martedì 17 febbraio 2015

Intervista con Nigel Pulsford (ex chitarrista dei Bush)

di Francesco Notarangelo

Sono ormai anni che ho problemi lavorativi: da quando ho finito l'università, sto provando sempre grosse difficoltà nell'essere felice e nel guadagnarmi da vivere. Spesso mi ritrovo con contratti della durata di 3-6 mesi, gente che cerca di non pagare o capi altezzosi che credono di essere tutto: padri - madri perfette, persone oneste, persone perbene! La mia vita è ormai contraddistinta da queste guerre, periodi di re-invio  cv, momenti di panico, depressione, sollievo, goduria per la scoperta di qualche chicca musicale.

Tutto ciò non ha niente a che fare con quello che speravo quando alle superiori mi svegliavo alle 6.30 e mi facevo un'ora di autobus con un indistruttibile lettore cd Sony azzurro (fantastico) per andare a scuola e mi caricavo con la musica più disparata. Tenevo a volte il volume così alto che, spesso, la gente mi chiedeva che gruppo stessi ascoltando rimanendo attonita per quanto rispondevo loro.
Nei miei viaggi non poteva mancare Razorblade Suitcase o Sixteen Stone dei Bush, gruppo per il quale persi la testa e che forse ha contribuito all'inizio del tutto: raccolta di vinili, amore spropositato per la musica, insoddisfazione perenne.
A farmeli conoscere fu il mio migliore amico che purtroppo, ormai, vedo sempre meno e col quale non discuto più di musica e tantomeno vado a mostre di cd e vinili, ma al quale, nel 2002 in un angolo di un bar disastrato in uno sperduto quartiere di periferia, feci una promessa. Ricordo che di fronte all’ennesimo spritz, la conversazione si svolse praticamente così:

-Credi che Baggio andrà al mondiale?
-Non credo.
-Io credo che ce la farà.. sono pronto a scommetterci.
-Ma secondo te Gavin che fa tutto il giorno? Si sveglia a mezzogiorno e si prepara un uovo al tegamino?
-Non so, sicuro si diverte!
-Ti prometto che un giorno glielo domanderò.

Da allora moltissima musica è passata, cambiamenti epocali sono avvenuti nella mia e in  quella del gruppo, ma di certe promesse non posso e non voglio dimenticarmi
Riuscire ad intervistare l'ex chitarrista dei Bush, Nigel Pulsford,  la  mente del gruppo, è un sentito ringraziamento a quei momenti in cui la vita sembrava leggera e disincantata, quei momenti in cui ci si dava battaglia in campi da calcio polverosi e non in treni, bus per raggiungere lavori precari e sottopagati. La promessa non è ancora stata mantenuta, ma arriverà.. Grazie Nigel, grazie Nico. Per tutto. Punto.


Ci sono canzoni inedite dei Future Primitive (primo gruppo di Nigel Pulsford e Gavin Rossdale)?

Ci sono alcune canzoni finite nel dimenticatoio, mentre altre sono state registrate come demo. Probabilmente una dozzina.

Come sono nati i Bush?

Un vecchio amico, Suze Demarche, è il cantante della band australiana Baby Animals. Nell’inverno del 1991 stava suonando di supporto a Bryan Adams alla Wembley Arena e a Londra mi presentò Gavin pensando che potessimo iniziare a lavorare insieme. Abbiamo così scoperto che avevamo un sacco di musica in comune e abbiamo deciso di coinvolgere altri musicisti. Solo nel 1992 Dave è entrato come bassista ufficiale e abbiamo firmato il primo nostro contratto discografico. Nel 1993, invece, è arrivato Robin alla batteria.

Come nacque l’origine del nome Bush?

Il grafico del primo album ci suggerì di cambiare il nome. Sixteen Stone stava per essere chiamato Bush. Non abbiamo mai amato troppo il nome Future Primitive e, quindi, abbiamo ritenuto che fosse il momento opportuno per cambiarlo.

Quali sono stati i tuoi gruppi preferiti e cosa ascolti ora?

