martedì 27 agosto 2013

HAKEN - The Mountain (2013)


I miei sentimenti verso gli Haken sono sempre stati ambivalenti, nel senso che nelle loro grandiose suite trovo sia pregi che difetti del genere symphonic progressive metal. Suonate e prodotte benissimo, sia chiaro, ma talvolta ci sono dei passaggi stilistici troppo barocchi e pomposi.

Il 2 settembre uscirà il terzo album in studio The Mountain, il primo su etichetta InsideOut e il gruppo ha rilasciato in anteprima i brani Atlas Stone e Pareidolia. The Mountain ha il pregio di smorzare i toni pomposi dei due album precedenti e presenta un progressive rock molto più meticoloso nei passaggi strumentali, ma non altrettanto dal punto di vista compositivo. In pratica i pezzi migliori risultano essere quelli da una durata contenuta, come In Memoriam, Because It's There e la stessa Atlas Stone. In quest'ultima la direzione seguita è quella verso una riduzione di parti metal in favore di grandiosi passaggi armonici di piano e tastiere in pieno stile AOR, intermezzi fusion con contrappunti vocali e le solite parti sinfoniche, stavolta però sapientemente dosate.

Di contro, dove falliscono questa volta gli Haken sono nelle lunghe tirate che funzionano solo nelle parti strumentali, orchestrate con veri virtuosismi e interazioni tra i vari elementi del gruppo.
Come influenza dei grandi gruppi progressive del passato gli Haken decidono di pescare dal retaggio lasciato dai Gentle Giant. Molte sonorità e contrappunti vocali sono un palese tributo, fin troppo chiaro su Cockroach King, alla band dei fratelli Shulman. Ma tutto ciò non salva dalla monotonia la piatta lungaggine di Somebody o lo sfoggio di muscoli fine a se stesso di Pareidolia.



Il brano più lungo dell'album, Falling Back To Earth con i suoi quasi 12 minuti, macina riff prog metal e aperture sinfoniche in un connubio che potrebbe sembrare qualcosa di mezzo tra Pain of Salvation e Porcupine Tree. Qui si trova un po' la summa delle contraddizioni di questo lavoro che la buona volontà del gruppo vorrebbe portare a distaccarsi dal passato. Parte dell'ambizione eclettica ha lasciato il posto ad un progressive rock più di maniera, con metà delle idee ripetute fino alla noia (quando va male) e l'altra metà spese nel mostrare il loro valore come musicisti (quando va bene).


1 commento:

Anonimo ha detto...

D'accordo al 200% col recensore, analisi perfetta...

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