domenica 1 gennaio 2017

Dark Star: i detriti oscuri dei Levitation


Premessa: l'articolo che segue è un proseguimento delle vicende narrate qualche mese fa a proposito della band Levitation e, per godere appieno della musica dei Dark Star, sarebbe utile e necessario conoscere la loro storia precedente che a grandi tratti potete recuperare qui.

Se i Levitation avevano segnato in modo indelebile le vie alterne del prog psichedelico di inizio anni '90, ciò che successe dopo è altrettanto interessante da essere ripescato e raccontato. Dopo la fine dei Levitation i tre membri Christian "Bic" Hayes, David Francolini e Laurence O'Keefe continuarono le proprie carriere separatamente in orbite musicali differenti, ma evidentemente il destino non aveva ancora finito con loro e nel 1998, dopo essersi incontrati ad un concerto dei Sonic Youth, tornarono a suonare insieme formando i Dark Star. Affrontato il solito rituale dell'EP apripista, il 1999 vide la pubblicazione del loro primo e unico album Twenty Twenty Sound, realizzato addirittura sotto la supervisione della mitica etichetta Harvest, la costola progressiva della EMI, e prodotto da un nome di rilievo come Steve Lillywhite. Forte di due singoli eccellenti, ma molto differenti in termini di prospettiva formale e sonora (Graceadelica e I Am The Sun), il gruppo riesce ad avere una discreta esposizione mediatica, partecipando anche a qualche trasmissione televisiva inglese.

Twenty Twenty Sound è un coagulo di suoni prog/psych acidi e mesmerizzanti, come se i Levitation fossero usciti fuori da un buco nero portandosi dietro un po' di materia oscura. Tutto è talmente lisergico e avvolgente che anche la batteria di Francolini e il basso di O'Keefe si protendono nell'insieme con proprietà psichedeliche, per certificarlo basterebbero i groove quasi dub di 96 Days e quelli fluidi di What in the World's Wrong oppure le pulsazioni febbrili di A Disaffection. Poi, come dicevamo, ci sono le distinte suggestioni fornite dai singoli I Am the Sun, un inno alternative dominato da chitarre deraglianti e ritmiche frenetiche, e Graceadelica, un trip psichedelico a spirale che si ciba di trance ambient quanto di garage rock. Comunque è l'eredità stilistica lungimirante dei Levitation la fonte primaria che permea e illumina pezzi come About 3am, The Sound of Awake Lies. Siamo nel 1999, ma qui dentro ci sono già tutti i Porcupine Tree e gli Ozric Tentacles passati, presenti e futuri, ci sono i King Crimson, c'è il krautrock dei CAN nascosto tra i beat funky e nelle distorsioni che si flettono in poderosi feedback. Ascoltando Vertigo si capisce che anche gli Oceansize non sono stati immuni dal fascino dei Dark Star.



In un'incredibile coincidenza con la sorte della loro ex band, il secondo album dei Dark Star previsto per il 2001 non vedrà mai la luce con una pubblicazione ufficiale. Ciò che successe è questo: Hayes, Francolini e O'Keefe avevano praticamente pronto il nuovo disco, sono così sicuri che ne annunciano l'uscita nelle interviste e alcuni pezzi vengono presentati dal vivo. Inaspettatamente, un avvicendamento di ruoli all'interno della EMI per arginare i costi dell'etichetta fece perdere ai Dark Star i punti di riferimento nelle persone su cui si appoggiavano e la casa discografica, non vedendo un potenziale nella loro proposta, li scaricò detenendo comunque i diritti sulla musica da loro registrata. In tempi più recenti una versione bootleg dell'album è affiorata nel Web con il titolo di Zurich, prima come file scambiato tra i fan e in seguito, nel 2011, caricato addirittura per intero nel profilo Soundcloud dei Dark Star. In ogni caso, sono ancora in molti ad attendere un versione "definitiva e autorizzata" di Zurich e, anche se nel 2015 Hayes ne dichiarò un'imminente pubblicazione ufficiale, ancora ad oggi non si è palesata.

Tra le ragioni che portarono la EMI a scaricare i Dark Star c'era, dal loro punto di vista, la difficoltà di trovare un singolo adeguato per promuovere il secondo album. Eppure sembra impossibile che le rilucenti arie art pop di un brano perfetto come Bigger Than Love siano rimaste finora inascoltate oppure, al limite, rivolgersi all'alternative rock di Strangers and Madmen che all'epoca ebbe anche qualche passaggio in radio. Ma effettivamente essi rappresentavano un'eccezione, poiché tutto l'album ruota attorno ad un programma estremamente esoterico e spietatamente chiaro nella propria direzione sonora. I brani si fanno ancora più sinuosamente psichedelici, disegnando il loro perimetro con reiterazioni quasi ossessive e con fasci e riverberi elettrici di basso e chitarra che rafforzano il potere straniante del sound. Perfectly Simple, 3 Seconds e The Day That Never Was sono dei viaggi sonici architettati come se l'intento fosse portare allo stordimento dei confini lisergici anche l'ascoltatore, salvo poi riportarlo bruscamente sulla Terra con gli assalti Roman Road e Valentine.






1 commento:

Franco Palese ha detto...

Disco enorme, ha un solo neo...dispiace quando finisce... ;-)