lunedì 8 agosto 2016

Sunny Day Real Estate - How It Feels to Be Something On e altre storie


Quando, nel 2009, i pionieri dell’emocore Sunny Day Real Estate tornarono insieme, dopo una pausa durata quasi dieci anni, per l’occasione la loro etichetta (la Sub Pop) decise di ristampare in doppio vinile i primi due album del gruppo, con l’aggiunta di qualche inedito. Oggi, a distanza di diciotto anni dalla sua uscita, la Sub Pop completa l’opera e ristampa anche il terzo album in studio degli SDRE, How It Feels to Be Something On. L’emocore è stato forse il genere più elusivo e imprevedibile nei suoi sviluppi, tanto da aver nel tempo perso i legami con le proprie origini, fino a contenere all’interno dei propri confini i gruppi più disparati con dei connotati abbastanza differenti rispetto alle band che ne diedero l’avvio. Addirittura il genere arrivò negli anni 2000 con pesanti influssi pop punk, raggiungendo il successo grazie a complessi come Weezer, Dashboard Confessional e Jimmy Eat World, senza poi contare l’imbarazzante deriva emo fatta di trucchi, frangette e pose da eterni insoddisfatti della vita. Quindi, rimettiamo un attimo le cose in ordine e approfittiamo di parlare di una band senza la cui influenza, probabilmente, la maggioranza degli artisti presenti su altprogcore non avrebbe iniziato una carriera.

Anche se in linea di massima si fanno risalire le origini dell’emocore all’interno della florida scena della Washington D.C. degli anni ’80 con l’avvento dei Rites of Spring, ad imprimere il marchio a fuoco al genere furono i Sunny Day Real Estate nei primi anni ’90, nati a migliaia di chilometri di distanza nella Seattle in pieno fervore grunge. Per ogni sottogenere che si rispetti le sue origini risultano sempre vaghe. Le opinioni sull’effettiva nascita si contraddicono e si perdono nella nebbia dei tempi, fino a comprendere gruppi antecedenti che di quel genere abbracciavano solo le prime vaghe caratteristiche. Per una questione di praticità si parla quindi di “prima onda” e “seconda onda” dell’emocore, ma c’è sempre un’opera di riferimento a fare da detonatore e, a definire quella che poi divenne la sublimazione del sound emo, fu Diary, primo lavoro dei Sunny Day Real Estate, pubblicato il 10 maggio 1994. La voce androgina con tanto di falsetto di Jeremy Enigk, la chitarra aspra di Dan Hoerner e le poderose bordate ritmiche della batteria di William Goldsmith abbinate al basso di Nate Mendel, imprimevano un’aura di nuovi classici senza tempo a brani come Seven e In Circles.

Le canzoni di Diary non si basavano su riff o power chords, ma molto spesso presentavano arpeggi basilari costruiti su accordi non convenzionali sommersi in atmosfere cupe, ma comunque epiche: “Eravamo come dei ragazzi che suonavano hardcore che sperimentavano mentre scrivevano delle vere canzoni.”, spiegò Goldsmith, “L’hardcore è veramente veloce e fuori controllo. In noi c’erano ancora la scrittura e l’arrangiamento, ma questa era una cosa totalmente nuova, stavamo imparando come lasciare dello spazio. Avevamo queste melodie che possedevano un qualcosa di trionfante; connettevano quello che sentivamo”. I Sunny Day Real Estate avevano ottenuto un contratto con l’etichetta Sub Pop, cioè la label che aveva contribuito a far nascere ed espandere il “Seattle sound”, che poi sarebbe diventato il grunge. Il fatto strano è che i Sunny Day Real Estate si distinguevano da tutti gli altri colleghi per uno stile più tormentato e progressivo, messo bene a fuoco negli album successivi. Il secondo lavoro del 1995, Sunny Day Real Estate (conosciuto anche col nome di “LP2” e “Pink Album” per la sua copertina completamente rosa), era quello che metteva veramente in primo piano l’anima più intricata dell’emo, anche se molto materiale era stato scritto praticamente in concomitanza con quello di DIARY. “Il secondo disco è più complesso di Diary per quanto mi riguarda”, affermò Enigk, “a causa dell’uso di tempi dispari e per le sue strutture contrastanti”. Anche Mendel era d’accordo su questo punto: “Diary è un po’ più pop, che significa più semplice. Le parti di LP2 tendono ad essere più complicate; le canzoni assomigliano più a parti che sono state saldate assieme l’un l’altra, piuttosto che essere un tutto coeso, così ha finito per suonare più proggy”. Il che non significava che LP2 dovesse contenere necessariamente canzoni di lunga durata; al contrario, in pochi minuti, i Sunny Day Real Estate condensavano un cumulo di piccole intarsiature e brevi frammenti all’interno di una scrittura composta dai classici strofe e ritornelli. Nei testi di Enigk e Mendel traspariva un’introspezione inedita per i gruppi usciti fuori da Seattle.



Un aneddoto accaduto nei primi mesi di vita dei Sunny Day Real Estate descrisse molto bene tale aspetto. Il co-fondatore della Sub Pop, Jonathan Poneman, capitò in un locale insieme a Dave Rosencrans, un altro uomo dell’etichetta, dove stavano per l’appunto suonando i Sunny Day Real Estate che, quando dal palco notarono i due tra il pubblico, si gettarono in una versione talmente intensa di Song About an Angel da ridurre in lacrime Rosencrans (ascoltatela in questa bellissima versione live). Inutile aggiungere che Poneman rimase piuttosto impressionato. A proposito della sua particolare vocalità Enigk rivelò di essersi ispirato al cantante dei Shudder to Think Craig Wedren: “Quando iniziammo come band una grande influenza su di noi venne dalla Dischord Records, gli Shudder to Think in particolare. La voce di Craig Wedren mi diede il coraggio di cantare…come una ragazza e non sentirmi strano al riguardo. Perché ho tipicamente una voce alta e mi piacciono le belle melodie. Così uscimmo fuori dall’hardcore e dal punk rock, ma non ero sicuro se le scene hardcore e punk rock delle quali facevamo parte avrebbero accettato quello che veramente volevo fare in opposizione alle urla pesanti”.

