lunedì 29 luglio 2013

Roger Waters: The Wall 2013 - Il concerto definitivo


Si dice che nell'antichità, in India, i migliori produttori di tappeti che ne intrecciavano con abilità i molteplici fili, dando vita a fantastiche decorazioni, lasciassero l'ultimo filo libero, non intrecciato. Altrimenti il tappeto sarebbe stato troppo perfetto. Qualche volta vale la stessa regola nella vita di tutti i giorni. Quanto sarebbe stato bello poter vedere accanto a Roger Waters nel tour di The Wall David Gilmour e Nick Mason ora che le vecchie ruggini sembrano sparite? E' vero, sarebbe stato bello, una perfezione assoluta, ma anche così è già stato straordinario.

Per quel che mi riguarda è stato il concerto della vita. Credo che difficilmente riuscirò a vedere uno spettacolo anche minimamente paragonabile a questo. Come si fa a raccontare un concerto come The Wall? Semplicemente, non si può. E' un'esperienza che va vissuta in prima persona, perché The Wall non è un concerto come tutti gli altri. Assistervi vuol dire partecipare in diretta all'esecuzione di un'opera d'arte multimediale. Musica, poesia, video, scenografie, coreografie tutto sincronizzato in un unico capolavoro di due ore. Non si può raccontare ed infatti non lo racconterò. Perché mi rendo conto che anche guardare il filmato che segue - oltretutto ufficiale - tratto dal concerto di Londra (e con Gilmour ospite alla chitarra) non rende comunque l'idea. Anche un'eventuale realizzazione in DVD credo sarebbe limitata, a meno di non suddividere lo schermo TV in diverse angolazioni di ripresa che danno la possibilità di potersi godere simultaneamente tutto ciò che succede nel palco e oltre.



Volevo solo far notare come ancora il progressive rock sia vittima di ostracismo e viaggi su un binario diverso rispetto al rock, diciamo, "tradizionale", pur parlando di una band multimilionaria come i Pink Floyd. Infatti sembra che l'evento musicale dell'anno non fosse abbastanza trendy per i giornalisti in generale e soprattutto per quelli di Repubblica che, nelle scorse settimane, nel loro sito web, avevano pompato fino alla noia i concerti italiani di Bruce Springsteen e Depeche Mode, con tanto di live tweets e cronaca minuto per minuto raccontata anche attraverso i partecipanti. E poi, ritornando nel nostro piccolo, ci chiediamo perché di certi artisti più meritevoli di altri non si parla mai. Si vede che ognuno ha i suoi cocchi.

4 commenti:

Marco Malagoli ha detto...

E io dove sono? chi parla di quello che interessa a me? Siamo quelli che mancano dalle pagine dei giornali, tra l'elezeviro intellettuale, la critica dell'arte per addetti ai lavori, e il Gossip tette finte, musica stantia, spettacoli mediocri, esaltatori delle brutture musicali degli anni ottanta.
Quelle pagine che non ci sono mai state. Siamo il paese in cui la cultura è rappresentata in prima serata da un ciccione simpatico ma molesto come Mollica, che rappresenta come capolavoro quello in cui neanche lui crede. In questo meraviglioso paese di merda, in cui nei quotidiani, o vengono recensiti oscuri romanzi degni della trituratura di palle intellettualoide, oppure romanzi porno per signore depresse. Tutto il resto è oscurato. Per cui ogni tanto penso che ti devo ringraziare, perchè sei la linfa vitale delle mie orecchie, quando per giorni non tiri fuori qualche bel disco recensito, un po' le giornate mancano di qualcosa. Fai parte di quelle pagine di giornale che mancano, che rappresentano una setta strana di gente con le orecchie malate.
Grazie e continua così. Non sentire parlare di Waters da nessuna parte, è stata veramente triste. Come triste che è morto JJ cale ed è passato nel silenzio assoluto. Tutta questa narcosi è talmente inspiegabile, che comincio a credere che uno degli effetti dell'inquinamento atmosferico, sia il rallenatamento delle sinapsi cerebrali degli individui. Mi ricordo da piccolino (ho i miei 45 anni) sulla rai in bianco e nero tra pippi calzelunghe e gian burrasca, uno speciale sui Gentle Giant, che hanno aperto le mie orecchie, catapultandomi in un nuovo universo sonoro. Dove è finita quella lungimiranza che era insita nella nostra cultura? continuo ostinatamente a vivere perplesso. Un saluto

Lorenzo Barbagli ha detto...

Io lo imputo al fatto che la gente è diventata progressivamente sempre meno curiosa e accetta passivamente ciò che gli propone radio, TV e giornali.

A proposito, per te:
http://www.youtube.com/watch?v=_wY9rNyoo0k

Lorenzo Barbagli ha detto...

Ecco cosa riescono a scrivere qui in Italia dei giornalisti con la puzza sotto il naso:

http://www.unita.it/culture/oltre-lo-stupore-br-cosa-resta-di-the-wall-1.513549

Forse troppi concerti dei loro beniamini "finti alternativi o radical chic" hanno abbassato talmente i loro standard che non riuscirebbero a riconoscere la vera arte neanche se gli mordesse le chiappe.

red ha detto...

C'ero anch'io, a Padova.
Lorenzo hai ragione, non si può nemmeno descrivere.
Davvero il concerto definitivo, che rimarrà dentro chi c'era, per sempre.
E chissenefrega dei commenti...di chi poi?
Di chi ha scoperto i Pink Floyd dopo The Wall?
O di chi, quando è morto Freddie Mercury ha parlato di vita dissoluta e eticamente riprovevole, mentre per Nurejev, morto pochi giorni prima della stessa malattia, aveva parlato di "breve malattia" ? (se non ricordate è la stessa testata per cui lavora il giornalista ciccione e molesto)
Un saluto
P.S. per Marco Malagoli: il filmato RAI che citi è reperibile nel DVD Giant in a Box, che contiene altre rarità e filmati live del Gigante Gentile