mercoledì 8 giugno 2011

Il mistero "Kew. Rhone."


Credo di non essermi mai occupato in questo blog di album antecedenti agli anni Zero, ma c'è sempre una prima volta. Colgo questa occasione con un duplice intento: quello di dare spazio ad un capolavoro dimenticato e allo stesso tempo integrarlo alle tematiche del mio ultimo libro Il Progressive rock nell'Era del Punk e della New Wave.

Ma questa non vuole essere proprio una recensione, piuttosto una riflessione, visto che comunque in Rete, chi vuole, può trovare notizie a sufficienza a proposito di questo album. Mi chiedo quindi perchè nelle migliori antologie progressive quest'opera non compaia accanto a capolavori, ad esempio, come Rock Bottom, Third, In the Land of Grey and Pink o Hatfield and the North, contribuendo così ad alimentare la relativa oscurità di questa pietra d'angolo della scuola di Canterbury.

La causa andrà forse ritrovata nella sua data di uscita, fuori tempo massimo dalla cronologia temporale canterburiana? Il disco, oltre ad essere stato pubblicato nel 1977, è famigerato per essere uscito nello stesso giorno di Never Mind the Bollocks dei Sex Pistols tramite la stessa casa discografica (la Virgin). Eppure, questa contrapposizione di stili musicali agli antipodi che virtualmente si passavano il testimone del favore della stampa e del pubblico, sottolinea ancora di più quanto all'epoca la potenza espressiva del progressive rock fosse vitale. Kew. Rhone. non è infatti solo una delle pietre miliari del rock progressivo, ma, come fa notare il critico della BBC Peter Marsh, più rivoluzionario di quanto lo siano mai stati i Sex Pistols.

Un po' di storia.
Il bassista John Greaves, dopo aver lasciato gli Henry Cow e prima di unirsi ai National Health, si trasferì a New York nel 1976 per raggiungere il chitarrista Peter Blegvad (ex Slapp Happy) con il quale iniziò la stesura di un concept album. I due, che avevano già collaborato all’epoca del felice sodalizio artistico dei rispettivi gruppi (vedi Desperate Straights del 1974 e In Praise of Learning del 1975), si divisero i compiti: Greaves si occupò delle musiche e Blegvad delle liriche.

Dopo avere reclutato la cantante Lisa Herman e musicisti jazz della caratura di Michael Mantler (tromba, trombone), Carla Bley (voce, sassofono tenore) e Andrew Cyrille (batteria), l’album che ne uscì fu lo strepitoso Kew. Rohne., uno dei massimi vertici dell’arte canterburiana e del Rock In Opposition. L’opera è una pressoché perfetta unione che rimane in bilico tra questi due generi dato che, pur affondando le mani nell’emancipata avanguardia degli Henry Cow, riesce a mantenere un legame con la malinconica canzone jazz di marca wyattiana, nonostante l’uso inusuale di dissonanze e ritmiche articolate.

I meriti compositivi di Kew. Rhone., però, non si limitano solo a questo. In particolare vi emergono delle influenze dettate dal musical teatrale - nelle sue forme più nobili e colte - che negli anni si distinse per avvicinare la musica classica a gusti più popolari: da quello di Kurt Weill fino ad arrivare a quello di Leonard Bernstein. L’impostazione surreale e cerebrale delle musiche è seguita a ruota dalle liriche intangibili di Blegvad che escogitano di volta in volta giochi verbali, forme palindrome e anagrammi.

1 commento:

Franco Palese ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
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