domenica 27 febbraio 2022

LALU - Paint the Sky (2022)


I lunghi tempi di pubblicazione tra un album e l'altro hanno dato modo al tastierista Vivien Lalu di cambiare aspetto al suo progetto LALU sia dal punto di vista della formazione sia dal punto di vista musicale. Mettendo nella conta anche quest'ultimo Paint the Sky, in diciassette anni di attività Lalu ha pubblicato tre album. Partito nel 2005 come suo progetto, nel quale Lalu invita anche ospiti illustri, il debutto avviene con un ottimo esempio di prog metal - Oniric Metal -, album che si mostrava attento alle correnti più moderne e stimolanti del periodo, tipo Pain of Salvation, mentre nel secondo Atomic Ark del 2013 ne abbracciava invece una frangia più sinfonica e barocca, risultando in alcuni passi un po' eccessivo e stucchevole. 

Paint the Sky offre di contro una rinnovata visione del gruppo che riesce nel miracolo di equilibrare alcune influenze del passato remoto, come Yes, ELP, Kansas, Rush, e integrarle con il prog di stampo moderno in linea con l'estetica InsideOut. Insomma, detto esplicitamente, Lalu riesce a pescare e mettere insieme due tra i cliché più ad alto rischio nel prog contemporaneo, che potrebbero farlo apparire derivativo e dimenticabile, ma al contrario ne tira fuori un disco curato sotto ogni aspetto, dai suoni ai musicisti coinvolti (un altro esempio che mi viene in mente con la stessa modalità è quello dei PreHistoric Animals).

Intanto c'è da segnalare la nuova line-up ufficiale nella quale spicca la voce di Damian Wilson (Arena, Headspace, Threshold) e accanto a lui abbiamo Jelly Cardarelli alla batteria e Joop Wolters che si è occupato di chitarra e basso. In più, ad arricchire il tutto, ci sono gli ospiti di riguardo presenti in questo capitolo, tra i quali sfilano Marco Sfogli, Steve Walsh, Jordan Rudess, Simon Phillips e molti altri (vedi la tracklist). 

La novità di Paint the Sky riguarda inoltre la componente prog metal, che è sempre presente e costante, ma qui molto diluita rispetto alle altre produzioni dei LALU, in funzione di tessiture che privilegiano molteplici cambi di registro, con digressioni che vanno dalla fusion all'ambient, fino alle più disparate tonalità tastieristiche utilizzate da Lalu, dal sinfonico al funk, dal jazz alla new age, tutti elementi che ad esempio si pongono insieme come un collage vertiginoso nella title-track. Sembra proprio infatti che questo sia il lavoro in cui l'estro e la capacità del tastierista vengono più valorizzati e mai come ora costituiscono l'anima e l'architettura del multiforme impianto strutturale. 

In breve Paint the Sky mostra non solo una felice vena di scrittura, ma un ancor più ispirato lavoro di arrangiamento che permette ai LALU di addentrarsi in quel territorio minato costituito da formule ben delineate che negli anni sono state impostate da molti gruppi InsideOut e ne esce come un esempio virtuoso di "light prog metal" moderno. 

 
 
01. Reset To Preset 
02. Won’t Rest Until The Heat Of The Earth Burns The Soles Of Our Feet Down To The Bone (ft. Jens Johansson) 
03. Emotionalised 
04. Paint The Sky (ft. Steve Walsh, Tony Franklin, Alessandro Del Vecchio, Jens Johansson, Gary Wehrkamp) 
05. Witness To The World (ft. Marco Sfogli) 
06. Lost In Conversation (ft. Jens Johansson) 
07. Standing At The Gates Of Hell 
08. The Chosen Ones (ft. Jordan Rudess, Simone Mularoni) 
09. Sweet Asylum 
10. We Are Strong 
11. All Of The Lights (ft. Vikram Shankar) 
12. Paint The Sky [Instrumental] (ft. Tony Franklin, Simon Phillips, Alex Argento)

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