domenica 2 settembre 2012

BIG BIG TRAIN - English Electric (Part One) (2012)


In questi ultimi anni i Big Big Train sono stati tra i gruppi di progressive rock più attivi e prolifici e, nonostante siano sulla breccia ormai da moltissimo tempo, non è più un mistero che stiano attraversando proprio in questo momento il loro periodo d'oro. Sia per popolarità che per ispirazione. I due fondatori Andy Poole e Gregory Spawton sono oltretutto riusciti a coinvolgere nella band musicisti (divenuti ormai membri effettivi) come Nick D'Virgilio, Dave Gregory e il cantante David Longdon che per un soffio non diventò il nuovo frontman dei Genesis dopo l'abbandono di Phil Collins. In questo album troviamo poi ospiti quali Andy Tillison e Danny Manners.

English Electric (part one) è un concept album che prosegue, in un certo senso, l'interesse di Spawton nei confronti della storia delle città inglesi e della loro edificazione. Attualmente non mi verrebbe in mente una band più genuina dei Big Big Train per descrivere lo stato attuale del prog sinfonico moderno. Dopo album di gran spessore come The Underfall Yard, Far Skies Deep Time e la riedizione che ha trasformato English Boy Wonders in un piccolo capolavoro, i Big Big Train non hanno perso una briciola della loro ispirazione e pubblicano l'ennesimo colpo da maestro. Su English Electric (Part One) funziona tutto a meraviglia: le melodie, gli arrangiamenti le parti soliste dei vari strumenti.

Il pregio principale che imputo ai Big Big Train è che sono sempre riusciti ad essere meno sfacciati e pedanti di altri nello sventolare le loro influenze nei confronti dei gruppi storici del progressive. E anche se ciò accade non reca mai fastidio. Alcuni brani - sia qui ma anche in passato - danno la sensazione come se la band di Poole e Spawton stesse costruendo una perfetta sintesi tra le sonorità di Trespass e Wind and Wuthering.

Su The First Rebreather si notano, ad esempio, le classiche somiglianze con i Genesis (nel ritornello e nel solo finale di synth), ma il brano incorpora principalmente la poetica maliconica del gruppo che richiama i grigi paesaggi urbani inglesi mitizzati da Spawton. Un altro brano costruito su simili presupposti è la epica Summoned by Bells, un mosaico di temi che, tra arpeggi alla Anthony Phillips, echi di progressioni alla Tony Banks e una coda soft con ottoni, si dipana per oltre 9 minuti.


Uncle Jack è una canzone insolita per i Big Big Train, guidata da un banjo arpeggiato e da bellissime armonie vocali, sembra un incrocio tra Sufjan Stevens e gli XTC più bucolici. Un'altra delicata ballata è Upton Heath che, grazie al moderato intervento di fisarmonica e violino, assume sfumature vagamente irlandesi.

La calma intimità trasmessa da Winchester from St. Giles' Hill è una specie di ritorno al passato alle atmosfere di Bard, forse l'album più sottovalutato dei Big Big Train. A Boy in Darkness riprende, all'inizio, quel soffuso carattere jazzato simile a Buying New Soul dei Porcupine Tree, poi si trasforma in un tour de force che lascia spazio ai solismi della band. La conclusiva Hedgerow mescola i Genesis di The Lamb con i Birds, ma le melodie cristalline sono appannaggio dei Big Big Train.

English Electric (Part One) è un album molto più eclettico dei suoi predecessori, dove ogni brano cerca di descrivere uno scorcio differente della tavolozza sonora dei Big Big Train. Attendiamo ora pazientemente la seconda parte prevista per il 4 marzo 2013.



2 commenti:

red ha detto...

Approfitto dello spazio per lasciare un commento che c'entra poco, ma spero possa servire per un dibattito.
Sono stato lo scorso sabato alla parte finale della serata di Veruno Prog Festival, attratto dal fatto di potere sentire gli IQ.
Prima dell'esibizione del gruppo inglese gli altoparlanti mandavano la musica dei Big Big Train, per inciso.
Bene, a vedere gli IQ davvero interessate saranno state 200 persone, esagerando.
Il resto, altre 2-300, erano venute per mangiare salamelle e patatine, convinte si trattasse della ennesima sagra paesana.
Ragazzine petulanti, bambini piccolissimi, cani, persone che non dico gli IQ, ma probabilmente non conoscevano neanche i Beatles.
Ora va bene che il tutto era gratis (il giorno prima c'erano i PoS e i Flower Kings, non so se mi spiego...) ma è mai possibile che gli IQ non facciano più di 200 persone?
Vero che Veruno è in un posto quasi introvabile, ma mi è presa una malinconia quasi inarrestabile.
Che ne sarà di questa musica tra vent'anni, quando i 50enni che erano al concerto saranno tutti sordi?

Lorenzo Barbagli ha detto...

Da parte mia ti posso dire che, al contrario, sono stupito che ci fossero circa 200 persone ad ascoltare. Pensavo molto meno. Non per gli IQ beninteso, ma per il tipo di musica in generale.
Forse sbaglierò, ma, quando si parla di prog, tendo a vedere sempre il bicchiere mezzo vuoto.
Come ho scritto altre volte su questo blog, viviamo ormai in una società dove la musica fa da mero sottofondo. Il P2P, i lettori e i file Mp3, i telefonini non hanno fatto altro che diseducare le nuove generazioni ad un ascolto attento. Coloro che ne risentono di più è naturale che siano quelli che producono una musica più complessa ed è per questo che anche il futuro non lo vedo molto roseo per il genere (e qualcuno dirà: peggio di così?).

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