martedì 6 gennaio 2009

THE FALL OF TROY - Phantom on the Horizon (2008)

Ad un ascolto superficiale i The Fall of Troy potrebbero sembrare un gruppo di pazzi scatenati in preda ad una follia distruttiva, ma ascoltando più attentamente si rimane a bocca aperta per quanto questi tre ragazzi provenienti dallo stato di Washington ci sappiano fare.
Proprio così, Thomas Erak (chitarra, voce, tastiere), Andrew Forsman (batteria) e Frank Black (basso, voce (e non si tratta di quello dei Pixies)), pur essendo solo in tre, riescono a creare un'apocalisse sonora dedita ad iper-tecnicismi progressivi, applicata ad un pesantissimo punk metal in stile Voivod. I paragoni si estendono senza alcun dubbio anche a Mars Volta e ai Coheed & Cambria.
Inutile sottolineare che i pezzi sono dominati da ritmiche convulse e involute, accelerazioni e decelerazioni chitarristiche, sconvolgimenti tematici e utilizzo estremo della voce.

Phantom on the Horizon è forse il lavoro più ambizioso della band dato che si tratta di un'unica suite (della durata di 37 minuti), divisa in cinque movimenti, che incanala tutte le caratteristiche prima citate in un sontuoso progressive hardcore portato all'eccesso.
L'album (una versione perfezionata dell'EP Gostship del 2004) è uscito alla fine di novembre in un'edizione limitata di 3.300 copie e, una volta terminate, è stato reso disponibile esclusivamente in download sotto forma digitale.
Chapter I: Introverting Dimensions si apre con una lunga introduzione di chitarra elettrica molto acida e psichedelica. Appena inizia il canto siamo catapultati nelle frenetiche e convulse sonorità della band, mentre prende forma il racconto di un galeone spagnolo che incontra una nave fantasma proveniente da un'altra dimensione. Nei folli undici minuti accade di tutto: vortici elettrici, urla lancinanti e digressioni lisergiche.
Chapter II: A Strange Conversation è come un brano dei Mars Volta in versione psicopatica, ma suonato con una perizia che un malato di mente non potrebbe possedere. Qualche riferimento ai King Crimson è lecito nei fraseggi di Erak, ma le detonazioni ritmiche ed elettriche citano la band di Rodriguez-Lopez.
Chapter III: Nostalgic Mannerisms abbina i collaudati assalti sonori del gruppo ad una parte quasi melodica che puntualmente si scontra contro un muro di rumorismi e riff epilettici.
Su Chapter IV: Enter the Black Demon il trio si diverte a devastare con una spietatezza unica e rigurgiti grindcore quasi insostenibili un brano frastornante e schizofrenico, trasformandolo in un numero assolutamente geniale. Speed progressive punk (wow!).
Chapter V: The Walls Bled Lust è probabilmente la parte che meglio rappresenta la band, sempre in bilico tra un punk progressive molto veloce e virtuso e aggressioni disumane. Calibrare questi due umori sonori è la specialità dei Fall of Troy e il più delle volte si rimane spiazzati di fronte ad una tale potenza di fuoco.
Musica cervellotica, imprevediblie, debordante, incontrollabile e totalmente schizzata...cosa chiedere di più?

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