martedì 21 maggio 2013

NOSOUND - Afterthoughts (2013)


Il percorso di Giancarlo Erra intrapreso con il suo progetto Nosound sta prendendo contorni sempre più definiti e interessanti. Arrivato ormai al quarto lavoro in studio, forte di un sodalizio con l'etichetta inglese Kscope - iniziato dal 2008 è unico artista italiano a farne parte -, Erra è riuscito a dare un respiro internazionale in perfetta sintonia con la filosofia musicale della label, in una terra di mezzo sospesa tra ambient, minimalismo e post rock.

I brani e l'atmosfera di Afterthoughts sono legati da un'estetica solida e omogenea le cui connotazioni vanno fatte risalire alle suggestioni intellettuali di band come No-Man e Talk Talk o ai paesaggi psichedelici dei Pink Floyd e dei primi Porcupine Tree. E credo non sia un caso che Chris Maitland, proprio l'ex batterista che contribuì a plasmare quella prima éra dei porcospini, è qui ospite alla batteria, completando la formazione che vede al fianco di Erra gli ormai fidati Alessandro Luci al basso e Paolo Vigliarolo alla chitarra, Marco Berni alle tastiere e l'altra ospite Marianne De Chastelaine al violoncello.

Le composizioni di Afterthoughts sono similmente strutturate, partendo da una calma apparente costruita su tappeti di tastiere e delicati arpeggi di chitarra. Lentamente si fanno strada i crescendo che coinvolgono accordi saturi e distorti con l'intervento di ritmiche sempre più marcate. La voce di Erra ci appare lontana, qualche volta filtrata, altre volte immersa in malinconici riverberi, come se il suo canto volesse trasmettere un distaccato disagio. Il che non fa altro che giovare al carattere così nostalgico della musica.

Pur non essendo un concept album, il procedere dell'opera, musicalmente, mi ha dato delle sensazioni che possono trovare dei parallelismi con la rivoluzione terrestre. Come se ogni brano rappresentasse un momento emotivo del moto ciclico della Terra attorno al Sole, partendo dal suo calare dietro l'orizzonte. Il crepuscolo viene indotto dall'indolente andamento di In My Fears, il piano elettrico e le chitarre di I Miss the Ground hanno un ché di lunare, la cui luce illumina il requiem notturno della seguente Two Monkeys. L'incedere nebuloso di The Anger Song, con i suoi suoni miscelati e amalgamati, potrebbe far pensare ad un preludio dell'alba, mentre l'arpeggio di piano e i synth minimali di Enconuter, che infondono quasi un gelido calore, ci accompagnano verso la prima luce mattutina.

She e Wherever You Are trasmettono, al principio, una certa inquietudine, funzionale nel costruire una tensione che si diluisce nelle loro dinamiche, proprie del sorgere del Sole fino al suo zenith. Paralysed, oltre ad essere il brano più lungo dell'album con i suoi otto minuti, è per metà cantata anche in italiano. Il suo andamento tribale si smorza in un bellissimo assolo dal sapore gilmouriano, quasi liberatorio nella sua esplosione, che ci avvolge nel calore delle intense ore pomeridiane. La seconda parte del pezzo riflette su raffinate coordinate da cantautorato italiano vicine alla sensibilità di Andrea Chimenti.

La conclusiva title-track, estremamente malinconica grazie a scarni accordi di piano accompagnati dal violoncello, chiude l'album sempre in modo notturno, anche se emotivamente antitetico rispetto all'inizio. Se, infatti, la crepuscolare In My Fears tratteneva in sé una promessa di luce, qui la musica sembra suggerire un tuffo nell'oscurità senza ritorno. Afterthoughts, indagando ancora una volta nei meandri della musica onirica e malinconica a cui ci hanno abituato i Nosound, si presenta come l'album più maturo di Erra, ponendosi come un importante punto di arrivo nella carriera del gruppo romano. A questo punto si aprono future strade per nuove esplorazioni sensoriali tutte da scoprire.




http://nosound.net/

http://www.kscopemusic.com/nosound/afterthoughts/

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