venerdì 6 novembre 2015

Ossicles - Music For Wastelands (2015)


Nonostante la giovane età e l'aver alle spalle un solo album, il duo norvegese formato da Sondre e Bastian Veland parte già con un curriculum di tutto rispetto, che vede tra i loro fan Steven Wilson e Mike Portnoy, il quale, dopo aver ascoltato l'album autoprodotto Mantlepiece (poi ristampato dall'etichetta Karisma), li ha voluti come band di appoggio in alcuni suoi concerti. Da queste promettenti premesse arriviamo al secondo album degli Ossicles, Music For Wastelands, che rappresenta una conferma del talento compositivo dei due cugini. Sfruttando solo l'aiuto degli ospiti Erlend Furuset Jenssen (al sassofono) e Karin Mäkiranta (alla voce in una traccia), Sondre e Bastian si fanno carico di tutti gli strumenti e producono un album dai suoni personali, ma che ritrova nelle raffinatezze new wave di David Sylvian e No-Man e nel prog rock dei King Crimson e Porcupine Tree certe peculiarità affini, anche se affrontano il tutto con un approccio più sofisticato che va a toccare i confini della fusion in alcune parti strumentali.





http://ossiclesband.wix.com/ossicles

8 commenti:

Franco Palese ha detto...

A mio parere, questo album rappresenta un ottimo esempio di quello che può essere oggi il Progressive...senza cadere nei "cliché del genere" ma neanche di altri generi (riffone metal sostenuto dalla doppia cassa e/o voce da posseduto da film horror di serie C...).
In effetti, sempre a mio parere, alcuni gruppi potrebbero rappresentare più un'evoluzione del metal e affini che del Progressive...anche perché il termine evoluzione mi rimanda sì ad una trasformazione, ma presupporrebbe anche un "perfezionamento"...e su questo punto non mi trovo d'accordo... ;-)

Lorenzo Barbagli ha detto...

Ci sono tante sfumature con cui si è evoluto il progressive, per me sono quelle che si incorporano in altri generi come pop, hardcore, avant-garde, metal, ecc. e ci portano dentro le peculiarità complesse del prog. Partendo dal presupposto che oggi è difficile inventare o perfezionare qualcosa, il termine evoluzione lo vedo legato a portare il prog fuori dai suoi schemi usuali.

Franco Palese ha detto...

Non so se sei d'accordo ma, secondo me, gli altri generi non se la passano meglio...
Da sempre il Progressive è stato un genere di "confine" che ha inglobato elementi disparati ma, parere personale (magari a causa della mia idiosincrasia nei confronti di generi quali il metal o l'hip hop...), il "rischio" è quello di "snaturare" le peculiarità del prog inglobando elementi troppo estranei...non so se mi spiego.
Quindi, come cercavo di dire nell'intervento precedente, mi pare che in molti casi si possa parlare più di evoluzione di altri generi che, come dici tu, "portano dentro le peculiarità complesse del prog", che di una trasformazione e/o "attualizzazione" del prog.
Questo naturalmente può andare benissimo e si possono trovare comunque gruppi validi, ma per quello che può valere, mi resta il dubbio che si possano definire prog... ;-)

Lorenzo Barbagli ha detto...

Il discorso sarebbe lungo e articolato, quindi riassumerei con un esempio del tutto personale. Il progressive rock inteso come quello degli anni '70 è stato il primo genere che ho apprezzato e amato e ho continuato ad apprezzarlo con la sua rinascita grazie alle validissime band degli anni 90.
Con le commistioni che sono arrivate nel nuovo millennio, i tantissimi gruppi che oggi continuano a suonare il prog incasellato nei suoi parametri, mi sono sembrati improvvisamente fuori dal tempo, ripetendo delle forme ormai logore. Magari ti sembrerà strano, ma non sono un fan del metal o del prog metal, eppure ho trovato che certi generi pesanti come il post hardcore e trasversali come l'art pop e il math rock hanno portato più rinnovamento che non il "prog" stesso. In questo senso per me sono progressivi, dato che almeno cercano di spingere la musica verso cose nuove e non già sentite. Un tempo non avrei mai pensato di ascoltarli con tanto interesse.
Nel passato anche i Magma e gli Henry Cow non rispettavano i dettami di ciò che comunemente veniva chiamato prog, eppure erano comunque individuati come tali.

Franco Palese ha detto...

