lunedì 18 marzo 2013

Intervista a Kevin Baker (The Mayan Factor)


La senti la primavera, ammiraglio? Inizio con questa frase molto significativa per me, poiché la primavera è il periodo che associo quando penso ai Mayan Factor.

Per me rappresentano vibrazioni, sensazioni della mia giovinezza; vortici di cambiamenti che travolgono e uno sopra l'altro sommergono a tradimento. O si affrontano e riesci a domarli fino alla riva o ti schiantano al fondo. Al tempo la risposta.

Col cambio di stagione alle porte e con quella leggera malinconia, mi accingo a pubblicare la mia intervista a Kevin Baker, bassista dei Mayan Factor.
Gruppo di Baltimora, prima della morte del cantante Ray Ray avvenuta due anni fa per overdose da eroina, ha avuto all'attivo due album: In Lake 'Ch (2003) e 44 (2005), mentre una raccolta di b sides, Yesterday's Son, è uscita l'anno scorso. Da molti snobbati perchè considerati la copia lagnosa dei Dredg o dei Rishloo, per me sono stati molto di più e questa vuole essere la mia carezza a ricordi dolcissimi. L'ordine è chiaro; non dimenticare perchè Il dolore ha un suo lato utile: non divide, ma unisce e, poi, permette di pensare, di ricordarsi....stai allerta e coraggio!!



Come è nato il progetto Mayan Factor? Quali sono stati i gruppi che hanno ispirato i Mayan Factor?
In Lake 'Ch

I Mayan Factor nacquero alla fine degli anni ’90. Conobbi Ray che suonava in un piccolo locale di Baltimora chiamato 8x10. Aveva una straordinaria passione musicale e un’enorme capacità di scrittura. Iniziammo a lavorare per creare una band insieme ed entro un anno conoscevamo la direzione da prendere e avevamo i giusti componenti.
La musica che ispirò Ray e la band in generale era tantissima: Pink Floyd, The Doors, Nirvana, Radiohead, Tool e un mucchio di cantautori come Dylan e Harry Chapen.
Ci piaceva quel tipo di musica abbastanza oscura e pesante che raccontasse e trasmettesse storie di vita e,soprattutto, fosse bella e affascinante com’è il buio. Come ultimo passo aggiungemmo le percussioni e un “tocco” tribale al tutto.


Come nacque l’idea di usare due chitarre acustiche?
L’Idea nacque durante le prove e sperimentazioni con i diversi suoni. Il nostro nuovo cantante, Jeff Jones suona, invece, solo la chitarra elettrica.


Come sono nate le vostre canzoni?
99% della musica venne fuori durante le prove-. Molto prima di cominciare a registrare oppure quando dovevamo suonare dal vivo, eravamo soliti improvvisare una jam per 4-5 minuti, con batteria, basso e chitarra. La nostra idea era simile alla costruzione di un palazzo: partire in maniera calma e delicata per poi giungere “dopo 3-4 piani” a un climax che man mano svaniva.
Per i testi , Ray Ray, invece s’ispirava principalmente a visioni e sogni. Fondamentalmente un buon cantautore è qualcuno che sa raccontare una storia. Le parole sono così potenti e forte che l’ascoltatore può immedesimarsi senza problemi. Questa era la vera forza di Ray Ray.


E della canzone Warflower che mi dici?
44
Per quanto ne so la canzone nacque da un sogno che Ray Ray fece, poi noi ci lavorammo su e nacque. Non credo che abbia significati nascosti.


E del nome degli album, In Lake ‘ch e 44, che mi racconti?
 In Lake ‘ch significa – io posso essere te. Possedevamo una forte interazione con i nostri amici e con i nostri fans e il nostro credo era ed è che siamo tutti un unico, specialmente quando la band suona e suonava. I fans con la loro carica ed energia riuscivamo ad ispirarci talmente tanto da arrivare a quel livello che altrimenti non saremmo mai riusciti a raggiungere.
44, invece, è un sogno che Ray fece. Ebbe una visione che 44 era un pilota che non sarebbe mai atterrato. Prese alla lettera questo sogno che iniziammo a rifiutare le diverse proposte che ci giungevamo per cambiare genere e rendere la nostra musica più vendibile.

 
Perché in In Lake ‘ch decideste d’introdurre delle parti rap?
Nei tempi in cui incidemmo in In Lake ‘Ch, il rap/core e la scena rap/metal era molto popolare ed era qualcosa che volevamo provare e sperimentare. Il miglior aspetto dei Mayan Factor era che non c’erano ruoli e/o strutture definite all’interno del gruppo poiché tutti sapevamo cos’era giusto fare per rendere una canzone migliore. L’obiettivo è quello di evolversi e creare.
Mi piace credere che ci sia una differenza netta tra gli artisti che scrivono musica e quelli che la creano. I Mayan Factor devono essere racchiusi in questa seconda cerchia. Adoravamo esplorare diversi ritmi e ritornelli e fondamentalmente odiavamo scrivere la seconda canzone due volte.


Che tipo di artista era Ray Ray?
Ray era un’artista incredibile ed era fantastico lavorare con lui. Era così creativo che non aveva paura di correre rischi. Era molto di più di un cantante. Era anche un perfetto cantautore che sapeva creare musica come un ragno crea la sua tela. Era solito usare parole colorite per dipingere quei ritratti magnifici che ora ognuno può ascoltare.

 
Perché nel vostro ultimo album, Yesterday’s Son, non avete incluso le tre canzoni del gruppo Warflower (progetto parallelo di Ray Ray) che considero assolutamente uniche?
Il gruppo Warflower era un progetto totalmente diverso di Ray Ray che lo creò durante la pausa dei Mayan Factor.

Ray-Ray (vero nome Ray Schuler)

Credi che la storia dei Mayan Factor continuerà? State lavorando ad un nuovo progetto?
La storia e la leggenda dei Mayan Factor continuerà a crescere ed evolversi continuamente. Al momento stiamo lavorando al prossimo capitolo dei Mayan Factor col nuovo cantante Jeff Jones. Siamo davvero eccitati al pensiero di quale e come sarà il prossimo disco e soprattutto siamo ancora più felici di poterlo condividere con tutti i nostri fans.




Intervista e traduzione a cura di
Francesco Notarangelo
checcontr@yahoo.it

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