mercoledì 1 giugno 2016

Altprogcore June discoveries

 
I Lonely the Brave sono una band inglese di alternative rock arrivata al secondo album con Things Will Matter. Ma che cosa hanno i Lonely the Brave di particolare per non perdersi nella marea di tanti altri gruppi che non suonano prog ed essere segnalati nel presente blog? Il fatto è che, fin dalle prime note di Black Mire e poi avanti con What If You Fall In, mi hanno ricordato gli australiani Cog, somiglianza ancora più accentuata soprattutto dalla presenza della voce del cantante David Jakes. Così ho pensato di includerli in questa rassegna in caso potessero attirare i favori di qualche lettore. A parte questo, comunque, Things Will Matter è un album ampiamente godibile, magari con qualche caduta di tono, ma nel complesso segna dei buoni pezzi sulla scia di un rock potente nello stile dei Failure.



Un'altra band che non è propriamente prog, ma si trova in equilibrio tra indie rock e qualcosa di più sperimentale (come fanno notare loro si potrebbe dire noise pop) sono i Boyfrndz, dei quali avevo ascoltato Breeder, ma senza trane grande entusiasmo. Impulse, che è il terzo lavoro, li presenta in una forma migliore, con canzoni alternative avvolte da distorsioni elettriche lontane parenti dello space rock.  




E ora veniamo a due distinti blocchi monotematici che includono ciascuno tre gruppi.
Il primo è dedicato al djent con gli Atmospheres che provengono dal Belgio e hanno all'attivo già due discreti album di djent/ambient di derivazione TesseracT dei quali The Departure è il secondo, pubblicato lo scorso novembre.



Ancora dal Belgio arrivano i Jusska che tra le loro influenze citano Karnivool, Deftones, Korn, Vola e Tsuki, un EP di tre tracce, è il loro biglietto da visita pubblicato questo gennaio.



Stessa storia per l'EP The Veil//The Crown degli Indighost, nel quale si presentano con un stile che è un incontro tra l'emocore e il prog metal visto dal versante djent.




Il secondo blocco è dedicato al prog strumentale declinato nella math fusion ultravirtuosa dei Lye by Mistake (il loro secondo e ultimo album Fea Jur, che ho scoperto da poco, risale al 2009, ma era obbligata la segnalazione) e nelle spore jazzcore e post rock crimsoniani dei Dumb Waiter e 52 Commercial Road.






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