venerdì 3 giugno 2011

Yes - Fly from Here (2011)


Un tempo gli Yes erano il mio gruppo preferito, oggi mi sembrano un'allegra congrega di mercenari. Pronti a sfornare un nuovo album in studio (a 10 anni da Magnification) con l'ennesimo cambio di line-up e il clamoroso benservito riservato al pilastro della band Jon Anderson. Comunque Fly from Here uscirà in Giappone il 22 giugno, in Europa il 1 luglio e negli States il 12 luglio.

Tracklisting:
Fly From Here - Overture; Fly From Here - pt I - We Can Fly; Fly From Here - pt II - Sad Night At The Airfield; Fly From Here - pt III - Madman At The Screens; Fly From Here - pt IV - Bumpy Ride; Fly From Here - pt V - We Can Fly;
The Man You Always Wanted Me To Be
Life On A Film Set
Hour Of Need; Solitaire
Into The Storm




Questo è un estratto dalla suite che dà il titolo all'album. Ad un primo ascolto sembra molto anni '80.

19 commenti:

red ha detto...

Ciao.
Sono cresciuto a pane e Yes. Probabilmente hai ragione tu, ma prima ascoltiamo l'album.
Magari non sarà tanto male

Lorenzo Barbagli ha detto...

La mia è più che altro una critica al modo di gestire il gruppo. Ovvio che non mi permetto di giudicare l'album.

red ha detto...

Beh, sulla gestione del gruppo siamo d'accordo.
Come ti ho detto, per ragioni anagrafiche ho vissuto in diretta gli anni migliori del prog-rock. Poi abbiamo visto tutti le esagerazioni che hanno contribuito alla morte del genere (ma forse era morte apparente).
Grande è stata la soddisfazione quando grazie a qualche artista controcorrente il prog-rock è risorto (o si è risvegliato), con la vitalità tipica dei circuiti poco conosciuti (ho visto concerti con qualche decina di spettatori).
Mi sbaglierò, ma mi pare che la crescente popolarità del genere stia nuovamente creando i presupposti per una fragorosa caduta.
E' vero che sono cambiati i tempi, e soprattutto i modi di fare e fruire musica, ma certe sceneggiate (vedi anche la storia del batterista dei Dream Theater) mi ricordano le tourneè degli anni 70 con l'orchestra: tanto fumo e niente arrosto
Detto ciò, da Yes fan, spero che l'album sia buono

Anonimo ha detto...

Ciao. Ho acquistato l'album, come tutti i precedenti, da Time and a word a oggi. A dire la verità ho trovato qualcosa da amare in tutti, anche se non tutti sono capolavori. Non mi sembra affatto male, anche se mi manca tanto Anderson. ZZKEYS

Lorenzo Barbagli ha detto...

L'album l'ho trovato abbastanza godibile, nella lunga distanza però, dopo alcuni ascolti, si sfilaccia e perde colpi ed è il contrario di ciò che dovrebbe fare un buon album progressive rock. Una cosa che mi ha colpito positivamente è il fatto di mantenere certe sonorità anni '80, il che, se non altro, denota un certo coraggio.

L'unico appunto che faccio è che spendere la sigla Yes per questo album mi è sembrato eccessivo. Almeno potevano prendendere come scusa l'ingresso del nuovo cantante per chiamare il gruppo in un altro modo. Ma, visto che Squire può usare il nome Yes (al contrario di Anderson che dovette ripiegare su ABWH), perchè sbattersi tanto?

Anonimo ha detto...

Da un paio di giorni non ascolto altro che questo album... Tenuto conto che non è più tempo per lavori come Tales From Topographic Oceans... che devo dire? Sarà la nostalgia, ma a me sembra veramente bello. Ci fosse stato Anderson, con qualche sua idea qua e là, rischiava di essere un capolavoro.

Anonimo ha detto...

mancava la firma. ZZKEYS. ciao

Gianluca Mauro ha detto...

L'album è molto bello. La title track, che pure non introduce nulla di nuovo nel loro modo di fare musica, li conferma come una band di gran gusto, classe e talento compositivo. A chi ha scritto senza riflettere che gli Yes sarebbero una banda di mercenari poiché avrebbero dato il benservito a Jon Anderson, ricordo che il povero Jon ha problemi di salute e nessuno lo ha fatto fuori. Queste prese di posizione umorali bisognerebbe riuscire a lasciarle da parte quando si giudica la musica e farsi travasare dentro le note senza preconcetti campanilistici o d'altra natura.

