sabato 11 aprile 2015

IZZ - Everlasting Instant (2015)

 
Se oggi facessimo una carrellata dall'alto, fotografando la situazione del progressive rock, noteremmo nella panoramica una miriade di band, la maggior parte delle quali composta da timidi epigoni mestieranti che producono album scialbi e fotocopie incolori di neo prog stantio. Districarsi in questa selva di offerte che ne popolano la scena non è semplice ma, se uno possiede un minimo di spirito critico, saprebbe riconoscere al suo interno ciò che è buono e ciò che è da buttare. Insomma, sarebbe bene selezionare accuratamente, dato che proprio questa ipertrofica produzione non credo faccia bene al prog, ottenendo il risultato di portare a galla tutti quei cliché che negli anni sono stati il bersaglio preferito dei critici con la puzza sotto il naso. In più, molto spesso si finisce per dare troppa importanza a queste band con l'effetto di tralasciare cose più meritevoli.

Il discorso è sempre il medesimo quando parlo degli IZZ: uno di questi paradossi di cui non mi capacito è il perché un gruppo validissimo come loro, che appartiene alla "vecchia" guardia del prog sorto nella seconda metà degli anni '90, non abbia mai conseguito i meriti che gli spettano, navigando tuttora in una nicchia di quasi anonimato. Forse sarà perché il loro peccato originale fu quell'I Move osteggiato dai proggers più oltranzisti per quei suoi ammiccamenti alla musica commerciale con beat elettronici e refrain da pop rock. Fatto sta che oggi, se si vuole ascoltare del progressive rock di qualità che offra a chi ascolta perlomeno degli stimoli interessanti, ci si deve rivolgere necessariamente proprio agli IZZ. Solo loro si ricordano con quale classe esporre le ouverture di pianoforte che si immaginano retaggio di Genesis e Emerson, Lake and Palmer (The Three Sears, Illuminata), oppure di raffinare gli arrangiamenti con soluzioni che ricordano il Peter Gabriel anni '80 (Start Again), ma si tengono nella perfetta linea di un prog jazz personale.

Terzo e ultimo tassello di una trilogia di album composta da The Darkened Room e Crush of Night, Everlasting Instant si colloca qualitativamente al centro, proprio come un'ideale conclusione che cristallizza le caratteristiche estetiche dei due lavori precedenti. L'opera contiene il melodismo perfetto del secondo capitolo e le soluzioni meno scontate e più ricercate del primo, sublimate nel gioco di bassi e synth della convulsa The Everlasting Instant - che potrebbe competere con i Rush nei suoi riff elettrici - e nelle vaghe arie canterburiane che si possono respirare su Own the Mystery. Prendendo le mosse da queste impostazioni, leggermente vicine al jazz e al pop, If It's True, cantata con leggiadria da Laura Meade, si mostra come una delle migliori composizioni del lotto.
Nella seconda parte Everlasting Instant perde un po' di mordente, anche se i fratelli Galgano, il chitarrista Paul Bremner e i due batteristi Brian Coralian e Greg DiMiceli sfoggiano con costanza degli arrangiamenti intelligenti. La troppa varietà, invece che essere un punto di forza, finisce per soffocare Keep Away, ad esempio, e Sincerest Life, a parte i riusciti interventi strumentali, altrove risulta leziosa. Ad ogni modo gli IZZ rimangono tra i migliori artigiani di progressive rock moderno, sfruttando al meglio le sue caratteristiche (polifonie, assoli virtuosi, cambi tematici, ecc.).

www.izzmusic.com



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