giovedì 29 settembre 2016

Promenade - Noi al dir di Noi (2016)


Quando si ha a che fare con l’opera prima di un gruppo di giovani musicisti è comprensibile accostarsi ad essa con un certo spirito di curiosità e indulgenza, pensando che in futuro potranno avere la possibilità di crescere ancora. Nel caso dei Promenade tutte le riserve del caso vengono meno poiché Noi al dir di Noi ha già il sapore di un lavoro maturo, rifinito al minimo dettaglio e che colpisce per il suo grado di preparazione musicale. In effetti, i quattro ragazzi genovesi hanno tutti alle spalle studi di Conservatorio e l’indirizzo stilistico da loro scelto non è certo dei più agevoli. Infatti non ci troviamo di fronte al classico progressive rock italiano, anche se naturalmente ci possono essere dei richiami al cantautorato sinfonico (diciamo così) degli anni ’70, ma i Promenade complicano la formula deragliando su sonorità fusion e strade che collimano con l’improvvisazione e con il jazz.

L’apertura della strumentale Athletics, proprio come suggerisce il titolo, si dedica ad uno sfoggio di muscoli con una schizofrenia formale e una frenesia esecutiva degne delle jam degli Echolyn prima maniera. Non siamo molto lontani dai vezzi stilistici barocchi dei Gentle Giant in Roccocò, anche se i Promenade si prendono il merito di realizzare le imprevedibili svolte tematiche senza cadere nella trappola della nostalgia. Ad esempio, nelle delicate trame de L’Albero Magico e nei fraseggi jazz rock di Kernel, ecco apparire anche le lande grigiorosa di Canterbury, ma il gruppo si permette di amalgamare un sound personale nei suoni puliti, liquidi e riverberati del basso di Scarella, della chitarra holdsworthiana di Gianluca Barisone e del piano elettrico di Matteo Barisone, dove, ancora Scarella, aggiunge i suoi passaggi di sax. L’impostazione fusion è ben salda e presente in ogni brano, tanto che la difficile adesione tra musiche e testi fa pensare ad un lavoro disgiunto tra le due parti, come nelle evoluzioni di Pantera (non so se il titolo sia una coincidenza o un voluto tributo agli indimenticati D.F.A.). Non mancano due brani dall'impostazione più ambiziosa nelle vesti delle mini-sinfonie Il Secondo Passo e Crisantemo, nelle quali la prominenza della sezione di archi aggiunge un tono orchestrale ad ampio respiro. La prima sfida è quindi vinta a pieni voti, mostrandoci un gruppo sicuro, conscio dei proprio mezzi e un album che è tra le migliori uscite prog di quest’anno.


1 commento:

Franco Palese ha detto...

Album decisamente riuscito.
Avrò il piacere di vedere come se la cavano dal vivo il 19.11 alla Casa di Alex in compagnia de Il Rumore Bianco ("Mediocrazia" altro bel disco, più "classico").