lunedì 27 luglio 2015

ECHOLYN - I Heard You Listening (2015)


Nel suo "ghetto of beautiful things" (cit. Kevin Gilbert) il progressive rock come genere, specialmente quello sorto a partire dalla seconda ondata degli anni '80 in poi, ha attirato su di sé una quantità spropositata di insulti e disprezzo dalla stampa musicale tra i quali quello di non avere una propria identità, il che forse, negli ultimi anni, potrebbe anche essere un'affermazione non del tutto sbagliata. Come sempre, però, la moltitudine di proposte non è esente da eccezioni e una di queste porta il nome di echolyn. Già a suo tempo, nel 1995, il tastierista Chris Buzby in una bella intervista su Rockerilla affermò: "Capisco la gente quando dice: sembri, mi ricordi...è umano tutto questo. Mi puoi ricordare un tipo, ma non sei lui. Una memoria è una cosa, una vera esperienza un'altra. E noi non stiamo cercando di ricreare esperienze, stiamo creando nuove esperienze." Infatti gli echolyn hanno da sempre lavorato su un insieme di suono originale che potesse preservare una propria identità, mantenuta tra l'altro saldamente nel tempo ad ogni loro cambio di direzione. Quando negli anni '90 irruppero come un terremoto nella scena prog, furono gli unici a dettare una linea fuori dal coro del revival, irrobustendo la complessità della musica con arrangiamenti e sonorità personali, fino a far passare in secondo piano i facili paragoni con Yes e Gentle Giant, ovvero le due band alle quali spesso e volentieri gli echolyn sono stati associati.

Nella loro seconda fase, per molti culminata tre anni fa con la pubblicazione di echolyn, il quintetto della Pennsylvania ha dimostrato di sapersi rinnovare senza cadere nella trappola del neo prog sinfonico, proseguendo un discorso artistico del tutto unico e intraprendendo una strada per certi versi inedita. Che piaccia o meno, anche se puntualmente dimenticati dagli stessi addetti ai lavori, possiamo affermare che grazie alla costante capacità di rinnovarsi con carattere, gli echolyn sono l'essenza del progressive rock moderno, o meglio la quintessenza del prog rock americano. Sì, perché quello statunitense ha tutto un altro sapore rispetto a quello europeo. In questo, I Heard You Listening continua sulla linea tracciata da echolyn, in quel fondere folk, blues, AOR e rock FM che negli anni '70 fu un po' il segno di riconoscimento del cosiddetto pomp prog dei Kansas. Different Days e Once I Get Mine racchiudono, ad esempio, quella stessa energia di hard rock e power ballad tipica della band di Kerry Livgren.

E ancora una volta gli echolyn sembrano giocare di sottrazione, a dispetto dello stile che li ha resi famosi, senza perdersi in molteplici sottotrame: l'album risulta più asciutto nelle strutture e più lineare nelle polifonie vocali, leggermente più avido di sorprese, senza per questo risultare necessariamente di facile assimilazione. Anche se Warjazz, pur con i suoi acrobatici salti melodici, è una canzone che dopo alcuni ascolti ti entra in testa come fosse una hit single da classifica, Carried Home, con le sue sonorità raffinate e avvolgenti (da segnalare il caldo wurlitzer di Buzby e un misurato ma incisivo Brett Kull alla chitarra) e un refrain contagioso, sono lo specchio della cifra stilistica di I Heard You Listening percorso da una sottile calma apparente. Diciamo che però il capolavoro gli echolyn decidono di piazzarlo subito in partenza: Messenger of All's Right è un perfetto connubio tra la poetica realistica di Ray Weston e la passione commovente che il gruppo sa infondere e trasformare in note musicali. Davvero un pezzo splendido. Ma il disco riserva ancora dei sussulti quando si arriva intorno alla fine, nelle fievoli armonie di Sound of Bees che si innalzano gradualmente fino all'epica conclusione. In chiusura All This Time We're Given e Vanishing Sun si fanno apprezzare per la cura nei dettagli, negli arrangiamenti e per quella coralità idealista e giovanile che non sentivamo dai tempi di Suffocating the Bloom.

Nella stessa intervista citata all'inizio, risalente all'euforico momento in cui As the World uscì per la Sony, un disilluso Brett Kull dichiarò: "La cosa peggiore che ci possa capitare? Essere cacciati e ricominciare da capo!". A venti anni esatti di distanza siamo qui a ricordare che è andata proprio così, gli echolyn si sono sciolti, si sono ritrovati, hanno ricomniciato e per fortuna sono ancora tra noi. Il brusco ritorno sulla Terra dopo il contratto con una major ha fatto in modo che i cinque musicisti non possano effettivamente portare avanti una carriera musicale vera e propria, dividendosi tra lavoro giornaliero e singoli incontri settimanali dedicati alla band. Il tempo e la distanza tra i membri hanno sicuramente inciso sul nuovo corso compositivo degli echolyn, ma più di una volta la band ci ha dimostrato la soddisfazione per i lavori portati a termine, come a dire che nonostante tutto il gruppo ha ritrovato una propria dimensione. Quindi ecco che I Heard You Listening risplende più per genuinità e onestà artistica che non per essere un nuovo caposaldo del prog. Ma mi è impossibile criticare più di tanto gli echolyn perché, ad oggi, è l'unica band che ad ogni nuova uscita mi fa sentire parte di una grande famiglia.



www.echolyn.com

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