Lorenzo Barbagli ha detto...

Sull'album ho già detto...in quanto a Anderson so benissimo i problemi che ha avuto, ma ora mi sembra stia meglio. Gli Yes avrebbero potuto fare quello che fanno molte altre band in questi casi: aspettare il decorso delle cure e riprendere Anderson come cantante. Non ho nulla contro Benoit David, ma a me questa filosofia del "fuori uno, dentro un altro" non mi piace.

red ha detto...

L'album, è buono, superiore alle aspettative (temevo un flop clamoroso), ed è probabilmente il massimo che si può chiedere a gente che fa musica da più di 40 anni.
Riguardo il discorso del " fuori uno dentro l'altro" è una questione di opinioni.
Basta pensare a Fripp e ai King Crimson per vedere che il cambio di line-up non è certo qualcosa che ha inventato Squire e gli stessi Yes ne hanno combinate di tutti i colori in passato.
Certo, dopo 40 anni fa più impressione, ma anche qui non mancano gli esempi (David Jackson e i VDGG)
Anche a me non piace molto questo andazzo, e l'ho scritto nel mio commento precedente, volevo solo fare notare che così fan tutti

Anonimo ha detto...

Non ho ancora acquistato l' album e lo faro' questa settimana, ma il solo evento mi rallegra e conforta , dato il cronico squallore creativo che caratterizza la musica degli ultimi anni . Solo pensare che i nostri allegri vecchietti riescono ancora ad inventare qualcosa di valido dopo piu' di quarant' anni ,m'induce all' acquisto a scatola chiusa .

Anonimo ha detto...

Da grande fan degli YES sento di dire che anche se è vero, è ammirevole e sbalorditiva la forza creativa che riecono a sprigionare ancora dopo 40 anni,ho trovato l'al bum buono e piacevole, ricorda un pò gli anni 80 e certi passaggi di 90125 e Drama,trovo inoltre una certa freddezza nel nuovo cantante Benoit e mi dispiace molto la mancanza di Anderson,per questo quindi concordo completamente con Lorenzo,la filosofia del fuori uno dentro l 'altro mi rattrista molto e sa di mercenario.

Anonimo ha detto...

anche a me da fastidio la mancanza di anderson, ma penso che il sostituto abbia fatto un egregio lavoro....
Riguardo all'album mi piace moltissimo e da fans degli yes mi sento di dire che è uno dei migliori album del gruppo da 30 anni ad oggi, probabilmente con anderson sarebbe stato un capolavoro alla pari di fragile e close to the edge.....

Anonimo ha detto...

phooloRagazzi, sono reduce dal concerto del 24/11 a Milano. David Benoit si è rivelato per quello che temevo, avendo curiosato su you tube qualche giorno prima, e cioè un pessimo cantante di karaoke, stonato e con la presenza scenica di un comodino. E' un vero peccato, perchè il nuovo album mi è piaciuto moltissimo, come avevo già detto su questo blog (va detto però che metà del materiale che è finito nell'album è stato composto 30 anni fa...). Perciò avevo messo da parte la mia predilezione per Anderson, ed avevo acquistato i biglietti. Soldi buttati. Ho dovuto abbandonare la sala con le orecchie distrutte all'inizio di Starship Trooper, nonostante la gran serata di Howe...
Ciao
ZZKEYS

red ha detto...

@zzkeys
Strano che Benoit abbia cantato male.
Ho visto il concerto di Milano della tourneè di due anni fa (agli Arcimboldi) e Benoit mi era piaciuto, insieme a Howe che aveva giganteggiato.
Vero che non ha presenza scenica, ma avevo pensato che il fatto di stare in secondo piano fosse una cosa voluta, quasi un segno di rispetto verso Anderson.
Ma dal punto di vista meramente vocale la prestazione era stata notevole.
Piuttosto ero rimasto deluso da Alan White (aveva suonato l'intro di Heart of the Sunrise picchiando come un fabbro...) ma io sono orfano di Bruford e per questo un po' prevenuto verso White.
Squire è stato il solito (lo preferisco su disco, dal vivo salta fuori la sindrome del chitarrista mancato) e Wakeman jr (c'era lui all'epoca) aveva svolto il compitino.
Dalla tua recensione del concerto stavolta è andata un po' peggio...
ciao

Anonimo ha detto...

