martedì 20 aprile 2010

KAYO DOT - Coyote (2010)


Toby Driver, dopo averci regalato (nel vero senso del termine) con i maudlin of the Well un capolavoro come Part the Second, torna ai Kayo Dot con un album a dir poco intenso. Come sempre, quando si tratta di Driver, la materia musicale non è mai banale e questa volta non lo è neanche la parte lirica, curata dall'amica del gruppo Yuko Sueta durante la sua malattia terminale (cancro). Il concept del lavoro, che prende le mosse proprio dalla malattia della Sueta, però non vuole pretendere di raccontare la sua storia personale, ma più che altro un percorso dove ognuno può riconoscersi. E chi meglio dei Kayo Dot avrebbe potuto narrare in musica questo dramma?

La già disturbante musica dei Kayo Dot lo diviene ancora di più su Coyote che si apre sulle note dolenti e strazianti di Calonyction Girl che parte con la voce delirante di Driver e uno scarno accompagnamento del violino di Mia Matsumiya, per poi dipanarsi in un concerto per ensemble con dinamiche casuali. Le tribolazioni terrene della povera Sueta prendono forma nelle dissonanze aleatorie di Whisper Ineffable, dove Driver sembra descrivere efficacemente le paure di fronte alla consapevolezza del nostro destino e, allo stesso tempo, dell'ignota sorte che ci attende nell'aldilà. Le due parti di Abyss Hinge rianimano leggermente l'atmosfera. Lo zenith lo raggiunge la seconda parte - con i suoi 13 minuti - un concerto psichedelico per orchestra che contrappone e amalgama da una parte la rock band d'avanguardia (tipo Three Mile Pilot) con basso e metallofoni e dall'altra le note reiterate dei fiati, disorganiche ma mai così efficaci.

Un lavoro terapeutico, per essere coscienti che tutto ha una fine - anche l'universo - e per questo, pur non essendo per tutti i gusti, Coyote è un album universale, un salto nell'ignoto dove ognuno può trovare la propria chiave di lettura e forse, alla fine, apprezzare anche il privilegio di ignorare il momento della nostra fine individuale. Di più estremo nel riuscire a descrivere con tanta disperazione l'ineluttabilità di un destino segnato mi viene in mente solo Diamanda Galás. Ora, magari, andatevi a leggere qualcosa di più allegro.



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