L’emocore era quel tipo di musica che un attimo ti cullava amorevolmente tra le sue braccia e quello successivo ti fagocitava con le sue fauci, ma sempre con estrema dolcezza, sempre con emozione. Gli show dal vivo potevano provocare tali sbalzi emotivi che non era raro notare tra il pubblico gente in lacrime, come l’esempio di Rosencrans dimostrò. L’emocore era la parte romantica e malinconica del post hardcore, l’equivalente di un gancio in faccia sferrato con un cuscino: se la strofa era un preambolo di lamentazione che poteva portare ad un chorus rabbioso e catartico, i testi si concentravano su stati d’animo depressivi e di disagio giovanile. Gli emo ridefinirono la concezione della polarizzazione contrapposta piano/forte o quiet/loud che dir si voglia. A livello semiotico musicale, le parti quiete non fungevano solo da pausa introspettiva, ma anche come sospiro romantico. Le esplosioni, invece, erano caratterizzate da chitarre affilate come rasoi, un drumming ossessivo e il basso che pulsava come una grancassa. In più la voce non ringhiava rabbia, ma metteva a nudo le proprie paure ed insicurezze. Più di una volta gli accoliti dell’emo, proprio a causa di queste cedevolezze emotive, furono bollati come “whiny kids”, ovvero “ragazzini piagnucolosi”. Dopo essersi sciolti prima che LP2 fosse pubblicato – ufficialmente a causa di una conversione religiosa di Enigk, diventato Cristiano Rinato, ma in realtà erano le tensioni mai sopite tra i quattro membri –, Goldsmith e Mendel entrarono a far parte dei Foo Fighters, Enigk si dedicò alla carriera solista e Hoerner si dileguò in una zona rurale dello stato di Washington, non molto lontano da Spokane, a mandare avanti la sua fattoria.



Fu solo quando nel 1997 la Sub Pop li richiamò per compilare una raccolta di inediti e scrivere per l'occasione qualche brano aggiuntivo che il gruppo si riunì. Se Mendel preferì rimanere accanto a Dave Grohl e declinare l’invito, l’alchimia tra Hoerner, Enigk e Goldsmith si riaccese forse senza volerlo e, dopo qualche sessione, si ritrovarono tra le mani un album intero. I Sunny Day Real Estate ritornarono a sorpresa l’8 settembre del 1998 con How It Feels to Be Something On, che deviava l’emocore verso ignoti paesaggi trascendentali, semi acustici e quasi meditabondi. Se Enigk da una parte non fa violenza nell'introdurre la sua conversione religiosa tramite dei testi comunque aperti a più intepretazioni, la musica ha un ché di sacrale e devozionale, ma bastava la voce di Enigk a trasmettere i brividi. Il suo timbro vocale era mutato in modo evidente rispetto ai primi due album: “Quella di How It Feels to Be Something On è il tipo di voce che avevo sin dall’inizio. - spiegò Enigk - Prima di registrare Diary avevo perso la voce ed è stato solo con How It Feels to Be Something On che ho iniziato a rafforzarla. Fu a causa dei lunghi tour con i Sunny Day che stressai a tal punto la mia voce da dover in un certo senso ricostruirla.” L’ipnotica Pillars era il brano simbolo di una fertile vena di rinnovo, che prevedeva in programma il raga mistico di Roses in Water, il mantra orientale di The Prophet e quello psichedelico di Days Were Golden. Il Medio Oriente dei Led Zeppelin e le spore folk tracciate dall’album insistevano su territori progressivi che non cercavano il facile ritornello (Every Shining Time You Arrive, 100 Million, la title-track), ma puntavano tutto sull’interpretazione passionale e dinamica dei crescendo e sui ricchi intarsi degli arrangiamenti a spirali concentriche (Two Promises, Guitar and Video Games, The Shark's Own Private Fuck).




L’idillio con la Sub Pop si interruppe in modo polemico nel 1999 con l’uscita di un album live (anche in versione VHS) non autorizzato dal gruppo, che poi sarebbe questo:



L’ultimo lavoro in studio, The Rising Tide pubblicato nel 2000, era ancora più emozionale, utilizzando in sostanza gli stessi artifici di costruzione produttiva e sonora applicati a classiche ballate emocore che spezzavano il cuore per come trasudavano sentimento (The Ocean, Rain Song). Oppure si affidavano a dei perfetti chorus malinconici dalle fattezze epiche, nei quali erano racchiusi i picchi estetici progressivi cui poteva spingersi l’emocore (One, The Rising Tide). Le chitarre producevano imponenti muri di suono saturi di feedback e affilate distorsioni a non finire, eppure, scavando sotto di loro, si potevano trovare giacimenti di melodie appassionate (Killed by an Angel, Snibe). Neanche a dirlo The Rising Tide fu criticato per la sua vaga influenza prog che non rappresentava altro che un'evoluzione per i SDRE nel modo di creare rock introspettivo, ma potente (una cosa ancora più accentuata nel successivo progetto del trio Hoerner, Enigk e Goldsmith, The Fire Theft). Quattro album, ognuno diverso dall'altro nel profondo, divisi da un'irrequietezza e una tensione che hanno portato a divisioni e riconciliazioni, segnando un pezzo della storia musicale degli anni '90.

Nessun commento:

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...