@red
Anch'io non potevo credere a quello che avevo sentito, così sono tornato su you tube a cercare altri video, meno recenti, ed ho ascoltato qualcosa proprio dalla serata di due anni fa agli Arcimboldi. E' inspiegabile... Benoit non sembra nemmeno la stessa persona... Non so che dire... So solo che giovedì scorso è stato un disastro e per un fan vecchietto come me, al sesto concerto, è stato troppo...
Ciao.
ZZKEYS

red ha detto...

Dunque, leggo che Benoit David ha lasciato gli Yes per problemi di salute e il sostituto è Jon Davison dei Glass Hammer (un altro clone, e questo per di più ha anche il nome simile).
Forse la prestazione scarsa di Milano già risentiva dei problemi alla voce.
Per il futuro...boh, vedremo.
A distanza di mesi confermo che Fly from here è un album gradevole, ma penso proprio che rimarrà l'ultimo lavoro ufficiale in studio della gloriosa band.
Ancora qualche tournèè, ancora qualche dvd live e poi la meritatissima pensione (almeno loro ci andranno)

Lorenzo Barbagli ha detto...

Veramente David non ha proprio "lasciato" gli Yes, ma sembra che gli sia toccata la stessa sorte di Anderson.

Ecco un suo comunicato, devo dire molto "comprensivo" nei confronti dei suoi ex compagnai:

Dear YES fans,

As you all know, the final three shows of last year's European tour were cancelled due to my ill health. On my return to Canada, I was advised to cease touring, for the foreseeable future, in order to avoid further damage to my voice. Following this extremely disappointing diagnosis, I had no alternative but to inform my fellow band members that I was unable to confirm my availability for, at least, the forthcoming concerts in New Zealand, Australia and Japan.

Although there was no alternative, I did so with a heavy heart as I felt that I was letting everyone down especially those who have supported me since I had the privilege of becoming the band's vocalist in 2008. The band members were all very understanding and asked if I would mind being replaced for the April shows - I immediately agreed that this would be the best way forward and gave them my blessing. I was then pleased to learn that Jon Davison would be my replacement as he is an accomplished musician with a fine voice.

I subsequently learnt, from a band member's interview, that I had officially left Yes and that my departure was permanent. As this is the situation, everyone should know that I will be eternally grateful for the opportunity I was given and very proud to have contributed to more than 200 concerts and to the 'Fly From Here' and 'In The Present Live From Lyon' albums. I would also like to express my appreciation for the support I was given by each member of the band, the fantastic crew, the management and everyone else involved during my time as vocalist in the band. Finally, to the fans who have applauded my efforts and to those I have had the pleasure of meeting - many thanks, my best wishes and please continue with your support of one of the world's greatest bands - YES.

Although I need to take it easy for a while, I fully intend to continue with my music career. In late summer of 2011, I added vocals to Mystery's forthcoming album 'The World Is A Game' - which is at the final stages of mixing and will be available in the near future. This is my third collaboration with Michel St-Pere, and Mystery, following 2007's 'Beneath the Veil of Winter's Face' and 2010's 'One Among The Living'. So I guess I will, hopefully, see you somewhere down the road…

Blessings,

Benoit David

...e meno male che avevo esagerato a chiamarli mercenari (mi piacerebbe cosa ne pensa Gianluca), ma questi comportamenti non mi sembrano degni di una band come gli Yes.

red ha detto...

Sì, ho letto anch'io su dprp il comunicato di Benoit David.
In effetti il lupo perde il pelo ma non il vizio.
Mi domando che senso abbia per una band che ha fatto la storia (e che non ha certo un futuro luminoso davanti, se non altro per ragioni anagrafiche) comportarsi in questo modo.
Forse perchè sono in un mood negativo ma mi sa che è proprio tutto il mondo che è cambiato, e il buon Chris Squire è stato pronto ad adeguarsi.
Sono un po' nauseato, se qualcuno inventa la macchina del tempo mi faccia un fischio che ci salgo subito (destinazione 1970)

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