martedì 2 giugno 2009

KARNIVOOL - Sound Awake (2009)


Dopo il discreto esordio con Themata, era lecito aspettarsi un passo avanti dai Karnivool, ma credo che molti si stupiranno per gli inaspettati progressi ai quali è arrivato il quintetto di Perth con Sound Awake. Che lo si veda come post-metal o nu-metal non importa, il suono dei Karnivool è ancora debitore dei Tool, ma con modalità del tutto più accessibili. Come Themata questa caratteristica Sound Awake la conserva ancora, ciò che lo distingue da esso è un livello più profondo di scrittura, composizioni più meditate e arrangiamenti con maggiori variazioni. I pezzi sono infatti più dilatati con punte che superano i dieci minuti nelle conclusive Change e Dead Man. Fondamentalmente su Sound Awake si riparte dalle intuizioni che nel primo album solo C.O.T.E. aveva toccato magistralmente, discostandosi dal resto che si adagiava su un nu-metal abbastanza di maniera. In pratica c'è stato un controllo ed un uso più serrato delle dinamiche e un'attiva volontà nel non seguire percorsi prevedibili.

Da sottolineare che negli oltre 70 minuti di musica su Sound Awake non ci si imbatte mai in un brano mediocre, tutti mantengono un alto livello qualitativo. Curiosamente l'unico pezzo un po' più debole degli altri (e che in un primo momento aveva scoraggiato le mie attese) è proprio il singolo Set Fire to the Hive, con il quale non ci si rende veramente conto del progresso sonoro dei Karnivool. Una decisione infelice quella di scegliere come apripista questo brano. Per fortuna che l'apertura di Simple Boy mette subito le cose in chiaro, con una sequenza di arpeggi distorti che definirei ancestrali, catapultando i nostri sensi in una sorta di quieta apocalisse.

La sceneggiatura dei Karnivool molto spesso segue i parametri dettati dai Tool, con l'intensità del pezzo che cresce dopo ogni esposizione strutturale ed in seguito esplode nella catarsi finale.
Umbra è architettata appositamente per confondere, attraverso piccole deviazioni e depistaggi che si stabilizzeranno solo dopo qualche ascolto. Grandi meriti vanno riconosciuti alle chitarre di Drew Goddard e Mark Hosking che si concentrano non tanto sui soliti riff metallari, ma su arpeggi intrecciati e note riverberate, mentre il basso di Jon Stockman utilizza le stesse sonorità di Justin Chancellor come su All I Know. Infine la notevole voce di Ian Kenny interpreta con sentita partecipazione il tutto, donando espressività e dinamica al tour de force progressivo di Dead Man, alla drammatica New Day e alla lunga tirata di Change. Una maturazione davvero notevole, che, come riprova, viene testimoniata anche da brani più lineari come Caudal Lure, Goliath o Illumine, lontani parenti di ciò che fu Themata e generati da una padronanza di scrittura ormai acquisita.

L'album è stato caricato in anteprima sulla pagina MySpace del gruppo (una pratica sempre più diffusa tra gli artisti) e finché siete in tempo ve lo potete ascoltare in streaming, ma a bassa qualità s'intende.

www.myspace.com/karnivool

3 commenti:

passoavista ha detto...

l'ho comprato dopo 3 minuti di ascolto.
si riesce a recuperare a circa 11 euro + spese spedizione

LeLe ha detto...

COMPLIMENTI PER LA RECENSIONE....
SICURAMENTE UN GRUPPO CHE HA ANCORA MOLTO DA DIRE. LA MATRICE TOOL SI SENTE AL PRIMO ASCOLTO MA C'E' COMUNQUE DI PIU'. MI RICORDANO MOLTO GLI ENCHANT, BAND POCO COMPRESA MA DALLE ENORMI POTENZIALITA'.

TI ASPETTO SUL MIO BLOG:
http://lele-page.blogspot.com/

#LeLe#

Maurizio Bonomi ha detto...

Grazie Lorenzo
grazie alle tue recensioni i Karnivool hanno un nuovo fan.
Grandiosi. :)

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