domenica 7 novembre 2010

TINYFISH - The Big Red Spark (2010)


I Tinyfish finora non erano una band che mi aveva molto impressionato. L'esordio omonimo del 2006 e la controversa raccolta di brani non propriamente progressive Curious Things sinceramente non facevano intravedere il potenziale e il successivo exploit di The Big Red Spark, uscito a settembre dopo tre anni di lavorazione.

I Tinyfish amano definirsi "la più piccola progressive rock band del mondo", autoprodotta e autofinanziata e in effetti se uno dà un'occhiata ai vari video-documentari del loro sito ufficiale si intuisce quanto sia casalingo l'approccio alle registrazioni. Simon Godfrey (fratello di Jem, leader dei Frost*) ha radunato attorno a sé un gruppo di amici con l'intento di creare una band progressive sui generis, senza tastiere e basata essenzialmente sulle chiatrre, con un suono molto orecchiabile da pop rock. Quest'ultima prerogativa non sarà una vera e propria novità per chi da anni segue il progressive, in quanto negli anni '90 molte band hanno contribuito a rendere il prog più accessibile, attirandosi talvolta anche gli strali dei più intransigenti fan del genere. E se pensate ad alcune di queste band tipo Spock's Beard, Flower Kings o Porcupine Tree, non siete poi così lontani dalla proposta dei Tinyfish.

Il gruppo di Simon Godfrey però è molto meno pretenzioso e più diretto ed è questo che fa di The Big Red Spark un ottimo album. Forti melodie, potenti interventi solisti e un approccio moderno ed essenziale al progressive, alla maniera del grande Kevin Gilbert.


The Big Red Spark è un concept album dal taglio sci-fi che parla di una macchina inventata dall'uomo capace di esaudire i suoi desideri e tra le tracce molti sono gli interventi in forma narrata (pure troppi per i miei gusti). Ciò non toglie che questo aggiunge maggiore varietà ad un album che può contentare allo stesso tempo coloro che amano il prog potente e metallico (Rainland, Bad Weather Road), ma anche quello immerso in atmosfere più lente quasi da ballata psichedelica (la title-track, I'm Not Crashing). E' innegabile che tra tutti i pezzi spicca la conclusiva Wide Awake at Midnight, 10 minuti dove il gruppo dà il meglio di sé, sia dal punto di vista compositivo sia dal quello emotivo, dato che il tempo scorre via piacevolmente. Un plauso infine alla chitarra di Jim Sanders che per tutto il disco regala assoli davvero ben orchestrati.

Nell'edizione limitata è contenuto un DVD con un documentario sulla band e quattro bonus track inedite, anch'esse molto ben fatte. I Tinyfish, da piccola band di progressive rock, con The Big Red Spark entrano così nel mondo degli adulti con il proposito di rimanerci. Una sorpresa.


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