Il principio lo trovo assolutamente corretto, ma il "rischio" è incasellare proposte musicali che con il prog c'entrano poco o nulla...
Alcune "etichette" poi come art pop/rock e/o math rock, alle volte mi sembrano un escamotage per non usare la definizione prog... ;-)
Infine, giusto per non dilungarmi troppo, gruppi come Magma ed Henry Cow, personalmente li ho sempre considerati prog in tutto e per tutto... ;-)
Ciao

Lorenzo Barbagli ha detto...

Appunto! Parti dall'esempio di Magama e Henry Cow. Non si può dire che stilisticamente fossero affini a Yes, Genesis, VdGG, ELP, Pink Floyd, perché prediligevano elementi di jazz, musica classica e avanguardia, ma comunque sono rimasti da sempre ben inseriti nel filone prog.
Per come si è evoluta la musica oggi, che per progredire deve necessariamente mischiare altri generi piuttosto che inventare qualcosa di nuovo, mi sembra limitativo il metodo delle incasellature.
Sono d'accordo con Steven Wilson e altri artisti quando dicono che il termine "progressivo" non dovrebbe limitarsi a rappresentare un genere con paletti ben definiti, ma prendere spunto dal suo significato di "progredire", poi se questa azione deve tirare dentro generi che con il progressive rock non c'entrano nulla ben venga. Il principio di fondo deve rimanere la curiosità di sperimentare e non rimanere ancorati a vecchi stilemi.

Franco Palese ha detto...

Non sono sicuro che Magma ed Henry Cow siano d'esempio per il ragionamento che si stava cercando di fare, perché penso che elementi di jazz, musica classica e avanguardia nel prog ci siano sempre stati. A loro volta Yes, Genesis, VdGG, EL&P, Pink Floyd, etc erano stilisticamente differenti gli uni dagli altri.
Non fraintendiamoci, m'interessa la Buona Musica e non porre limiti ed incasellare...
Sono convinto che i musicisti che seguono i "sentieri" del prog debbano collegarsi al principio che animava i gruppi storici e non replicarne il linguaggio esteriore.
Ripeto, forse è a causa del fatto che generi come il metal non riesco proprio a mandar giù, eppure A Little Man and a House and the Whole World Window dei Cardiacs per me è un capolavoro, pur non digerendo (neanche) il punk.
Ho apprezzato i lavori dei Strawberry Girls e Agent Fresco, ma faccio fatica con gli Eidola (riffone metal sostenuto dalla doppia cassa e/o voce da posseduto da film horror di serie C... come da primo intervento) e gli Sleepytime Gorilla Museum, più che altro per l'uso della voce.
Potrei farti anche l'es. degli Opeth pre-Damnation, che mi risulta abbiano un seguito trasversale. Åkerfeldt trovo abbia una splendida voce che però "mortificava" con il growl (si chiama così???!!!).
Per "progredire" il prog ha veramente bisogno di questo???!!!...
Ciao

Lorenzo Barbagli ha detto...

Vediamo di fare chiarezza, non prendere per buona qualsiasi cosa abbia a che fare con il metal solo perché molto spesso qui si trovano cose pesanti. Di certo non tutto fa "progredire" il prog. Anche tra i gruppi di cui parlo ci sono delle eccezioni, per me Opeth (mai piaciuti), Protest the Hero e Periphery, ad esempio non fanno progredire il prog perché mi sembrano, loro sì, più conformi e indirizzati verso il genere "madre", per così dire, che non al prog. Non so come spiegare, ma si tratta di sottili sfumature. In questo campo gli esempi che ti posso portare sono i primi tre album dei Mars Volta o i primi tre degli Oceansize, di queste cose secondo me ha bisogno il prog. Loro sperimentano e approfondiscono, mentre gli altri intaccano solo la superficie.
Per quanto riguarda la voce ti posso dire che il "growl" non lo tollero in nessuna forma, mentre sono arrivato a tollerare in piccole dosi lo "scream" che è una cosa diversa come impostazione. Anche qui dipende dai casi e non sempre mi viene da sopportarlo. Per gli Eidola sinceramente l'uso si riduce al minimo sindacale e se hai pazienza di ascoltare tutto il disco ci sono delle trame che contengono molti richiami a band come Coheed and Cambria, Circa Survive, The Dear Hunter e Damiera che, insieme ad altri, per me rappresentano quello di cui oggi ha bisogno il prog.