mercoledì 28 settembre 2011

PAIN OF SALVATION - Road Salt Two (2011)


Sciogliamo subito il mistero. Una cosa è sicura a proposito di Road Salt Two, se vi è piaciuto il primo vi piacerà anche questo secondo volume, se invece lo avete trovato non all’altezza delle altre cose del gruppo, allora statene alla larga. Anche se il mio giudizio generale sulla band rimane più o meno il medesimo espresso nella recensione del volume uno. Quello che dispiace di più è che i Pain of Salvation hanno finito di stupire, nel senso che da una band di tale levatura ci si aspetterebbe di più. Però mi sono messo nei panni di chi i Pain of Salvation non li ha mai ascoltati. Ecco, forse è questa la chiave di lettura per giudicare positivamente questo album. Se si ignora cosa ha prodotto il gruppo in passato, prima dei due volumi di Road Salt, questo secondo capitolo può apparire degno.

Prendiamo ad esempio Eleven, uno dei migliori pezzi di Road Salt Two, messo in mano ad un gruppo di media bravura sarebbe stato una bomba, ma per una band dal curriculum dei Pain of Salvation rimane una cosa di routine. Insieme ad Eleven, tra i brani meritevoli, vanno citati la concitata The Deeper Cut e la più strutturata The Physics Gridlock.

Il tono generale rimane impostato su un lavoro dalle caratteristiche “americane” con la western-picaresca To the Shoreline, il soul rock di Mortar Grind, più il resto che punta sulla facile presa come Softly She Cries e il blues scontato di Conditioned. La netta cesura con il passato è data di nuovo dalle sonorità e dalla produzione: suoni secchi e rauchi, una batteria che sembra suonata con una sordina e la voce di Gildenlöw che svetta tra gli strumenti.

Personalmente questi Pain of Salvation continuano a non convincermi e penso che per ora li riporrò in un cassetto, ma se si accetta questo nuovo corso il disco non è poi male.


Tracklist:

01. Road Salt Theme
02. Softly She Cries
03. Conditioned
04. Healing Now
05. To The Shoreline
06. Eleven
07. 1979
08. The Deeper Cut
09. Mortar Grind
10. Through The Distance
11. The Physics Of Gridlock
12. End Credits

Nel frattempo, qualche mese fa, è uscito anche il video di Where It Hurts, brano tratto da Road Salt One, dai contenuti abbastanza espliciti. Tanto che la versione uncensored (riportata di seguito) è stata tolta da YouTube.




Pain of Salvation - Where it Hurts (UNCENSORED) from Il Recensore on Vimeo

9 commenti:

red ha detto...

Non mi piace, come non mi era piaciuto il primo.
Mi piacevano abbastanza i PoS del periodo Remedy Lane, anche se li ho sempre considerati un po' sopravvalutati dalla critica.
Ma da Scarsick in poi li ascolto solo per dovere d'ufficio, ma proprio non li riesco a digerire.
Certo non si può accusare Daniel Gildenlow di essere monocorde, vista la disinvoltura con cui è passato dal prog metal, alle collaborazioni con Flower Kings e Transatlantic (il quinto elemento nei concerti, quello che non sta mai fermo e si agita come un metallaro in trance), fino ad arrivare a questi due album.
Forse siamo noi che non capiamo...

Anonimo ha detto...

In effetti è dura, anche per un fan accanito, credo. Anche per chi è convinto, come me, che i loro primi 5 dischi siano una sequenza incredibile e forse irripetibile per qualsiasi altro artista oggi. Ma ormai si fa fatica ad ascoltarli e per quanto uno si sforzi di restare aperto, è proprio quel passato incredibile a fregarti. L'unica speranza che mi resta è che il futuro sia diverso, che questi due album siano delle scelte precise e non un diversivo per gettare fumo negli occhi. Insomma spero che il cambiamento radicale sia una presa di posizione, magari anche un po' pretenziosa, e non un modo di mascherare la mancanza di idee. Se così fosse il gruppo è finito. Se invece sono soltanto capricci di Daniel, allora c'è da sperare che metta la testa a posto e ritorni a fare quello che sa fare meglio, o qualcosa di simile, se non altro con identico spessore. Nessuno sano di mente potrebbe pretendere di avere un Perfect Element dopo l'altro, e alle volte i fan del metal progressivi hanno forse questa pretesa, ma qui ci siamo allontanati decisamente troppo, scelta voluta o no che sia. Il talento c'è, io riesco ancora a sentirlo, la voce è ancora quanto di meglio si possa sentire in giro. Questo ragazzo deve solo darsi una calmata e fare un po' meno di testa sua. Forse staranno conquistano altri fan con la musica che fanno ora, ma di certo hanno perso molti di quelli vecchi.

