domenica 22 febbraio 2009

Qualche sera fa ho avuto la fortuna di assistere ad un concerto di Roberto Gatto con la sua band Progressivamente. Alcuni di voi sapranno che Gatto da qualche tempo è in tour con questo progetto che ripropone in chiave jazz grandi classici del progressive rock degli anni '70. Lo scorso anno è uscito anche un CD allegato a L'Espresso e La Repubblica registrato dal vivo alla Casa del Jazz di Roma.

Gatto era circondato da musicisti come Fabrizio Bosso, Gianluca Petrella, Luca Mannutza, Roberto Cecchetto, Maurizio Giammarco e, in alcuni brani, c'era John De Leo alla voce.
Ed ora arriviamo al punto: con lui hanno eseguito una emozionante versione di Sea Song di Robert Wyatt che ha avuto il merito di farmi intendere ancora di più quanto sia splendido questo brano.

Su Rock Bottom, l'album che lo comprende, è ormai stato scritto di tutto e non mi dilungherò a tesserne le lodi. Metto solo agli atti che un'opera di tale spessore meriterebbe di essere sempre menzionata tra i grandi del Novecento, assieme a quelle di Miles Davis, Igor Stravinskij, George Gershwin e John Cage.

Rock Bottom non è rock, non è pop e, a ben vedere, non è neanche jazz, ma è pura avanguardia nell'accezione più alta del termine. Era avanti nel 1974, rimane una straordinaria opera fuori dal tempo tutt'oggi e la sua singolarità gli permetterà di rimanerlo per sempre.

Grazie Robert!

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