giovedì 21 gennaio 2010

MOTORPSYCHO - Heavy Metal Fruit (2010)


Dopo Little Lucid Moments e Child of the Future c'era una certa suspance per capire cosa ne sarebbe stato dei Motorpsycho. Voglio dire, chi conosce il gruppo sa che, ad ogni nuovo album, ci possono essere delle sorprese, delle piccole, ma rilevanti mutazioni stilistiche o, al contrario, anche nulla di tutto questo. Heavy Metal Fruit, già dal titolo ampiamente esplicativo, non si sforza più di tanto e riparte proprio dalle due ultime opere sopra citate. Dal primo riprende il gusto per la dilatazione temporale che tante soddisfazioni frutterà nelle esibizioni live; dal secondo quel blues metal un po' sciapo che ha avuto il demerito di rendere meno avventurosa la musica dei Motorpsycho.

Si parte con i riff cadenzati e granitici di Starhammer che includono immediatamente gli intenti del trio norvegese, impegnato in un primitivo metal alla Blue Cheer che incontra i lidi spaziali e psichedelici degli Hawkwind. X-3 (Knucklehead in Space) / The Getaway Special all'inizio sembra un incrocio tra i Blues Brothers (seriamente) e i Rolling Sones, ma è quella che si presume essere The Getaway Special la parte migliore, con tromba (per gentile concessione del Jaga Jazzist Mathias Eick) e chitarra che si inseguono in una inebriante session jazz rock. Su The Bomb-Proof Roll And Beyond i Motorpsycho mettono in atto uno di quei trucchetti da enciclopedie viventi del rock che solo loro sanno interpretare e rileggono i Pink Floyd e Beach Boys in chiave hard rock con tanto di parte centrale sperimentale (a la Saucerful of Secrets).

Se ogni pezzo ha la sua bella jam strumentale per fare la sua porca figura dal vivo, fa eccezione la breve nenia pianistica Close Your Eyes. W.B.A.T. presenta una delle novità, dove il gruppo prova a suonare per la prima volta fusion psichedelica (si può dire?) nell'introduzione, per poi deragliare nel più scontato heavy blues che più scontato non si può. Gullible's Travails (pt.I-IV) per la sua durata (20:42 minutes my dear) riesce allo stesso tempo ad aprire nuove, interessanti porte verso il futuro (pure verso i Gentle Giant per la miseria!) e a richiuderle con una parte strumentale uguale a mille altre. Comunque sia, si aggiudica la palma di miglior pezzo dell'album.

Ma in definitiva Heavy Metal Fruit vale o non vale? Si e no. E' meglio di alcune cose passate (vedi gli orridi Black Holes/Blank Canvas e It's a Love Cult) il che riaccende la speranza in una lentissima ripresa iniziata con Little Lucid Moments, ma non ci contiamo troppo. L'album dà l'idea che i Motorpsycho si stiano divertendo un mondo a suonare questa musica, ma che allo stesso tempo abbiano abbandonato l'impegno passato che riusciva a raccogliere aggressività, riflessione e genuine divagazioni lisergiche. Anche se penso che ogni buon psychonauta (come me) lo debba avere.

Un'ultima tirata d'orecchie per la pigrizia telematica: i Motorpsycho non hanno mai avuto una web page ufficiale e il profilo MySpace io lo aggiornerei ogni tanto!

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