martedì 19 gennaio 2016

Oh Malô - Orange / Red / Blue (2014-2015)


Gli Oh Malô, nonostante un nome che pare avere delle origini esotiche (e che si legge oh-muh-low), sono un quartetto di Boston nato un paio di anni fa, che ha dato alle stampe tre EP di due canzoni ciascuno, le quali a loro volta andranno a compilare la metà del loro album d'esordio. Ad incuriosire, oltre la qualità naturalmente, è la modalità con cui questo materiale è stato realizzato: ogni EP è associato ad un colore (già, proprio alla maniera di The Color Spectrum dei The Dear Hunter) e per ogni canzone è stato prodotto un video che risalta, a livello visivo, l'aspetto cromatico dell'EP a cui è associato. Funziona così anche per la musica che, in una specie di simbiosi sinestetica, cerca di cogliere ed estrarre l'umore che essa dovrebbe trasmettere. Il bello di tale trovata è permettere alla band di presentarsi sotto vari aspetti stilistici, tanto che nella distanza formale che esiste tra lo slowcore di Blue, l'art rock di Red e il quasi pop di Orange, non si direbbe che escano fuori dagli stessi autori.


BLUE

Il primo EP della serie è forse anche quello che affascina di più. Molto lento e rarefatto è aperto da Feed, con ombre di chitarre che vanno e vengono, una ritmica swing rock e quel falsetto sussurrato ai limiti dell'afasia del cantante Brendon Hafetz, penetra dentro come un'umida nebbia autunnale e conquista. Sweet Dreams è ancora più atavica nelle sue spire chitarristiche che formano un paesaggio sonoro calmo e allo stesso tempo vorticoso come un mix tra le band di scuderia 4AD e i Motorpsycho.




RED

Passando a Red, all'inizio di Hey, Mr. Paul sembra di stare ancora dalle parti di Blue e invece siamo trascinati in un mellifluo groove art rock che nel chorus presenta delle bordate elettriche non molto pesanti, ma dai contorni metallici comunque ben definiti. Out on My Own appare come fosse suonato da una sofisticata rock band europea, sostenuto da un'ottima prova vocale di Hafetz che, redendomi conto di scomodare un paragone impegnativo, ricorda sempre più la versatilità di Jeff Buckley.




ORANGE

Con Miss You e Happy Birthday si entra nei reami del pop rock, ma scavalcando la banalità che si nasconde sempre dietro l'angolo quando ci si incammina in questi territori. Tra le sei canzoni, le due di Orange sono quelle designate per trasmettere spensiratezza e felicità, con testi volutamente sentimentali che riflettono il generale senso di disimpegno.





www.ohmalo.com

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