sabato 15 dicembre 2012

ALTPROGCORE - BEST OF 2012

Per introdurre la classifica della top 20 di altprogcore sarò molto chiaro: generalmente chiudevo l'anno con un editoriale polemico sullo stato attuale della musica, questa volta no. Facendo un breve riordino di idee, credo sia dal 2007 che non capitava un anno così eccitante dal punto di vista musicale. Non solo le pubblicazioni sono state tantissime, ma il livello qualitativo è stato estremamente alto. Non solo tra le band già consolidate si è verificato un ritorno ad una creatività rinnovata, ma il segnale positivo è stato dato soprattutto da nuove leve interessantissime. Basti pensare che nei primi dieci posti tre sono occupati da esordienti.

Compilare questa lista non è stato quindi semplice, dovendo in qualche caso riascoltare alcuni titoli per una battaglia sul filo di lana. Se infatti negli anni precedenti la distanza che separava la qualità di un lavoro da un altro risultava abbastanza netta, nel 2012 questo principio si è assottigliato proprio per l'alto standard dei lavori pubblicati. Mi sentirei di dire che questi 20 album, anche se costretti ad una classifica, sono tutti estremamente da consigliare.

Di seguito agli album trovate dei brevi commenti riassuntivi, ma comunque se cercate nel blog sono presenti delle recensioni approfondite per quasi ognuno di essi. Per una lista completa del "Best of" potete vistare questo link che comprende anche una piccola sezione dedicata agli EP sempre usciti durante il 2012.


20. Lo-Fi Resistance
Chalk Lines

Il titolare della sigla Lo-Fi Resistance, il polistrumentista Randy McStine, è un giovane prodigio di belle speranze che da qualche anno si è affiacciato nel mondo del progressive rock con umiltà e un pizzico d'insicurezza nelle sue possibilità di compositore (almeno questa è la mia impressione). Non a caso ha avuto la fortuna di essere stato aiutato e supportato da dei nomi altisonanti che fanno parte di questa scena: Nick D'Virgilio e Dug Pinnick per il suo primo album e Dave Kerzner (produttore e tastierista) in questa sua seconda prova che, con un colpo gobbo, si è portata a casa anche le ospitate di Gavin Harrison e Colin Edwin.
Chalk Lines richiama alla mente un riuscito intreccio tra il prog AOR degli Spock's Beard e i Porcupine Tree dell'era Signify. Rimanendo fedele a questa linea, la suite finale di 14 minuti Face Another Day è veramente da non perdere, insieme ad altre tracce come la spettacolare title-track (con un lavoro pazzesco di Harrison alla batteria) e Isolation Tank.
Quindi si capirà la bontà di questo album che, con una produzione finalmente all'altezza (rispetto al primo CD), mette in luce le qualità di McStine, un autore che, più che dare conferma del proprio talento, si attesta come astro nascente da tenere sicuramente d'occhio per il futuro.


19. The Tea Club

I Tea Club è uno di quei gruppi progressive che meriterebbe di più, ma che ancora non è riuscito del tutto a farsi conoscere dai fan del genere. Non credo che questo Quickly Quickly Quickly riuscirà a cambiare le cose in quanto è un lavoro molto articolato, con atmosfere che non a tutti potranno risultare congeniali. Eppure le melodie ci sono, la ricercatezza degli arrangiamenti c'è, ma quello dei Tea Club è un universo sonoro elitario nel quale è certo semplice orientarsi. Questo è l'album più complesso e, per certi versi, coraggioso dei Tea Club, dove, giusto per dire, i 17 minuti di Firebears sono la cosa più immediata di tutto il lotto.



18. A Liquid Landscape
Nightingale Express

Nightingale Express è un buon esordio che fa intravedere delle possibilità di una futura crescita della band olandese. L'album è di quelli di media caratura che se da un lato vuol portare con sé delle atmosfere emozionali ed evocative, dall'altra presenta molti brani che lasciano un senso di irrisolto. Anche per questo si spera in un lavoro maggiormente focalizzato la prossima volta, anche se è assolutamente ingiusto liquidarlo come non riuscito. Si ritrovano le peculiarità prog di band come Karnivool, Dredg, Riverside e Anathema.



17. Wot Gorilla?

Un piccolo gioiellino di math rock, o meglio ancora di indie pop per schizofrenici. Sì, perchè nelle sue forme destrutturate e imprevedibili, nelle cervellotiche armonie chitarristiche, Kebnekaise nasconde delle sottotrame argutamente pop rock. Possono durare lo spazio di un respiro o un paio di battute, ma sono assolutamente intelligenti.


