giovedì 12 aprile 2012

CYNIC - The Portal Tapes (2012)


Avete presente l’omonimo album d’esordio di Wendy & Lisa, le due pupille di Prince associate alla band The Revolution, che riuscirono a coniugare un pop sofisticato con un’insolita vena funk-jazz data da armonie non convenzionali per quel genere? In caso negativo ve lo consiglio, dato che è una delle migliori perle misconosciute prodotte negli anni ’80, nell’altro caso bene. Poiché su questo The Portal Tapes ci sono almeno tre o quattro brani che non avrebbero sfigurato su quell’album. Il che la dice lunga sulla direzione musicale del controverso The Portal Tapes. Detto ciò non si voglia credere che esso sia un lavoro non meritevole, tutt’altro. Solo che, molto semplicemente, non è un’opera dei Cynic. E a questo punto facciamo un passo indietro. Quando i Cynic cessarono di esistere, nel 1994, Paul Masvidal, Jason Gobel e Sean Reinart reclutarono la cantante Aruna Abrams e formarono i Portal che durarono lo spazio di un solo anno. Nel 1995 fecero in tempo, però, a registrare alcuni demo e proporli all’etichetta Roadrunner che però li rifiutò e non furono mai pubblicati ufficialmente (tranne per qualcosa trapelato nella re-issue di Focus). Lo fa adesso l’attuale etichetta dei Cynic, la Season of Mist, che ha pensato bene di sfruttare il nome più celebre tra le due band.

Sotto un certo punto di vista non c’è da biasimare il gruppo o la casa discografica, poiché questo espediente darà sicuramente più vendibilità al prodotto. Anche se l'anomalia del progetto è stata sottolineata e suggellata dalla decisione di fare pubblicare il materiale in edizione limitata (5000 copie in CD e 1000 in vinile). Certo, c’è da scommettere che il fan medio dei Cynic comprerà ugualmente The Portal Tapes, ma è anche colui che può rimanere più deluso dal contenuto. Quindi, sarebbe il caso di scordarsi Focus o Traced in Air e addentrarsi su The Portal Tapes senza preconcetti. Una volta fatta chiarezza si può dire che, nonostante tutto, qualcosa dei Cynic rivive nei Portal. Spogliati dai loro riff da tech metal futuristico, dalle voci robotiche e dai growl primordiali, quello che rimane è la chitarra di Masvidal ripulita, ma sempre pronta a tessere arpeggi fantasiosi (vicini al recente lato onirico presentato su Re-Traced), la spiritualità delle liriche impressa anche alla musica e la prominenza delle ritmiche tribali. D’altro canto bisognerebbe essere cólti da miopia per non rintracciare affinità con i Cynic, quando poi alle fondamenta dei Portal ci sono ¾ del gruppo originale (all’appello mancava solo il basso stick ultra-tecnico di Sean Malone, sostituito per l’occasione da Chris Kringel).

Quello che fanno Masvidal e soci è di traslare le vestigia fantascientifiche che permeavano il loro tech metal e applicarle senza paura a lidi più prettamente pop rock o meglio AOR. Il gruppo fa di tutto per confondere le acque e tracciare percorsi non ortodossi. Se Mirror Child, Belong e Road to You, con il suo battito funk, sono ascrivibili alla sfera del duo princeiano citato in apertura, racchiusi tra l’anelito sciamanico di Endless Endeavors e le oblique dissonanze della ballad romantica Not the Same si trovano l’alone mistico che aleggia su Karma’s Plight, i cromatismi orientali di Circle, la sensualità metallica di Costumed in Grace che si fa più concreta nell’algida bellezza di Cosmos.

Il tutto è suggellato dalla professionalità di musicisti, ineccepibili nel gusto e nella scelta di armonie alle quali non sfigurerebbe l’appellativo di pop fusion. Quelle dei Portal furono delle suggestive bozze di AOR futuristico e in fondo è un bene che abbiano finalmente trovato la loro strada verso la luce. Inoltre, dato che obiettivamente, da Traced in Air in poi i Cynic stanno lentamente levigando le sonorità più ruvide, c’è da chiedersi se magari il percorso per il prossimo atteso album di inediti passi anche attraverso questo “portale”.




www.cyniconline.com

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