martedì 13 marzo 2012

ANATHEMA - Weather Systems (2012)


Dopo neo prog, progressive metal e nu prog, negli ultimi tempi ricorre un "nuovo" sottogenere che in molti hanno autorevolmente certificato come "post progressive". Di sicuro questo ennesimo filone farà la felicità di chi non vuole assolutamente sentir parlare di etichette o catalogazioni. Ma soprattutto di quei fan intransigenti del prog rock che notoriamente accolgono una nuova contaminazione con lo stesso calore di un mastino che ringhia verso uno sconosciuto di fronte al cancello di casa del suo padrone (si veda l'avversione nei confronti del prog metal).

Ma chi siamo noi per andare contro i voleri delle etichette (in senso di label) o della stampa? Anche loro non hanno vita facile nel dover presentare un prodotto a chi non ne ha mai sentito parlare. In certi casi, quindi, non disdegno l'uso di classificazioni, anche se ci sarebbe da discutere, ma l'ultima cosa che sono è un purista. Non biasimo queste scelte che ad alcuni possono apparire semplicistiche e superficiali, poiché si deve capire che, per dare un'idea immediata, anche vaga, del tipo di musica prodotta da una band che non si conosce direttamente, è più facile ricorrere a due parole piuttosto che a una descrizione dettagliata.

L'etichetta Kscope si è imposta sul mercato musicale proprio come leader nella proposta di tali gruppi, tra i quali citiamo Pineapple Thief, Gazpacho, North Atlantic Oscillation e gli Anathema appunto. Volendo, comunque, un fondo di pertinenza all'utilizzo del prefisso "post" è contestualizzabile in quanto queste band (alle quali aggiungerei Pure Reason Revolution, Mew, Oceansize e Dredg) uniscono indie rock, ambient, progressive, elettronica e le rivestono di un'estetica affine alla corrente musicale colta del minimalismo. In tal senso si tratta di cellule tematiche reiterate per quasi tutto il brano, con piccole aggiunte o variazioni, meglio se sviluppate attraverso dei crescendo emozionali. Il più delle volte il continuum sonoro è edificato da bordoni (o droni) stratificati di chitarre distorte, che però non hanno nulla a che vedere con l'aggressività del metal, ma creano piuttosto un'atmosfera lisergica (i campioni del genere direi che sono i North Atlantic Oscillation).



Questo per quanto riguarda la parte generale, ma ora veniamo agli Anathema per i quali si possono tenere a mente le premesse esposte sopra. Il precedente lavoro We're Here Because We're Here mi aveva convinto a metà, letteralmente dato che nella seconda parte perdeva il filo del discorso. Il salto di qualità fatto con Weather Systems è invece alquanto notevole. Anch'esso virtualmente divisibile in due parti, risulta però più compatto e diretto con mano sicura. Il primo gruppo di canzoni ha una struttura pressoché simile, dove un'introduzione acustica (di chitarra o piano) ha il compito di esporre il tema portante al quale vengono aggiunti via via gli altri strumenti fino a un magniloquente finale.

Untouchable part 1


Dal punto di vista musicale le protagoniste di Weather Systems sono le dinamiche dei crescendo che marchiano quasi tutti i brani, raggiungendo l'apice su Sunlight, dove fin da subito si insinua l'aspettativa per l'apoteosi conclusiva. Accanto alla consolidata voce di Vincent Cavanagh, colpisce il maggiore spazio concesso alle parti femminili di Lee Douglas che ben si addicono alle atmosfere spesso eteree e malinconiche delle epic ballads degli Anathema. La Douglas brilla nella solenne Lightining Song, dove si possono cogliere delle somiglianze con gli olandesi The Gathering, oppure emoziona quando interpreta con sentito trasporto il controcanto in Untouchable part 2.

La seconda parte dell'album è costituita da brani più lunghi (proprio come accadeva su We're Here Because We're Here), orchestrali e ariosi ed è aperta dalla spiazzante elettronica di The Storm Before the Calm, un po' troppo simile agli ultimi Pure Reason Revolution, che culmina in un finale quasi sinfonico. Ed è quest'ultimo il carattere musicale che domina la melodrammatica The Lost Child, il requiem in chiave rock The Beginning and the End e la celestiale commozione di Internal Landscape, dove vengono toccate delle vette di cristallina purezza melodica. In definitiva è la melodia in ogni sua declinazione epica a farla da padrone, ma tutto l'album è veramente ben fatto e credo che già dai primi ascolti riesca ad appassionare anche gli animi meno post progressivi.

Anathema - The Beginning and the End by Kscope

Tracklist:
1."Untouchable, Part 1" - 6:14
2."Untouchable, Part 2" - 5:33
3."The Gathering of the Clouds" - 3:27
4."Lightning Song" - 5:25
5."Sunlight" - 4:55
6."The Storm Before the Calm" - 9:24
7."The Beginning and the End" - 4:53
8."The Lost Child" - 7:02
9."Internal Landscapes" - 8:52

http://www.anathema.ws/

7 commenti:

red ha detto...

Condivido il tuo parere sul disco precedente, che alla lunga ha anche un po' stancato.
Questo mi sembra più simile alla prima parte di "We're here..." è così?
perchè in tal caso varrà la pena di procurarselo

Lorenzo Barbagli ha detto...

E' così e anche qualcosa di più. Diciamo che hanno preso tutto ciò che mi aveva ben impressionato in WHBWH e lo hanno perfezionato e potenziato.
Mi ha talmente convinto che me lo sono già preordinato alla Burningshed.

strong84 ha detto...

ACondivido in toto la tua recensione e il confronto con il precedente album che è una grande opera a metà.Questo per quanto è bello,melodico e accattivante potrebbe diventare un disco di culto se non subito fra molti anni...e me lo auguro proprio perché è da brividi

Lorenzo Barbagli ha detto...

Credo che questa volta gli Anathema abbiano fatto centro. Più lo ascolto e più mi rendo conto che è un album veramente emozionante. L'introduzione di "Internal Landscape" poi, con quella registrazione di un uomo che parla della sua esperienza "tra la vita e la morte", è davvero toccante. Molto più efficace di qualsiasi discorso filosofico sul senso della vita.
Tanto di cappello agli Anathema!

Anonimo ha detto...

Luca ha detto:
Conosco gli Anathema dall'uscita di Pentecost III nel 1995 e da allora sono innamorato di questa band!! Li ho visti live in tutti i modi...acustici...orchestrati...da soli...seguendo il loro cammino in un'evoluzione di tutto rilevo ma che li ha mantenuti eleganti, malinconici e raffinati...Questi ragazzi hanno qualcosa in più...molto per la verità e la tua recensione su Weather Systems...aumenta la mia voglia di avere il cd tra le mani!!;)
Ciao Lorenzo e complimenti

Lorenzo Barbagli ha detto...

Ti invidio per averli visti dal vivo, io ho iniziato ad ascoltarli da circa 4 anni ma non ho ancora avuto modo di vedere un loro concerto. Mi sono mangiato le mani per essermeli persi 2 anni fa a Bologna. Vedrai che Weather Systems non ti deluderà. Grandissimo album.

red ha detto...

Finalmente l'ho ascoltato.
Se la musica è soprattutto emozione, questo è un lavoro da 10 e lode.
Temo soltanto l'usura del tempo, vedremo...