16. InMe
The Pride

Gli InMe è uno di quei gruppi al quale non ho dato mai troppa attenzione, con The Pride sono riusciti ad attirarla talmente bene che mi sono andato a procurare anche i lavori precedenti. Questo è forse il loro album migliore, ben attento a calibrare tutte le sfumature metal, prog, emo che gli InMe da sempre si portano appresso, ma magari risultavano troppo acerbi nelle prime opere e troppo velleitari nell'album precedente Herald Moth.



15. Field Music
Plumb

Questo è uno di quei album che va ascoltato dall'inizio alla fine per essere apprezzato in pieno. Non tanto perché i pezzi presi singolarmente siano deboli, ma piuttosto perché essi assomigliano di più a delle piccole tessere che vanno a comporre un mosaico policromatico.
La durata ne facilita il compito: 36 minuti di raffinatissimo pop progressive che leviga l'arte degli XTC fino a farla diventer un prisma dalle multiple sfaccettature.



14. Big Big Train
English Electric (Part One)

In molti vedono nei Big Big Train dei moderni Genesis, il che in parte può essere vero. Però, a differenza dei molti cloni neo-prog che negli anni si sono ispirati alla band di Gabriel, i Big Big Train vi adattano un retrogusto personale che fa leva su influenze contemporanee. English Electric (Part One) prosegue il momento felice della band anche se, a differenza degli album precedenti, dopo alcuni ascolti può perdere un po' del suo appeal. Il che è comunque cosa modestissima dato che si parte già da alte vette.



13. Coheed and Cambria
The Afterman: Ascension

Non mi sarei mai aspettato un album dai Coheed and Cambria che rimettesse in discussione la loro carriera, figuriamoci poi un posto così alto nella mia classifica di fine anno. La band di Claudio Sanchez ha compiuto un miracolo dopo un album appena sufficiente e due abbastanza pessimi. The Afterman non solo presenta delle ottime composizioni, ma, forse grazie alla sua durata più contenuta, risulta solido e godibile dall'inizio alla fine.



12. Thumpermonkey

Pensando a degli aggettivi per Sleep Furiously me ne vengono in mente anche di non musicali. Un album oscuro e metallico - nel senso di lucente, gelido e affilato -, a tratti disturbante, che può provocare profonde idiosincrasie. Forse per quel suo potere subdolo di insinuarsi nelle nostre emozioni più remote.
Direi che questo è uno di quegli album che meritano di essere ascoltati con l'umore giusto. Ma il controsenso è che anche se non lo sei, una volta premuto "play", lo diventi. Per fan di Cadiacs e Oceansize.



11. Bat For Lashes
The Haunted Man

Mi sono deciso a prestare attenzione a Bat For Lashes dopo un twit di Mike Vennart che ne parlava bene e perchè vi è ospitata la sezione ritmica degli Everything Everything in due brani. In effetti l'uso a profusione di elettronica non tanto convenzionale, applicato a suadenti melodie pop sofisticate, fa pensare ad un connubio tra British Theatre e School of Seven Bells (ma anche a Kate Bush che incontra i Cocteau Twins e Bel Canto come nella splendida Marilyn).
Non ho ascoltato molto finora del repertorio passato di Natasha Khan, ma mi pare di aver capito che questo sia il suo lavoro più ricercato e meno immediato e forse è proprio per questo che mi è piaciuto.
Dopo averlo assimilato mi sento di dire che The Haunted Man non contiene canzoni deboli a parte la melliflua Laura, la quale forse proprio per questa sua caratteristica è stata scelta come singolo di lancio, anche se stilisticamente non rappresenta assolutamente il resto dell'album.



10. District 97
Trouble with Machines

Il primo album dei Distric 97, Hybrid Child, mi era piaciuto abbastanza, ma questo secondo mi ha davvero spiazzato, andando oltre le mie più rosee aspettative. Un lavoro notevolissimo. La qualità migliore dei District 97 è di creare un prog rock ad alto potenziale melodico pur mantenendo intricatissime trame. E la cantante Leslie Hunt (finalista del programma "American Idol") è un mostro di bravura.



