giovedì 8 agosto 2013

I migliori album che non avete mai ascoltato: GBOT - Body Rocket (2005)


Per parlare di questo album pubblico la mia recensione apparsa all'epoca (2005) su Wonderous Stories:

"GBOT è lo pseudonimo sotto il quale si nasconde una singolare e multiforme creatura musicale creata dal polistrumentista di Chicago, Gareth Fewel. Body Rocket è il suo biglietto da visita ed è una boccata d’aria fresca in un panorama musicale desolante. All’interno vi si possono trovare i generi più disparati fusi nelle dodici tracce che compongono questo piccolo gioiello: spruzzi di prog, intermezzi jazz e noise, volate psichedeliche e incursioni nel soul più puro. Questi elementi vanno a comporre un lavoro suonato con vivacità, eterogeneo e geniale, che desta curiosità e ammirazione, con un gusto enciclopedico degno di Todd Rundgren. 

Nonostante ciò GBOT, coadiuvato dal chitarrista (e co-autore) Dylan Jones e dall’ottimo batterista Kris Myers, non diventa mai pedante o didascalico. Le sue girandole inventive divertono e affascinano e nei testi non si prende mai troppo sul serio, come dimostra la ballad sbilenca Dumb Computer (i Radiohead con senso dell’umorismo). Per la sua imprevedibilità non sarebbe giusto analizzare tutti i brani di Body Rocket lasciando, come si dice in questi casi, la sorpresa all’ascoltatore. Ma, paradossalmente, questa stravaganza rende necessario un dovuto approfondimento grazie a pezzi come l’irresistibile Revolving Door, costruita su un piano martellante che sfocia in un trascinante ritornello, o Better Left Unsaid, sorta di dolce serenata country-prog. Cadaver e Protein sono due brani che strizzano l’occhio al soul R&B anni ’70 ed in particolare la prima sembra un omaggio a telefilm come Shaft (con wah-wah e Fender Rhodes a profusione!). 

Nella calma apparente di Cookie Cutter e Away tornano a galla echi di Radiohead e Coldplay, senza mai risultare ingombranti, anzi GBOT trova vie del tutto originali per integrare le  sue tante influenze, siano esse palesate o meno. In definitiva Body Rocket è una delle più belle sorprese dell’anno, anche se non lo vedremo nelle classifiche dei migliori album indipendenti e rimarrà nel sottobosco musicale, vale sicuramente la pena dargli una possibilità."



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