sabato 23 novembre 2019

Sleep Token - Sundowning (2019)


Gli Sleep Token si sono presentati ormai tre anni fa (e indovinate chi è stato il primo a parlarne dalle nostre parti...) con le sembianze della misteriosa figura di Vessel, cantante e polistrumentista la cui reale identità viene celata attraverso un maschera. Nonostante tutto questo mistero, fin dall'inizio il progetto Sleep Token, che finora aveva prodotto solo due EP, si dichiara associato ad una mitologia ben strutturata appartenente al culto fittizio che venera un'antica divinità dal nome Sleep della quale Vessel si fa tramite e portavoce del suo messaggio (i ricorrenti commenti "Worship" e "Praise Him" che popolano le loro pagine social si riferiscono proprio a questo). Alcuni mesi dopo, con l'EP Two, gli Sleep Token si rivelano come una vera e propria band dove ogni membro è tenuto sotto l'anonimato coprendosi il volto dietro una maschera proprio come il leader Vessel. Ma non è finita, poiché una volta venuti allo scoperto con le prime esibizioni dal vivo tenute in Inghilterra, si dimostrano tutti abili musicisti, alimentando ancora di più la curiosità oltre ad una serie di speculazioni su chi ci sia veramente dietro questo progetto. Di sicuro è che il riserbo sarà destinato a durare, visto che anche il loro produttore George Lever in un Q&A su reddit ha imposto il veto restrittivo di non far alcuna domanda che possa far riferimento alle identità dei membri.

Anche la presentazione promozionale dell'album di debutto Sundowning è stata pensata in modo singolare, ovvero decidendo di rilasciare un brano per volta ogni due settimane in coincidenza con il calare del sole, a partire dal solstizio d'estate fino ad arrivare alla data di pubblicazione fissata per il 22 novembre. Il titolo fa infatti riferimento al nome di una particolare patologia nei pazienti affetti da demenza, in cui lo stato confusionale e di delirio aumenta quando il sole tramonta con l'arrivo della sera e del buio.

La singolare mitologia che circonda come un'aura esoterica gli Sleep Token non è però la sola cosa che ha colpito l'immaginario e sta rendendo sempre più popolare questa band nel circuito prog metal. Il peculiare amalgama della musica è stato la chiave di volta con cui la band ha saputo distinguersi. A dispetto dell'apparenza estetica che, senza ascoltare una nota, verrebbe naturale associare agli aspetti più estremi del metal, gli Sleep Token hanno mitigato l'aggressività sonora attraverso un'ingente dose di stratagemmi stilistici mutuati dal pop e dall'elettronica. Se il primo EP dava l'impressione che gli Sleep Token correvano il rischio di intrappolarsi da soli in questa formula, già il secondo smentiva tale pericolo con un approfondimento nell'impianto strumentale e dal punto di vista degli arrangiamenti.

Sundowning è ancora uno step successivo ed in particolare vede l'incremento dell'uso di tastiere e di momenti solenni che avvicinano la musica a quell'idea che per la band dovrebbe essere l'equivalente dei canti devozionali. La trascendente spiritualità di The Night Does Not Belong To God viene trasmessa da synth e da loop ambient intermezzati da cori celestiali e asprezze post rock. Se poi volessimo passare ad una mitologia sacro-depressiva The Offering ci regala uno sguardo su come potrebbe suonare il goth rock nelle mani di un gruppo djent. Levitate, essenzialmente per piano e voce, è quasi un gospel dal raccoglimento di una preghiera.

Certo, rimangono dei punti fermi ormai consolidati, come quello di far convivere in un brano delicati passaggi pop atmosferici e improvvise detonazioni djent interpretati contestualmente dalla versatile voce di Vessel, però ogni aspetto contrastante di genere è ancor più immerso e definito nella propria sfera di appartenenza. Se infatti finora il comune senso portava a paragonare gli Sleep Token con gli aspetti più nobili del pop sperimentale come una versione prog metal dei Bon Iver, adesso le strizzate d'occhio all'electropop sconfinano nel mainstream come succede per Give e Sugar. La band si mette in gioco anche su altri fronti come testimonia Dark Sign, che con i suoi beat elettronici, l'autotune e i campionamenti, sfiora l'RnB.

Tutte queste caratteristiche nelle intenzioni si pongono come un esperimento simile a quello dei VOLA ma, mentre il gruppo danese trova una sinergia tra gli stilemi facendo assorbire e confluire le caratteristiche l'uno nell'altro, gli Sleep Token tengono ben separati gli aspetti più pop e quelli più metal, tanto che sembra di ascoltare due band differenti in uno stesso brano. Il traguardo è rimanere del tutto credibili quando attraversano passaggi così repentini e all'apparenza così distanti in modo del tutto naturale o quando le due anime sonore si scindono completamente in versanti opposti (la dolcezza di Drag Me Under vs. la brutalità di Gods). Se infatti Sundowning ha un pregio oggettivo, oltre ad essere una collezione di brani pressoché perfetta, è quello di traghettare l'estetica utilizzata dal pop moderno dentro il mondo alternative prog e metal, non molto incline ad accettare dettami che provengono dal mainstream, come nessun'altro era riuscito a fare prima d'ora.

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