lunedì 31 luglio 2017

Andromeda Mega Express Orchestra - Vula (2017)


Non capita tutti i giorni di ascoltare una proposta musicale come quella degli Andromeda Mega Express Orchestra, i quali si presentano con un'idea di big band perfettamente bilanciata tra passato e presente. Fondati nel 2006 a Berlino dal direttore Daniel Glatzel, l'orchestra conta diciotto elementi che naturalmente incorporano, oltre a fiati ed archi, anche chitarra, batteria, basso, senza risparmiarsi l'uso dell'elettronica. Infatti, se il punto di partenza lo si può rintracciare nel reame della musica colta, quello di arrivo è qualcosa di talmente contaminato che sarebbe un peccato suggerire questo gruppo solo a chi mastica musica classica.  

Anzi, il percorso della AMEO è la prova di una voglia di esplorare altri linguaggi che finora ha prodotto quattro album abbastanza differenti tra loro nella linea sonora. Un'orchestra sui generis capace di cimentarsi con il medesimo impegno in difficoltose partiture di Third Stream post moderna o melodie ironiche e disimpegnate come costituissero un ponte ideale tra Duke Ellington e Frank Zappa. Se il primo album Take Off! (2009) era un divertissement con oscillazioni tra soundtrack esotica anni '50, jazz lounge e muzak, il secondo lavoro, Bum Bum (2012), metteva sul piatto dissonanze aleatorie e manipolazioni meta-musicali (come "spezzatini" di nastri tagliati e riassemblati).

Il nuovo Vula, che arriva dopo Live on Planet Earth (2014), celebra i dieci anni di attività della Andromeda Mega Express Orchestra, rappresenta quasi un sunto antologico e anche di più, arrivando forse ad essere il lavoro maggiormente compiuto e maturo della Mega Orchestra. Per dire, si passa con nonchalance da un estremo all'altro: dalla sontuosa delicatezza di Lakta Mata Ha, alla spregiudicata atonalità di qwetoipntv vjadfklvjieop. In totale, il doppio album è un bellissimo affresco di sonorità retrò e contaminazioni moderne tra rottura delle regole e tradizione, che trovano un parallelo con altri ensemble europei come Jaga Jazzist e Camembert. La costante delle suite di Vula è la schizofrenia e la velocità con le quali vengono divisi e ricomposti temi eterogenei tra loro, ma costantemente tradotti con l'idoma jazz swing delle big band, che sia il rockabilly di In Light of Turmoil o l'andamento funk di J Schleia.



www.andromedameo.com

1 commento:

Forcy ha detto...

Minchia!