venerdì 12 aprile 2013

MOTORPSYCHO - Still Life with Eggplant (2013)


Prima di tutto un cenno storico. Comunque la si pensi sulla loro musica, piaccia o meno, i Motorpsycho meritano rispetto da chiunque. Che io sappia è l'unica band al mondo che non ha mai avuto una piattaforma ufficiale sul web di qualsivoglia tipologia, fatta eccezione per una pagina MySpace mai aggiornata e ormai caduta in prescrizione. I Motorpsycho hanno sempre resistito alle tentazioni del mondo digitale, lasciando che fossero i fan, con cura e devozione, ad occuparsi della creazione di pagine web a loro dedicate. E, pure restandosene defilati, Bent Saether e Snah Ryan sanno di essersi conquistati durante gli anni una schiera di fan inossidabili, che li segue anche senza l'aiuto di Internet. Questa cosa la dice lunga sulla concezione del businness musicale del trio norvegese, una visione artigianale vecchio stampo che si riversa anche nella loro musica che attinge a piene mani dagli anni d'oro del rock.

Da oltre vent'anni il mezzo privilegiato per conoscere e amare i Motorpsycho sono i concerti, dove la band ogni volta spende tutte le proprie energie per regalare grandi emozioni al suo pubblico. Considerata anche la loro prolificità, si può aggiungere che non è da tutti essere ancora insieme dopo tanto tempo sulla breccia, alternando studio, viaggi da un palcoscenico all'altro e promozione, in una girandola che sfiancherebbe anche il più consumato rocker. Da tutto questo trapela una voglia di suonare e fare musica che denota da parte loro una sincerità e una passione non comuni.

Per le registrazioni di Still Life with Eggplant i Motorpsycho sono tornati ai mitici Brygga Studio di Trondheim - gli stessi che diedero i natali a Timothy's Monster -, hanno ingaggiato come ospite il chitarrista Reine Fiske - praticamente una leggenda del prog svedese che ha militato in band come Landberk, Paatos e Dungen - e infine si sono accontentati di una durata più contenuta del solito (45 minuti circa). L'ispirazione al rock classico del passato, che da sempre anima la musica dei Motorpsycho, si adagia questa volta sull'America degli anni '60, continuando grosso modo il discorso di Heavy Metal Fruit, ma senza la verve di un tempo.



Un riff mortifero apre Hell, Part 1-3, trasformandosi nell'hard blues che ormai ha suggellato le ultime uscite degli psychonauti da Little Lucid Moments a Heavy Metal Fruit. L'unica nota di distinizione sono delle linee vocali che fanno sembrare il pezzo un garage rock cantato dagli Yes. La coda finale, con il fill di batteria e il groove di basso e chitarra, è piuttosto sconclusionata e inutile. Molto, molto raramente i Motorpsycho hanno inserito delle cover nei loro album e questa volta hanno deciso di includere August dei Love. Una scelta singolare che però, alla luce dei fatti, si sposa bene con l'estetica del trio in quanto l'originale è fondamentalmente un rock country blues con un sound e divagazioni strumentali che i Motorpsycho avranno sicuramente studiato tanto sono simili alle loro ultime cose.

Barleycorn (Let It Come, Let It Be) e The Afterglow sono dei brani di folk psichedelico, alquanto incolori e poco incisivi, che si ricollegano ancora all'estetica americana del vecchio flower power. Il fulcro dell'album è rappresentato dai 17 minuti di Ratcatcher che indulge di nuovo su improvvisazioni e lunghe divagazioni strumentali (dal retrogusto jazz). Un tempo i Motorpsycho preferivano (giustamente) relegare questi vezzi alle esibizioni live, dando agli assoli in studio un'architettura ben definita che poi veniva puntualmente destrutturata in fase di esibizione. Da un po' di tempo questa pratica ha preso prepotentemente piede anche in studio con l'effetto pericoloso di provocare noia. Pensavo che con Heavy Metal Fruit i Motorpsycho si fossero saziati, invece non è stato così e ci hanno regalato un nuovo album fotocopia.

Il vero rimpianto riguarda lo svanimento di quell'eccitazione che corrispondeva ad ogni nuova uscita, derivata dall'imprevedibilità della direzione musicale che il gruppo avrebbe intrapreso. Fatta eccezione per il monumentale concept uscito lo scorso anno, i Motorpsycho stanno percorrendo ormai una strada che riporta sempre nello stesso punto. La pecca principale di Still Life with Eggplant è quella di non contenere un vero brano guida, un climax o qualcosa che spicchi veramente e che possa andare ad aggiungersi ai tanti cavalli di battaglia del gruppo. Tutto appare sbiadito un po' come lo era It's a Love Cult, facendo risultare ancora più impersonale e derivativa la loro formula. Diciamo che Still Life with Eggplant non sarà da annoverare tra le migliori pubblicazioni all'interno dell'estesa discografia dei Motorpsycho.

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