Marco Malagoli ha detto...

Penso che uno dei problemi sia Gildenlow. Il suo ego smisurato lo sta portando ad accentrate tutto su se stesso, e lo si nota nella parte cantata. (comunque veramente una prova mirabile).

Un certo tipo di prog metal, soprattutto negli arrangiamenti e nei suoni dei vari strumenti dei POS, è stato abusato, tanto da avere un po' un sentore di muffa. Per cui era inevitabile che ne prendessero un po' le distanze.

Nel pre Scarsick ho sempre pensato che le linee melodiche fossero sempre abbastanza banali (lo si evince benissimo in 14:5 il live acustico), e stiracchiavano queste idee immergendole in stupende orchestrazioni e arrangiamenti rendendo le composizioni veramente interessanti . Quindi un po' di odore di truffa lo ho sempre sentito tanto che spesso nei loro brani non si capiva bene dove andavano a parare , e in definitiva si scambiava questa loro nebulosa aria di sospensione in grandezza compositiva. perchè avevi la sensazione di essere accompagnato in un viaggio intellettual/musicale sempre in divenire (basti pensare che stiamo aspettando ancora la 2° parte di the perfect element)

Oggi sono totalmente diretti, ma i brani sono sempre gli stessi, basta fischiettarli un po'.

Sinceramente a me piacciono. Sono incisivi, suonano bene, e ti accompagnano volentieri in automobile. Hanno sacrificato la grandezza a qualcosa d'altro. Forse perché si sono resi conto che la grandezza non era nelle loro corde. Quindi la loro operazione è intellettualmente onesta.

Lorenzo Barbagli ha detto...

A suo tempo i PoS sono riusciti ad affrontare un genere ostico come il prog metal meglio di chiunque altro.
Il secondo commento centra il punto quando dice che si sono allontanati troppo dal progetto originale del gruppo. Nessuno dice che un artista debba ripetere all'infinito il suo stile, è giusto cercare ispirazione altrove. Però, quando si tratta dei PoS, mi aspetto che rivoltino come un guanto il genere su cui basano il nuovo corso (in questo caso hard rock blues-soul-country o come diavolo volete chiamarlo).
Con Scarsick si sentiva un certo calo di ispirazione e non vorrei che la band avesse ripiegato su questi lidi per ovviare proprio a questo.
Comunque è anche vero che si tratta di un progetto composto da due album e forse è stata una scelta mirata di Gildenlow (non ho letto interviste in proposito perchè sto cominciando a perdere interesse). Quindi vediamo cosa ci riserverà il futuro.

Anonimo ha detto...

secondo me è uno dei loro migliori album.

Lorenzo Barbagli ha detto...

Breakin news:
Johan Hallgren ha annunciato che lascerà i Pain of Salvation a fine anno. A questo punto aumentano gli interrogativi sul futuro (artistico e non) della band.

MAX ha detto...

Daniel è un genio, sarà pure egocentrico ma è un genio. Io ammiro gente come lui che sa mettersi e rimettersi in gioco ogni volta sapendo di deludere i fan più accaniti. Quest'album è una bomba carta! Bello, secco, puro, senza troppi fronzoli, con la voce sempre in picco, la batteria stile King Crimson, e la chitarra distorta a tal punto da sentire il calore delle valvole. E' vero che "da una band del livello dei Pain ci si aspetterebbe qualcosa di più", è innegabile che chi come me è cresciuto con Remedy Lane e Perfect Element, trovi questi Road Salt, uno e due, privi di classe e forse anche di idee, ma ragazzi io apprezzo tantissimo le menti geniali come quelle di Gindenlow (e aggiungerei, Mikael Akerfeldt, Steven Wilson ed altri) che studiano, pensano, creano, stravolgono, cancellano e ricreano ancora, fregandosene della critica, dei fan storici e delle vendite. Anche Heritage degli Opeth è stato demolito dagli Opethiani accaniti, eppure anche in quel caso, persone come Akerfeldt non posso non apprezzarle dato che sanno benissimo di deludere le aspettative dei fan o quanto meno di dividere le opinioni, ma continuano ad evolversi e a sviluppare nuove idee incamminandosi anche verso quel limbo (o, se vogliamo, cassetto) in cui molti ripongono dischi come questo aspettando un fantomatico "ritorno in sè stessi" degli artisti in questione. Io capisco chi dice semplicemente "a me questo disco non è piaciuto", ma proprio non capisco chi afferma cose del tipo "ormai questa band non ha più niente da dire" ecc. (leggevo alcuni commenti su Heritage e addirittura c'era chi addirittura è arrivato a schifare gli opeth dopo aver ascoltato heritage), ma stiamo scherzando?
Io, ripeto, ho parecchia fiducia nelle menti geniali ed apprezzo tantissimo i cambiamenti, anche gli stravolgimenti, e, soprattutto, ascolto ogni disco come fosse un disco nuovo, senza pregiudizi, senza paragoni col passato. Io continuo comunque a seguire i Pain e questo disco lo ascolterò ancora per molto, come ho fatto con tutti gli altri.
Ciao a tutti.

