mercoledì 24 luglio 2013

THE REIGN OF KINDO - Play with Fire (2013)


Ricordo bene quando scoprii i The Reign of Kindo. Fu grazie ad un link di Amazon che, tramite i miei passati acquisti, mi consigliava Rhythm, Chord & Melody. Incuriosito da quella copertina che si ispirava al live album At Carnegie Hall del Dave Brubeck Quartet cercai la loro pagina MySpace (all'epoca - giusto 5 anni fa - andava di moda questo social network) e ascoltai qualcosa. Rimasi letteralmente a bocca aperta per quel geniale connubio di jazz-rock, ritmiche sud americane e alternative rock, realizzato con produzione cristallina e tecnica invidiabile.

Arrivati al terzo album i The Reign of Kindo non hanno perso la voglia di stupire, ma hanno dovuto rinunciare al notevole piano di Kelly Sciandra, rimpiazzato più che egregiamente da Danny Pizarro e, forse proprio per questo, si sono spinti ad esplorare un lato inedito del loro rock, immergendolo ancora di più in atmosfere derivate dalla musica black (jazz, funk e soul). Ciò che risalta in primo luogo è l'uso molto più massiccio del solito dei fiati, utilizzati sia per punteggiare l'accompagnamento, sia negli assoli, come appare sin dalla traccia di apertura The Hero, the Saint, the Tyrant and the Terrorist. Le modulazioni armoniche che portano a cambi tematici inaspettati sono l'altro cardine sul quale poggiano quasi tutte le canzoni.



Oltre a questo, per certi versi, il quintetto di Buffalo ha addolcito ancor di più le sue orecchiabili melodie e ne ha tirate fuori alcune memorabili da far invidia agli insulsi crooner creati a tavolino per scimmiottare i gloriosi cantanti swing di una volta (a proposito perché qualcuno non propone i The Reign of Kindo per la prossima edizione di Umbria Jazz? Farebbero un figurone). Le ritmiche bossa nova di Impossible World sono probabilmente un omaggio al Brasile, Paese dove il gruppo è abbastanza popolare, essendosi esibiti in tour più di una volta. Feeling the Night ha quel tocco pop fusion che riprende la professionalità dei Toto, mentre il funk rock di I Hate Music trasuda una classe infinita.

In mezzo a tanta grazia ci sono anche degli episodi in tono minore come Don't Haze MeDust (con tracce del Pat Metheny Group) che sembrano dei brani in cerca di definizione, non proprio messi a fuoco. Ma, comunque sia, rimangono sempre su buoni livelli. Qualche volta si tocca la leziosità compiaciuta con la samba di Romancing a Stranger ed anche Sunshine si lascia andare a smancerie smaccatamente pop. Ciò non toglie che i The Reign of Kindo suonano e compongono musica d'alta scuola come pochi altri, dimostrando ancora una volta di essere tra i migliori interpreti del jazz pop contemporaneo.

www.thereignofkindo.com










7 commenti:

sanGulina ha detto...

Ancora una volta, grazie al tuo blog, scopro un gruppo fenomenale.

Carlos Eduardo Gomes ha detto...

"Romancing a stranger" non è samba, è salsa. Tutte le persone confondono questi due ritmi. Non eri il primo né sarà l'ultimo...

:D

Lorenzo Barbagli ha detto...

Grazie per la precisazione. In effetti più di una volta sono stato tentato di seguire corsi per distinguere i ritmi latino americani, dato che quasi ogni anno si inventano un ritmo/ballo nuovo che a me pare uguale a quello precedente. ;)

Carlos Eduardo Gomes ha detto...

Hai ragione. I ritmi sono molto simili. In realtà, io so differenziarsi solo perché sono brasiliani. Quindi, so quando una canzone è samba e quando non lo è. Ho apprezzato molto la tua analisi di questo disco. La tua pagina è molto interessante. Perdonate eventuali errori di italiano, sto usando "Google Translator" ...

=P

Lorenzo Barbagli ha detto...

Tranquillo, Google Translator ha fatto un buon lavoro, molto meglio rispetto all'inglese!
Obrigado,

Ciao!

Carlos Eduardo Gomes ha detto...

Lorenzo, che già ha scritto su questi ragazzi?

https://myspace.com/ottavastrada

Lorenzo Barbagli ha detto...

Si, ma non nel blog. Scrissi una recensione del loro primo album su questo numero di "wonderous stories"
http://www.wonderoustories.it/trentanove.htm