E' molto difficile da ricordare, ma suppongo i Pixies, Elvis Costello, Alice in Chains, Tom Waits, Hery Rollins, Beastie Boys, Nirvana, PJ Harvey, Red Hot Chili Peppers, Primal Scream, Jane’s Addiction, The Gun Club, The Cramps, The Birthday Party, Neil Young. ancora oggi ascolto tutti questi gruppi insieme a moltissimo jazz e a Jenny Lewis, Ryan Adams, Dylan, Velvets, The Band, Randy Newman…

Non eravate spaventati d’imporvi in Inghilterra come gruppo grunge quando in realtà andava molto il britpop come gli Oasis?

Non ci avevamo mai pensato, il nostro era l’unico genere che volevamo davvero suonare e non aveva alcuna importanza se andava o meno di moda. Ho sempre pensato che il britpop fosse un genere orribile e, di conseguenza, non sono mai stato un grande fan.

Quali sono i significati dei titoli e degli artworks dei vostri album?

Non lo so. Gavin s’interessava e aveva il pieno controllo su quelli.

Qual è la tua canzone dei Bush a cui sei più affezionato?

Mi piacciono molte delle canzoni dei primi due album.

Com’era suonare le vostre canzoni dal vivo? Puoi raccontarmi un episodio divertente dei vostri live?

Suonare dal vivo è sempre la parte migliore di far parte di una band. il poter condividere ed essere guidati dall’entusiasmo dei fan è qualcosa di davvero eccitante; è la giusta ricompensa alla fatica del tour e dei suoi immensi spostamenti. E' incredibile poter ammirare un pubblico che canta e si agita per i tuoi suoni, per le tue canzoni. Ricordo il live a Manchester al Roadhouse in cui palco era talmente basso che la gente continuava a salirci sopra finché non fummo costretti ad interrompere il concerto. non riuscivamo a credere che tutta quella gente fosse lì per noi e fossero in un tale stato di agitazione. Ricordo anche il nostro primo concerto in America al CBGB di New York. anche lì la gente era entusiasta e incontrammo diverse difficoltà per raggiungere il palco. Una volta iniziato a suonare, siamo rimasti stupiti che conoscessero tutte le nostre canzoni. Qualcosa che non avevamo mai visto prima e che faccio fatica a dimenticare. Erano tempi molto felici ed indimenticabili. Anche incontrare i fan dopo la fine di un concerto, era un’esperienza meravigliosa.

Avete mai pensato di registrare un unplugged o un album di cover?

Sì, abbiamo fatto un provino per un Mtv Unplugged, ma alla fine non se ne fece nulla.

Come evolse il vostro processo creativo dal primo album (Sixteen Stone) all’ultimo album insieme (Golden State)?

Sicuramente qualcosa cambiò. Registrare i primi due album fu un processo creativo e divertente. Gli ultimi due, invece, furono molto difficili.

Perché hai lasciato i Bush? Cosa è successo?

Ogni cosa ebbe il giusto corso. Formai una famiglia e non mi piaceva lasciarli soli per così tanto tempo, in più ero stanco del music business e di tutto ciò collegato ad esso.

Che cosa hai portato nel tuo album solista dalla tua esperienza con i Bush?

Il mio album solista fu una reazione ai Bush. Volevo staccarmi da quel mondo e fare qualcosa di diverso. avevo scritto diverse canzoni per i Bush che poi Gavin si rifiutò di registrare così decisi di utilizzarle insieme ad altre nuovi appena andai a vivere a Nashville nel 1997/1998. Mi sono davvero divertito e stavo bene mentre lo facevo.

Com’era suonare e cantare da solo come in Heavenly Toast on the Paradise Road?

Come detto, mi sono divertito molto, ma non sono un bravo cantante. sto lavorando ad un altro album solista, ma sarà principalmente strumentale.

Hai mai pensato di fare un altro album con tua moglie Judith Pulsford o Gavin Rossdale?

Mia moglie mi aiuta sempre su tutto e non ho mai pensato di tornare a lavorare con Gavin di nuovo.

Cosa ne pensi delle nuove canzoni dei Bush e degli Institute? Hai mai provato a tornare a suonare con loro?

No, non voglio tornare a suonare quelle vecchie canzoni e preferisco non esprimermi sul “nuovo” materiale.

I tuoi progetti futuri?

Ho appena finito di produrre una band di Bristol, The Vigil; ho suonato con i Furlined ed entro autunno spero di uscire con il mio nuovo album solista oltre a suonare in giro con molte band locali. Sono davvero molto positivo per il futuro.




 

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