mercoledì 6 gennaio 2010

The Punk Side of the Moon


I Flaming Lips, si sa, sono dei geni, ormai è fatto assodato, la critica li ama e il pubblico pure. Quindi guai a parlarne male. Eppure...eppure per la prima volta nella loro carriera si sono andati ad infilare in un ginepraio che gli ha fatto piovere addosso tante di quelle critiche che giusto dei buontemponi come loro possono reggere.

Tutto ciò a causa dei tipi di iTunes che volevano qualcosa in esclusiva dai Flaming Lips per vendere solo attraverso il celebre negozio di musica on-line. Loro pensavano ad un singolo, ad un EP e invece Wayne Coyne ha alzato il tiro e, quasi per scherzo, ha proposto di registrare The Dark Side of the Moon (mica Invisible Touch!!).

Per farsi una chiara idea a cosa i Flaming Lips sono andati incontro (freschi dal trionfo di Embryonic) basta leggere alcuni giudizi su iTunes Store, che si dividono tra una o cinque stelle, le vie di mezzo sono rare o inesistenti, come dire che questo rifacimento o lo si ama o lo si odia.

Per quel che mi riguarda, come scrissi giusto un annetto fa, trovo queste operazioni inutili oltre che insensate. Nel particolare caso dei Flaming Lips la rilettura è alquanto personale e basta dire che il gruppo si è fatto aiutare da Henry Rollins e da quell'usignolo di Peaches che, con quella sua ugola d'oro, è andata ad intaccare i gorgheggi di The Great Gig in the Sky con urla sapientemente filtrate al fine di ovviare ai limiti vocali. Mi pare tutto semplificato, ridotto all'osso, come se i Flaming Lips avessero drenato l'immortale opera flydiana. Bassi distorti, ritmiche funkeggianti e sintetizzatori invadenti creano un clima opprimente e sensazioni sgradevoli, le uniche cose che sono in tema con il concept dei Pink Floyd. Insomma si possono riscrivere i romanzi del '700 in chiave pulp o rigirare Il Padrino in versione horror? Certo che sì! Oggi si può tutto, ma il risutato sarebbe una schifezza comunque.


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