domenica 23 febbraio 2014

FORGIVE DURDEN - Razia's Shadow: A Musical (2008)


Ok, parliamo di Razia's Shadow: A Musical, anche a distanza di quasi cinque anni e mezzo dalla sua uscita, ma ne voglio parlare. Credo che ciò lo posso fare in questo momento, con molto ritardo, perché comunque è un'opera che nel tempo è stata sviluppata e rivisitata e c'è chi ancora oggi la vorrebbe vedere rappresentata sul palcoscenico. All'epoca in cui fu pubblicato questo album, nel 2008, avevo da poco conosciuto i The Dear Hunter. Seguendo le varie news correlate al gruppo, seppi del coinvolgimento di Casey Crescenzo in veste di ospite su Razia's Shadow, ma il fatto che l'opera fosse presentata come un musical mi rendeva abbastanza scettico. Odio i musical, non tutti ovviamente, ma in linea di massima tendo a disprezzarli. E così ho accantonato per molto tempo Razia's Shadow.

Credo che anche altre persone leggendo la dicitura "musical" scappino a gambe levate. Per quelli che non lo hanno fatto, Razia's Shadow è risultato un lavoro che ha indubbiamente diviso gli ascoltatori: o lo si ama o lo si odia. L'album è la seconda prova (e sinora ultima) dei Forgive Durden, o meglio dei fratelli Thomas e Paul Dutton. Dopo il primo album Wonderland, il leader dei Forgive Durden, Thomas Dutton, accarezzò il sogno ambizioso di scrivere un musical, ma gli altri membri della band lo abbandonarono di lì a poco e lui rimase l'unico superstite di quella band. Mantenendo la sigla Forgive Durden e aiutato dal fratello Paul, pianista e compositore, Thomas realizzò il progetto Razia's Shadow con una serie di ospiti impressionante, ognuno chiamato ad interpretare un personaggio della storia che ai più potrà sembrare stucchevole e sdolcinata (per approfondimenti rimando a questo link). Due aggettivi che sono stati usati in modo ricorrente anche dai detrattori dell'album.



Ora, se siamo qui a parlare di Razia's Shadow è, ovviamente, perché faccio parte di quella percentuale di persone a cui è piaciuto. Vi potete immaginare che non è un album prettamente in stile Broadway, ma incorpora influenze pop, emo e indie abbastanza marcate. Credo che un fan medio dei The Dear Hunter non farà fatica ad apprezzarlo, poiché vi si ritrovano alcuni tratti stilistici tipici degli Act usciti dalla penna di Crescenzo. Però canzoni come la fanfara di Life is Looking Up, Toba the Tura e The Missing Piece (con una straordinaria prova vocale di Lizzie Huffman) funzionano alla grande anche se presi al di fuori del concept, disgiunti dalla estetica da musical. In più dirò che non trovo disdicevoli o didascalici neanche i brevi intermezzi narrativi tra un brano e l'altro (interpretati da Aaron Weiss dei mewithoutYou), anzi la musica di sottofondo fa da perfetto collante e momento di sospensione per preparare il campo a ciò che deve arrivare.

Un'altra critica che ho visto muovere a Razia's Shadow, con la quale concordo solo in parte, è l'inconsistenza e la debolezza della seconda parte rispetto alla prima. Piuttosto la metterei su una diversa prospettiva. L'album è diviso equamente - dall'intermezzo di A Hundred-Year, Minute-Long Intermission - in due parti da sei brani, ma la seconda patisce nel confronto solamente perché non possiede la potenza melodica e immediata che ha la prima. Da The Exit in poi l'opera si sviluppa musicalmente attraverso dettami più fedeli alla teatralità del musical, fatto che implica brani costruiti su variazioni tematiche frequenti (necessari per dar spazio alle voci dei vari personaggi) e, forse per questo, più ostici. Diciamo che un'operazione del genere porta con sé una certa dose di rischi e i fratelli Dutton, con una buona dose di ambizione, si sono sobbarcati questo peso, pur sapendo di non poter accontentare tutti. Però già il fatto che siano riusciti a creare delle canzoni di buon livello, usando la carta del musical, per me fa di Razia's Shadow un progetto riuscito.




http://www.raziasshadow.com/

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