mercoledì 18 novembre 2015

THE TEA CLUB - Grappling (2015)


Quando tre anni fa fu pubblicato Quickly Quickly Quickly, i The Tea Club si aspettavano di realizzare il suo seguito a breve, ma non avevano messo in conto che gli imprevedibili cambiamenti di line-up avrebbero posticipato i lavori così a lungo. Nel nuovo capitolo abbiamo quindi come sempre i fratelli Dan e Patrick Mcgowan a tenere salde le redini dei The Tea Club, ma attorno a loro sono arrivati tre nuovi musicisti per dare vita al quarto album Grappling. Forse, il fatto che i tempi si siano dilatati non è stato un male per i The Tea Club, permettendogli di pubblicare l'album più complesso e ponderato della loro carriera. Grappling non concede nulla alla facilità di ascolto, nonostante la voce di Dan McGowan sia maturata molto nella sua elasticità e disegni delle belle melodie, al contrario la musica è un vortice senza punti fermi che mai come ora può disorientare, ma allo stesso tempo non è stata mai così legata al prog sinfonico.

E' incredibile come, ad esempio, The Magnet e Remeber Where You Were (con un intro che sembra preso di peso da The Wake degli IQ) assomiglino alle manifestazioni più elaborate dei Genesis, ma riescano entrambe a mantenere un'identità da rock alternativo moderno. Negli interplay solisti tra chitarre e tastiere non spicca mai un tema chiaro e ben definito, ma gli strumenti si sovrappongono in un corto circuito sonoro.  Dr. Abraham è un pezzo così strano ed inusuale per loro, nel quale si ritrovano le sperimentazioni del Canterbury sound senza compromessi di Matching Mole o le invenzioni più audaci di Robert Wyatt. Confrontato con ciò che ci siamo lasciati appena alle spalle The Fox in a Hole sembra quasi un pezzo rilassato con la sua introduzione da folk bucolico, ma che proseguendo nasconde insidie progressive ad ogni angolo. Wasp in a Wig si tinge di quel prog rock americano che ci hanno insegnato ad amare gli Echolyn, con molti crescendo e ottimi spunti strumentali giocati tra le tastiere e le chitarre. Ancora una volta il punto di riferimento della conclusiva The White Book sembra essere i Genesis, soprattutto al lavoro di tastiere di Reinhardt McGeddon, però qui si solcano territori talmente aleatori che spesso, sei suoi saliscendi dinamici, ci si dimentica dei riferimenti.

I The Tea Club, quindi, cambiano ancora direzione, dando alle stampe un album dai toni d'avanguardia con brani con cui non sarà facile confrontarsi ma che, in definitiva, se cercate un prog sinfonico che non rispecchi i canoni di ciò che avete conosciuto sinora, Grappling vi stupirà per il suo coraggio e il suo azzardare in una scena che troppo spesso si rinchiude in confortevoli parametri ormai omologati.


 

www.theteaclub.net

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