9. Marillion
Sounds That Can't Be Made

I Marillion hanno avuto periodi altalenanti dove ad un buon lavoro ne facevano seguire uno più insipido. Adesso è da qualche anno che mantengono sempre standard qualitativi alti e quest'ultimo album ne è la prova. Pour My Love è una canzone elegantissima, la title-track è ispirata e coinvolgente (con passaggi da moderni Pink Floyd) e le tre "epic tracks" Gaza, Montréal e The Sky Above The Rain sono una meglio dell'altra. Nell'ambito dei brani di media durata credo che Invisible Ink sia una delle migliori composizioni degli ultimi tempi per i Marillion. Insomma, un album dove ogni traccia ha qualcosa da offrire.



8. Twelve Foot Ninja
Silent Machine

Dopo due EP che potevano far intravedere buone possibilità per un debutto vero e proprio, gli australiani Twelve Foot Ninja non solo non deludono le aspettative, ma vanno ben oltre le direttive impostate precedentemente. I TFN hanno tutte le carte in regola per diventare una delle nuove band di punta nella new wave alt-metal australiana insieme a Karnivool, Dead Letter Circus e i defunti (credo) Cog. In pratica il quintetto si colloca artisticamente vicino alle band citate e, al posto di parametri prog metal, si diverte (è proprio il caso di dire) a mischiare riff metal poderosi e devastanti con improvvise deviazioni verso funk, dub, salsa, ritmiche latino americane, reggae e via dicendo.
A molti, ascoltando i TFN, potranno venire alla mente paragoni più o meno palesi - uno su tutti con i Faith No More e Mr. Bungle grazie anche alla voce del cantante Kin, molto simile a Mike Patton. Niente di nuovo sotto il sole quindi, ma suonato e realizzato con una sensibilità non comune verso melodie, armonie vocali e ritmiche altamente contagiose. Facilmente catalogabile come uno dei migliori debutti dell'anno.



7. Motorpsycho and Ståle Storløkken
The Death Defying Unicorn

Sono più di 10 anni che i Motorpsycho non pubblicano un lavoro così convincente, forse grazie ad un uso più massiccio del solito di prog psichedelico. Ho letto più di una recensione che liquidava questo album con sufficienza e altezzosa spocchia anti-prog, tacciato di prolissità e ambizione perchè incarna molti dei difetti del genere. Tagliando corto, per me sono i soliti preconcetti snob contro il progressive rock. Per chi sa apprezzare con pazienza questo è un grande album, per gli altri: ritornate pure ad ascoltarvi i tre accordi dei gruppi punk.


6. The Panic Division

Insieme agli Half Moon Run e ai Thank You Scientist i Panic Division sono stati, per me, la vera sorpresa del 2012. Eternalism riprende l'estetica sonora del miglior pop rock degli anni '80 (in stile Tears For Fears per intenderci) e la condisce con influenze da alternative rock. Il risultato è un album solido, senza una canzone fuori posto, con una produzione iper-stratificata e satura dove elettronica e elettricità vanno a plasmare paesaggi sonori quasi eterei e rarefatti.



5. IZZ
Crush Of Night

Gli IZZ sono quasi sempre stati snobbati anche dai prog fans più accaniti e non sono mai riusciti ad entrare in pieno nell'empireo prog sinfonico al contrario di molti altri colleghi meno meritevoli e più acclamati. Crush of Night è un gran ritorno dopo la mezza delusione di The Darkened Room. I Move permettendo forse questo è il miglior lavoro degli IZZ.



4. Half Moon Run
Dark Eyes

L'esordio discografico di questo trio canadese mi ha davvero colpito. Quello di Dark Eyes si potrebbe definire indie folk con qualche traccia dei Radiohead, ma il gruppo è abbastanza emancipato da creare emozioni in proprio, senza attingere da idee altrui. Polifonie vocali perfette, ritmiche inventive e chitarre sognanti...non si può chiedere di più. Altro che Fleet Foxes. Dark Eyes, uscito alla fine di marzo, è un album che ho suonato per tutto l'anno senza mai stancarmi ed è ancora oggi, a distanza di quasi un anno, un usuale frequentatore del mio CD player. A parte la perfezione di brani come Call Me in the Afternoon e Full Circle, ce ne sono altri che hanno quell'alone di classico senza tempo come Nerve o Need It.