Anonimo ha detto...

Secondo in me in questo road salt c'è solo molta più verità musicale che in lavori passati. Il suono naturalmente spudorato secondo me non è tanto dovuto a capricci egocentrici del leader della band, quanto al desiderio di riprodurre un suono ancora più vicino all'espressione diretta delle proprie idee. Fatta eccezzione per BE (Capolavoro assoluto), è stato ben fatto notare che di fatto la struttura melodica delle canzoni non è mai stata troppo diversa. Sono d'accordo solo in parte con questa affermazione: la sensazione che provo ascoltando un vecchio album dei pos e questi ultimi due progetti è la medesima cambia solo la profondità che raggiunge sia il suono che il sentimento. Secondo me alla fine bisogna leggere la continuità del lavoro dei Pain Of Salvation come una domanda: "Vi sentiti più vicini alla nostra musica con suoni lavorati e "prog", o con questi diretti e slavati che vi proponiamo?" Io dico che in entrambi i casi sono stati in grado di darmi il loro messaggio, e tanto basta per rendere questa band e i suoi ultimi lavori oltre il top della musica odierna.

Anonimo ha detto...

Scusate se mi intrometto in questa discussione, ma per un fan dei POS come me è difficile trovare qualcuno con cui discorrere amabilmente della propria musica preferita, e nella fattispecie della propria band preferita. Volevo solo invitarvi (nel pieno rispetto delle vostre posizioni) ad analizzare gli ultimi lavori dei POS con un'ottica leggermente diversa, ponendo attenzione ad esempio a tutta una serie di elementi di contorno che possono secondo me spiegare meglio un cambiamento di stile, che se andiamo a vedere bene è solo da rilegare alle sonorità piuttosto che allo stile e ai contenuti della band (che rimangono cmq di alto livello). Come ha sottolineato Daniel in più occasioni, tra i POS di Entropia e quelli di Road Salt la line up (includendo anche la partenza ultima di Hallgren) e stata stravolta completamente. In pratica dell'originale è rimasto solo lui(che secondo me non è poco...). Detto ciò già prima della composizione di questi lavori lui si è trovato senza bassista e senza batterista. Come si poteva pensare che nulla cambiasse nella musica? Il genio di questo ragazzo (ormai uomo) sta nel fatto che ha saputo per l'ennesima volta reinventarsi, fregandosene come sempre del riscontro del pubblico, ma preoccupandosi piuttosto del risultato ricercato. Per i motivi sudddetti si è lanciato in questa avventura rock-blues che ha il doppio vantaggio di essere più facilmente comprensibile dal pubblico, e che mette in risalto la componente vocale che alla fine è l'unica costante di questo gruppo dagli esordi ad oggi (e che secondo me visto le sue qualità è un vero e proprio strumento). Detto questo se si evita banalmente di prendere la musica come qualcosa che deve appartenere per forza a regole di categorizzazione (nel senso che o è prog-metal o non vale niente)secondo me ci si può accorgere che Road Salt 1-2 è un grandissimo lavoro soprattutto se come ha già detto qualcuno viene paragonato a ciò che il mercato propone ultimamente. Ai fan delusi dico che se non capiscono che è in questa capacità camaleontica di Daniel che risiede il genio di questa band, probabilmente non hanno mai capito a fondo neanche tutto il precedente lavoro di questa mente straordinaria. Agli altri dico di tenersi forte, perchè per lo stesso motivo dubito che questa operazione "simpatia" dei POS continui anche in futuro, ma sinceramente oramai non so più cosa aspettarmi, chissa magari se ne esce con un disco reggae!!!L'unica cosa di cui sono sicuro è che ancora una volta sarà colmo di significato e sentimento...