giovedì 25 agosto 2011

Bon Iver - "Holocene" video



Colgo l'occasione dell'uscita del video di Holocene per tornare a parlare di Bon Iver alias Justin Vernon. Ho letto molte cose su questo secondo lavoro di Vernon e quasi tutte sono scritte non come recensioni, ma come un confronto con il suo predecessore For Emma, Forever Ago dal quale ne esce clamorosamente sconfitto. Per me un confronto tra le due opere è quasi impossibile per quanto risultano differenti e distanti, sia a livello artistico che qualitativo, tanto da sembrare il frutto di due artisti diversi.

Bon Iver, Bon Iver è un capolavoro emozionante. Esso opera su un piano superiore rispetto ai classici sentimenti umani e si libra verso una dimensione ultraterrena, dove esiste solo un'unica sensazione di pace e serenità. "Musica che arriva direttamente dal paradiso" come ha scritto con cognizione un fan su Twitter, con una sentenza breve, ma che non potrebbe essere più azzeccata. Quelle di Vernon non sono composizioni malinconiche da sfruttare come viatico per deprimersi o immergersi nella nostalgia. Tutt'altro. Personalmente, ascoltandole, mi trasmettono felicità, ma non la stessa, ad esempio, che ti fa meditare romanticamente sulle vicissitudini quotidiane della vita, è qualcosa di più, di "altro". La loro natura eterea ti riconcilia con la gioia di vivere.

Forse avrò associato a questo album un'iperbole che a molti può apparire esagerata, ma ogni volta che lo ascolto rimango indifeso di fronte ad uno sconosciuto e indefinito sentimento universale. Mi verrebbe da espormi ancora di più e dire che se Dio esiste ascolta Bon Iver.

La poesia per immagini del video di Holocene non fa che confermare quello che già ho esposto. Ho avuto la fortuna di visitare e vedere con i miei occhi tutti i paesaggi islandesi ripresi da questo video, così che, ammirandolo, le emozioni e la sorpresa sono state ancora più grandi.

Bon Iver, Bon Iver non è di certo un album di progressive rock, ma per ora è saldamente in testa alla mia personale classifica di fine anno.

2 commenti:

Marco Malagoli ha detto...

L'idea minimalista e crepuscolare degli arrangiamenti, accompagnata da quella distorsione tipica dei rumori che vanno a sparire nel silenzio è veramente meravigliosa. Di solito una musica si associa con sensazioni vissute mentre la si ascolta. E questo disco di Bon Iver, Lo puoi ascoltare accogliendo le sensazioni islandesi, ma suona benissimo anche sul mediterraneo estivo al tramonto, o camminando tra le Alpi. Un'opera veramente emozionante e sostanzialmente universale (sui luoghi dell'ascolto ci sarebbe da scrivere e discutere, soprattutto in questo millennio, in cui i supporti e quindi i luoghi in cui si ascolta musica sono molteplici, e alla base quindi di nuovi modi di intendere l'arte)
Ne approfitto per ringraziarti, in quanto grazie alle indicazioni del libro da te pubblicato , ho conosciuto "As The World" degli Echolyn, che mi stanno dando dipendenza. In auto a casa e nell'Ipod, non suona altro da una settimana. Grandissimi. Non c'entrano nulla con Bon Iver, ma che dire. Se Dio ascolta La musica ascolta Bon Iver, e ogni tanto per me si fa intruppare anche da As the world.

Lorenzo Barbagli ha detto...

Grazie a te del tuo commento. Penso che quando la musica è fatta con sensibilità non c'è genere che tenga...Bon Iver e Echolyn anche se distanti artisticamente in questa cosa si equivalgono.