bungle, Cardiacs, Hendrix, Return To Forever, Weather Report, Pedro The Lion, Doves, Elbow...
Se ho, invece, interpretato male la domanda, chiarisci e sarò felice di risponderti di nuovo...ed anche grazie per le belle parole :).


Rispetto ad altri gruppi che talvolta aspettano anche tre o quattro anni prima di far uscire un album (visti anche i costi), tu sei un artista molto prolifico. Come riesci a produrre con una frequenza così assidua? Riesci a vivere con il tuo lavoro di musicista?

Sinceramente io amo scrivere, registrare e suonare dal vivo. Non c'è niente che mi dia più soddisfazione di tutto ciò. Sono davvero fortunato ad avere questa opportunità e l'ultima cosa che voglio è dare tutto questo per scontato.


Pensate, prima o poi, di venire a suonare anche in Europa?

Assolutamente sì!


Intervista a cura di Francesco Notarangelo e Lorenzo Barbagli
Realizzata e tradotta da Francesco Notarangelo

 




ENGLISH VERSION


When and how was born The Dear Hunter Project?

The Dear Hunter was a name I used back in highschool for random music I would make… but The Dear Hunter as a serious project was born after I completed work on Between the Heart and the Synapse with TREOS in the winter of 2004. I was very inspired at the end of that record, and was visiting my parents for the holidays - but I was still so in the mode of making music that I locked up for a few weeks and made an album of demos. I brought that back with me and showed some friends with no real intent to make it into a serious band - but they started to circulate, and people started to give it attention. Once I was asked to leave the band, I turned to the dear hunter as my main focus, and recruited friends to flesh out a live band.

 
Why did you choose a name so curious like the Dear Hunter?

There is no real reason. In high school, it was cool to make a band name that was a play on words… I thought I was being cool… but I wasn’t.

 
What is your process of creating music?

The only thing I can compare it to is falling down a hill. When things get moving, I just have to move with them, and let the journey happen naturally, knowing that I will reach the bottom at some point. It is a little chaotic, and happens mostly in my mind - the hardest thing is eloquently explaining the ideas I have before they disappear.


I have noticed that on Migrant tour you have reinterpreted in a magnificent way some of your old songs such as City Escape and The Lake an the River. Can we hope that there will be a live album with songs from these concerts?

Unfortunately no. We didn’t have a system in place for live recording, but we are working towards it. Improvising from night to night, there are always wonderful things that happen in the moment - and it would be great to capture those moments and have them around in the case that we were asked to assemble a live recording.


The Color Spectrum and the last album Migrant are more “song oriented” compared to Act I-III. Will this be the musical future of the TDH or there will be new progressive rock influences?

I think that if you had asked this question after Act II, or after Act III, or the color spectrum, or now, the answer would always have been the same. There is not singular line this band is travelling. I have a deep interest in music, and music alone. Not a specific genre, or image, or positive review from a witty publication. I just want to make good music. At the time of writing The Color Spectrum, and Migrant, the only thing that dictated the style, scope, vibe, or theme of the record, was my passion at that moment in time. Thats the one thing that will always be present in the musical future of the band - music lead by my passion.


In relation to this matter, progressive rock elements in your music are chosen by you because you appreciate that genre or they are random, as an element of your writing?

They are just a natural element of my writing. I am not a big prog head - I don’t know the ins and outs of the prog world. I have plenty of progressive records I love, but its because they are amazing records - not because they are part of the prog world.

 
Apart from this, there are several other musical influences in your music which vary from rock of ‘60’s to country music.  Personally I believe that you redefined the genre of Americana music because your music is so complex and composite. What is you musical cultural “baggage”?

I don’t know if I am interpreting the question correctly, but are you asking for my inspirations? If so, my biggest influence is my parents - but after that, its The Beatles, Beach Boys, Bjork, Mr Bungle, Cardiacs, Hendrix, Return to Forever, Weather Report, Pedro the Lion, Doves, Elbow…
If I was misinterpreting the question, clarify and I would be happy to answer again… and also - thank you for the kind words :)


Compared to other groups which sometimes wait for three or four years before publishing an album (also because of financial matters), you are a very prolific artist. How do you manage to produce music with such frequency? Can you make a living with your musical carrier?

I just genuinely love writing, recording, and performing music. There is nothing in this world that brings me more fulfillment. I am so lucky to have this oppurtunity, and the last thing I want to do is take it for granted.


Do you think you will do a European tour sooner or later?

Most Definitely!


Many thanks to Casey for his kindness and for sharing his time with us.


http://thedearhunter.com/

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