3. Anathema
Weather Systems

Non sono mai stato un grande fan degli Anathema e anche il precedente We're Here Because We're Here mi aveva impressionato fino ad un certo punto. Weather Systems devo dire invece che mi ha lasciato di stucco per la sua compattezza, gli Anathema, dal punto di vista musicale, tornano con melodie più forti che mai e con questo album credo si siano superati . Le tematiche cantate dagli Anathema rimangono quelle legate all’eternità delle nostre vite e lo fanno con una musica altamente evocativa e poetica. Un'apologia della morte che è un inno alla vita. Un album bellissimo e coinvolgente, senza mezzi termini, che parla al cuore e alla mente e ha il potere di conquistarli entrambi. Senza contare che Internal Landscapes, con la sua cangiante bellezza, per me resta la miglior canzone dell'anno.



2. Änglagård
Viljans öga

Lo stile musicale rimane immutato rispetto a 20 anni fa, ma questo potrebbe essere il miglior lavoro della band svedese. Sicuramente necessita di un ascolto attento e ripetuto per sviscerare in pieno tutte le sue trame che mano a mano svelano tutte le peculiarità di una composizione classica moderna. Viljans öga è composto da quattro sinfonie contemporanee, che forse alcuni imputeranno troppo simili a quanto il gruppo ha fatto in passato, ma è anche difficile ripetersi a questi livelli e quanta classe! Un grande ritorno. In vetta alla classifica non ci sarebbero potuti essere degli album più differenti tra loro e anche questo è un segno che il 2012 è stata una garnde annata.



1. Thank You Scientist 

Un esordio da paura! Questo è quanto di meglio si possa chiedere al prog rock moderno. Dopo un buon EP uscito l'anno scorso, i Thank You Scientist, con un balzo di qualità impressionante, sfornano un'opera ambiziosa ed eclettica. Il gruppo è formato da sette giovani del New Jersey che provengono da studi jazz e classici. E si sente. Se il punto di partenza dei TYS rimane un hard prog alternativo che riprende il meglio di band come The Mars Volta, Kaddisfly e Coheed and Cambria, il settetto ci aggiunge qua e là dosi di funk, folk etnico, fusion e power pop. Al classico impianto di basso-chitarra-batteria vengono integrati strumenti come sax, tromba, violino, viola. Fin qui nulla di nuovo, ma il tessuto sonoro è così denso e traboccante che la sua ricchezza finisce per investire l'ascoltatore come un fiume in piena. Il risultato è un album ricco di spunti, che incredibilmente funzionano, imprevedibile nelle sue variazioni, non solo tematiche ma anche di genere e che ci mostra un gruppo giovane, affiatato e già ricco di talento. Una rivelazione!

4 commenti:

Anonimo ha detto...

Caro Lorenzo,
grazie per la classifica, da me tra l'altro molto attesa. Mi trovo in linea di principio d'accordo con tutto quello che hai detto. Per me i capolavori del 2012 sono stati questi: Prophet dei Ramona Falls, Sleep Furiously dei Thumpermonkey e Maps of Non-Existent Places dei Thank You Scientist. Per capolavori intendo capolavori ASSOLUTI, che alla fine vanno al di là del 2012. A parte i Thank You Scientist,che sono una band a tutti gli effetti, gli altri sono per di più progetti che ruotano intorno a un compositore e devo quindi aggiungere che Brent Knopf e Mike Woodman sono geniali (ma ignorati). Mi sono avvicinato a questo blog nel novembre del 2011. Durante tutto il 2012 mi hai fatto ascoltare dischi indimenticabili, quindi grazie di tutto e ti prego, continua così.
Jacopo

P.S. Buonissimi dischi a mio parere anche quelli dei Twelve Foot Ninja e dei Field Music.

Lorenzo Barbagli ha detto...

Grazie a te Jacopo. E' sempre bello ricevere commenti da persone che apprezzano ciò che fai e proponi.
Per gli altri utenti: se qualcuno vuole condividere i propri album dell'anno sono i benvenuti qui nei commenti.

Anonimo ha detto...

Maps of Non-Existent Places è un capolavoro di più generi musicali. Ho ascoltato anche The Perils of the Time Travel sperando di trovarvi la stessa intensità e, nonostante la sua palese inferiorità con l'album di debutto, in canzoni come Grin e Leave Your Light On ho notato degli spunti di genialità. Se i Thank You Scientist si manterranno a questi livelli ci vorrà poco perche diventino il mio nuovo gruppo musicale preferito.

Lorenzo Barbagli ha detto...

Lo spero proprio! Attualmente stanno lavorando al materiale per il prossimo album e io già non sto nella pelle!

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