lunedì 9 luglio 2018

Vennart - To Cure A Blizzard Upon A Plastic Sea (2018)


Superato lo scoglio del primo album da solista Mike Vennart ha fortunatamente ancora voglia di condividere la propria musica, il che per i fan più affezionati equivale a colmare l’enorme vuoto lasciato dalla sua defunta band Oceansize. Come per The Demon Joke ritroviamo in studio al fianco di Vennart il batterista Dean Pearson (Young Legionnaire) e gli ex compagni d’avventura Steve Durose (adesso chitarra negli Amplifier) e Richard Ingram. Ritagliandosi spazio tra un tour dei Biffy Clyro e l’altro, dove lui e Ingram aggiungono supporto strumentale live al trio, Vennart ha scritto To Cure A Blizzard Upon A Plastic Sea (in uscita il 14 settembre), celando nel singolare titolo i vari temi affrontati nell’album, più che altro di carattere personale: la paternità, l’inquinamento, la politica e l’importanza di mantenere la razionalità mentale in una società sempre più divisa e complessa, temi che si scontrano l'uno con l'altro e si intrecciano.

“Non c'è dubbio che essere genitore abbia portato alla luce alcune cose. - dice Vennart - Ho dovuto stabilizzare le mie emozioni perché ho un bambino a cui badare.” In un certo senso questa tempesta di emozioni corrisponde metaforicamente al blizzard da cui guarire, una necessità tradotta in musica con un espediente altrettanto folle e contraddittorio: “La maggior parte delle idee del disco provengono da un grazioso giocattolo giapponese degli anni '70 chiamato Omnichord. Il suono non è molto interessante, ma ha sputato fuori le sequenze di accordi dei miei sogni, portando il mio songwriting in luoghi che da solo non avrei mai potuto immaginare.”

Uno di questi brani è per l’appunto la già nota Immortal Soldiers: un corale dall’andamento melodrammatico vicino agli stralunati caroselli dei Cardiacs. Il singolare argomento trattato è un'osservazione ironica sulla compulsione di suo figlio nel mettere in scena battaglie con centinaia di minuscole figurine di plastica: "Invecchiando sono divenuto incredibilmente fobico nei confronti della plastica stessa; ogni volta che una nuova action figure arriva in casa, penso che sia un'altra cosa che sta prendendo spazio su questo pianeta e rimarrà qui per sempre, qualunque cosa accada."

Il nume tutelare di Tim Smith e dei suoi Cardiacs brilla anche nelle frenetiche progressioni di Sentientia che in qualche modo trattiene qualcosa anche della solennità degli Oceansize. Ma, a parte questi piccoli richiami, To Cure A Blizzard Upon A Plastic Sea è molto eterogeneo e ogni traccia possiede una propria attitudine e personalità nel completare uno schema esclusivo. Come può apparire Donkey Kong che racchiude al suo interno molteplici sfaccettature (una canzone dentro una canzone dentro una canzone e così via), mentre Binary e Into the Wave sono due trip ultraterreni dalle atmosfere avvolgenti e malate basate molto sulla delicata tribalità della sezione ritmica e il potere ipnotico dei synth. Friends Don’t Owe potrebbe essere un normale indie rock se non fosse per l’incasinata sequenza di suoni chiptune in vari registri sepolti sotto gli intrecci di chitarra e basso.

Si sarà inteso che in questo lavoro Mike Vennart si spinge ben oltre le coordinate dettate da The Demon Joke: la sensazione è che, anche se i pezzi sono costruiti come canzoni, possiedano un’aura sperimentale che li trascina a confini tra l’avant-garde e il post rock (Spider Bones, Diamond Ballgag). Come lo stesso Vennart ci svela in un gustoso retroscena: “Verso la fine della stesura di questo disco mi sono confidato con Steven Wilson sulla mia preoccupazione che il tutto fosse scollegato, che non aveva senso, che non c'erano hit per le radio. Il suo consiglio è arrivato al momento giusto. Ha praticamente detto Che si fottano Mike, fai quello che vuoi, è il momento di una follia artistica! Mi ha consigliato di dar sfogo al mio Trout Mask Replica interiore. Mentre questo disco non è neanche lontanamente incasinato come TMR (e cosa lo è), sono eternamente grato per le sue parole di incoraggiamento.” Vennart deve aver proprio pensato agli espedienti di arrangiamento di Wilson per rendere ancora più orchestrali le operatiche sinfonie prog di That’s Not Entertainment e Robots in Disguise. Ok, non ci sono singoli? Ce ne faremo una ragione, To Cure A Blizzard Upon A Plastic Sea è perfetto così com'è.




www.vennart.com

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