martedì 14 novembre 2017

Courtney Swain - Growing Pains (2017)


Dopo che i Bent Knee si sono costruiti un'autorevole carriera in brevissimo tempo gli amanti del prog, ma credo anche della musica in generale, si sono avvicinati a loro in modo naturale. Merito di una musica particolare che sa essere avventurosa e accessibile senza dimenticarsi il coinvolgimento emotivo. Una parte del merito va senz'altro alla distintiva e potente voce della cantante Courtney Swain che forse non molti sanno da qualche anno si è cimentata in alcune prove soliste parallelamente al gruppo, delle quali l'EP Growing Pains, da poco pubblicato, è l'ultimo capitolo. Abituati al ricco e versatile pianeta sonoro che sanno edificare i Bent Knee, l'opera solista della Swain ci trasporta in un altro mondo altrettanto affascinante. Dotata solo di piano, qualche intervento di archi e della sua voce espressiva, Courtney riporta la musica ad uno stato primario e intimo come uno sguardo alla sua parte di autrice sensibile a nuovi stimoli e sfide.

Non stupisce quindi che anche i testi rispecchino un'estetica musicale così malinconica e personale. Le ballate per piano presentate su Growing Pains crescono emotivamente d'intensità insieme al loro dipanarsi, iniziando con scarni grappoli di note pizzicate e finendo per allargarsi dinamicamente ad armonie più corpose. Se Glitter Bomb pone la Swain accanto alle migliori cose della tradizione cantautorale americana, con il piccolo pezzo da musical Snow Globe fino alla sentita interpretazione di Prickly Thorn, la musica sembra seguire il flusso di coscienza passionale della Swain mentre declama le sue storie di vita attraverso metafore e immagini forti. Anche in questo caso, come accade nei Bent Knee, Courtney Swain non è solo una cantautrice, ma mostra una volontà di caratterizzare la propria scrittura e le proprie ballate con elementi inusuali e originali come si addice ad ogni musicista che sa distinguersi.



www.courtneyswain.com

2 commenti:

silvano ha detto...

Ne sono rimasto estasiato. Forse ancor di più che con i Bent Knee, esprime al meglio le sue capacità espressive. Non sò perchè ma mi ha richiamato alla mente certe prove pianistiche della mitica Joni Mitchell (vedi Blue, ma chi ne non ne è rimasto influenzato!). Comunque, bravissima (a quando in Italia? non me la perderò).

Lorenzo Barbagli ha detto...

Eh si, il paragone con la Mitchell è scattato anche a me.
In Italia è già passata una volta con i Bent Knee l'anno scorso, ma credo torneranno.